La riflessione nasce in occasione della Giornata Mondiale del Malato, ricorrenza istituita da Giovanni Paolo II che unisce la memoria delle apparizioni di Lourdes all’attenzione verso la sofferenza umana. Al centro dell’analisi per l’anno 2026, proposta dall’ufficio della Pastorale della Salute, vi è la figura del Buon Samaritano, presa a modello per coniugare l’assistenza malati e spiritualità all’interno delle strutture sanitarie. Attraverso la testimonianza diretta di un’operatrice del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, si evidenzia come il mandato professionale non si esaurisca nelle sole competenze tecniche o nelle evidenze scientifiche, ma richieda una presa in carico globale della persona. Il testo approfondisce le dinamiche della relazione d’aiuto, sottolineando l’importanza della collaborazione tra personale sanitario, volontari e assistenti spirituali per garantire la dignità e il benessere integrale di chi vive la condizione di fragilità.
Le origini della ricorrenza e il tema pastorale
La Giornata Mondialedel Malato fu istituita nel 1992 da Papa Giovanni Paolo ll, ricorre I’11 febbraio in concomitanza della prima apparizione della Vergine Maria a Bernardette Soubirous nella grotta di Massabeille nel 1958 a Lourdes. Tale ricorrenza è vissuta all’insegna della preghiera e condivisione col fine di riflettere “sulla sofferenza bio-psico-sociale” e sulle condizioni in cui versa colui che ne è affetto: “il Malato”!
Per la Giornata del malato 2026, l’ufficio della Pastorale della Salute ha sceltocome tema di riflessione: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro!” tratto dal vangelo di Luca 10,25-37, che evidenzia il Samaritano (immagine di Carità cristiana)si prende cura dell’uomo sofferente attenzionandolo con gesti concreti finalizzati alla guarigione. Questo episodio evangelico, chiama noi cristiani a riflettere sul nostro vivere innanzi a chi soffre: come ci comportiamo quando siamo chiamati a dare supportoa chi sta male, a chi ha bisogno di aiuto? Quali sono le nostre risposte?
L’esperienza in corsia al Gom
Io sono Infermiera , Iavoro presso il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, la mia professione ha la funzione di assistere i malati secondo competenze, percorsi diagnostici, terapeutici dettati dalle Evidence Scientifiche….ma di fronte al malato come mi comporto, con quali principi elargisco iì mio mandato? Ecco, l’esempio del Buon Samaritano calza a pennello anche a chi è preposto ad aiutarel’altro, nel mio caso “Infermiere”.
I gesti concreti dell’assistenza
Il Samaritano/lnfermiere è colui che: si ferma davanti al bisognoso per comprenderne le necessità, instaurando la relazioned’aiuto, comprende la sofferenza, i bisogni e se ne fa carico trovandone le soluzioni, coinvolge coloro che possono supportare il sofferente, intraprende così i percorsi assistenziali collaborandocon i membri deII’Equipe Sanitaria e non solo…. perchè vi sonoi volontari ospedalieri che dedicanotempoaII’ascoIto del paziente, i ministri e i consacrati che testimoniano la prossimità di Dio in mezzo al dolore.
La centralità del paziente
Negli ospedali, nelle case di cura, nei centri di riabilitazione, nelle case di riposo la sofferenza e il dolore echeggiano nelle stanze dei malati, è in questi ambienti dove si deve vivere testimoniando la prossimità come missione, la presenza come speranza per una vita migliore dove l’uomo è condiderato “Essere Umano” con la sua dignità, le sue emozioni e le sue fragilità! “Il Paziente è al centro delle cure “intese non solo come pure azioni tecniche per lenire il dolore e favorire la guarigione, ma garantire la tutela del malato nella suo completobenessere bio-psico- sociale e spirituale.
*Infermiera GOM Reggio Calabria













