Ai Overview: In occasione della Giornata internazionale del podcast, le ultime rilevazioni evidenziano una trasformazione strutturale nel modo in cui il pubblico italiano fruisce dei contenuti multimediali. Nel 2026 si contano 18,5 milioni di ascoltatori di podcast, una cifra che riflette l’affermazione di un modello di consumo fluido e interconnesso. La separazione tra i diversi media si riduce a favore di un ecosistema in cui smartphone, smart TV, tablet e sistemi audio si integrano tra loro. Gli utenti scelgono dove e quando seguire un prodotto, frammentandolo o spostandolo su schermi diversi nell’arco della stessa giornata, senza tuttavia abbandonare i mezzi tradizionali come la televisione.
Le nuove abitudini di fruizione e l’evoluzione dei media
Un contenuto può aspettare il suo pubblico e noi abbiamo smesso di aspettare e di stare. È finito il tempo dell’attesa ed è arrivato il trionfo della comunicazione asincrona.
Se da un lato abbiamo smesso di telefonare agli amici per sapere come stanno, affidandoci a un messaggio, a una storia su Instagram, a una foto che ci racconta dove sono e cosa fanno, dall’altro abbiamo smesso di fruire i contenuti affidandoci all’attesa. Non aspettiamo più che inizi il programma che ci interessa, che esca il nuovo episodio, che arrivi il giornale del mattino. Lo cerchiamo quando abbiamo tempo. Lo mettiamo in pausa, lo riprendiamo, lo ascoltiamo mentre guidiamo, lo guardiamo sul telefono e magari qualche ora dopo ne cerchiamo la versione completa.
È cambiato il nostro rapporto con i contenuti, prima ancora che con i mezzi che li producono. E soprattutto è cambiato il nostro rapporto con il tempo: non è più necessariamente il contenuto a stabilire quando dobbiamo esserci.
La crescita dei podcast racconta bene questa trasformazione. Nel 2026 sono 18,5 milioni gli italiani che ne hanno ascoltato almeno uno, oltre 500 mila in più rispetto al 2025. Dal 2018 a oggi gli ascoltatori sono aumentati dell’80%, passando da 10,3 a 18,5 milioni.
Ma il podcast è soltanto una parte di un cambiamento più ampio. Oggi guardiamo, ascoltiamo e leggiamo attraversando piattaforme diverse, spesso senza rendercene conto. Un contenuto può essere scoperto su Instagram, approfondito su YouTube, ascoltato in podcast e poi ritrovato qualche giorno dopo in una newsletter o in un articolo.
Non c’è più un solo schermo
Per molto tempo il consumo televisivo ha avuto un luogo e un tempo scandito. Ci si sedeva davanti alla televisione e si guardava quello che era in programmazione. Oggi il televisore continua a essere centrale, ma convive con smartphone, tablet, computer, console e smart TV. Auditel ha introdotto la misurazione della Total Audience proprio per fotografare questa realtà: il contenuto audiovisivo viene seguito attraverso dispositivi differenti e non coincide più necessariamente con la televisione tradizionale. Nel sistema italiano si contano circa 75 milioni di schermi connessi oltre agli apparecchi televisivi. Possiamo iniziare una serie sul televisore e continuarla sul tablet. Guardare una trasmissione in diretta e recuperare un pezzo il giorno dopo. Scoprire una persona attraverso un reel e cercare poi l’intervista completa su YouTube. Ascoltare un podcast in macchina e guardare successivamente la versione video. Lo schermo è diventato intercambiabile e il contenuto non vive più necessariamente in un unico posto.
La scoperta avviene sui social, l’ascolto può continuare altrove
Anche il rapporto tra podcast e video racconta questa evoluzione. Molti programmi vengono registrati in studio e distribuiti contemporaneamente in versione audio e video. C’è una differenza sempre più netta tra il luogo in cui scopriamo un contenuto e quello in cui decidiamo di consumarlo. Nel caso dei podcast, i social sono oggi il principale canale attraverso cui gli italiani scoprono nuovi programmi, davanti al passaparola e agli altri siti internet. Questo ha cambiato anche il lavoro di chi produce contenuti. Una puntata non viene più pensata soltanto come una puntata. Deve poter essere ascoltata per intero, ma anche intercettata attraverso un frammento, una citazione, una clip, un’immagine o un titolo capace di funzionare su un’altra piattaforma.
Il podcast dentro la giornata
I 18,5 milioni di ascoltatori italiani fotografati nel 2026 dalla ricerca NielsenIQ per Audible si inseriscono proprio in questa trasformazione. La sessione media di ascolto dura 26,9 minuti e il 71% degli intervistati indica tra i principali vantaggi la possibilità di fare altro contemporaneamente. Il 79% ascolta podcast in casa, il 56% durante gli spostamenti quotidiani e il 35% in automobile. Il 38% li ascolta tornando dal lavoro, il 36% prima di andare a dormire e il 31% nel fine settimana. L’audio occupa quindi spazi nei quali il video avrebbe maggiore difficoltà a entrare. Può accompagnare una passeggiata, un viaggio, le faccende domestiche, una pausa. La stessa logica riguarda gli audiolibri. Nel 2026 circa sei ascoltatori su dieci dichiarano di utilizzare sia podcast sia audiolibri, mentre cresce la possibilità di alternare formati diversi a seconda del momento.
Non abbiamo smesso di guardare la televisione
La trasformazione digitale non ha cancellato i media precedenti. Secondo il 59° Rapporto Censis, nel 2025 la televisione raggiungeva il 94,1% degli italiani, internet il 90,1%, lo smartphone l’89,3% e i social network l’86,1%. Anche tra i giovani non si registra una semplice sostituzione della televisione con lo streaming. Una ricerca Auditel-Ipsos Doxa mostra che tra i 18 e i 34 anni televisore, streaming e piattaforme digitali convivono. Non è quindi arrivato un nuovo mezzo a prendere il posto del precedente. Si è costruito un ecosistema molto più affollato nel quale scegliamo continuamente dove guardare, ascoltare o leggere qualcosa. La mattina possiamo iniziare con un podcast. Durante una pausa leggere una notizia sul telefono. Nel pomeriggio vedere un reel. La sera guardare una serie sulla smart TV e prima di dormire ascoltare un audiolibro.
Da pubblico a palinsesto personale
Non abbiamo più necessariamente un appuntamento con un contenuto. Abbiamo tanti appuntamenti possibili, distribuiti lungo la giornata e scelti in base al tempo che abbiamo a disposizione. È anche per questo che i podcast hanno trovato uno spazio così ampio. Non chiedono necessariamente di interrompere la vita per essere ascoltati. Si adattano alla vita.
E dentro questa libertà di scegliere quando ascoltare, guardare e leggere si trova una delle trasformazioni più profonde della comunicazione contemporanea: non siamo più soltanto un pubblico che riceve contenuti. Siamo diventati il nostro stesso palinsesto.
Decidiamo cosa vedere, dove vederlo, quanto tempo dedicargli e, sempre più spesso, su quale piattaforma continuare a seguirlo. Il contenuto ci aspetta. Siamo noi a decidere quando arrivare.













