Siccità in Calabria, Coldiretti: «Serve un nuovo patto per l’acqua che metta al centro i territori»

Franco Aceto: «Riserve idriche in ripresa ma non sufficienti. È necessario rinegoziare le concessioni e sostenere le aziende agricole in crisi»

Nonostante le piogge di quest’anno, la crisi idrica non è alle spalle. L’allarme arriva da Coldiretti Calabria, che chiede interventi urgenti e scelte condivise per evitare il collasso del comparto agricolo.



Un quadro aggiornato sull’emergenza siccità e le sue ricadute sul comparto agricolo calabrese. A parlarne è Franco Aceto, direttore di Coldiretti Calabria, che richiama l’attenzione delle istituzioni e sottolinea il ruolo centrale di agricoltori, ricerca e investimenti pubblici per affrontare la crisi. Lo abbiamo intervistato in occasione della Giornata mondiale di lotta contro la desertificazione e la siccità.

Lo scorso anno il grido d’allarme di Coldiretti. Quest’anno qual è la situazione sul fronte siccità?

Rispetto allo scorso anno, la situazione è leggermente migliorata grazie a un inverno e una primavera più piovosi. Tuttavia, le riserve idriche non sono state del tutto ricostituite: la neve è mancata, e senza il suo scioglimento le falde acquifere non si ripristinano completamente. Gli invasi oggi sono quasi pieni, ma le esigenze delle colture sono sempre più elevate. Dove prima bastavano 2-3 irrigazioni per ciclo, oggi ne servono anche 8-10 per ottenere una resa accettabile. È il segno concreto dei cambiamenti climatici in atto, sotto gli occhi di tutti.

Quali colture risultano oggi più esposte agli effetti della siccità?

Tutte, nessuna esclusa. L’anno scorso abbiamo registrato gravi cali nelle rese di cereali come il grano tenero e altri frumenti. In molti casi si è dovuto ricorrere a irrigazioni di soccorso. Quest’anno la situazione è leggermente migliorata: le colture sono arrivate alla fase conclusiva e si è potuto raccogliere, ma restiamo lontani dagli standard produttivi di un decennio fa. Il fabbisogno idrico resta elevato: la pianta ha bisogno d’acqua per crescere, svilupparsi e fruttificare. Ed è proprio il frutto che rappresenta la parte edule, quella che arriva sulle nostre tavole.

Cosa chiedete alle istituzioni per fronteggiare l’emergenza idrica?

La priorità è rispettare le norme che definiscono l’uso delle risorse idriche: prima il consumo umano, poi quello agricolo, infine quello industriale. Spesso in Calabria l’acqua degli invasi viene utilizzata prioritariamente per la produzione di energia, penalizzando l’agricoltura. Chiediamo che le concessioni per le grandi derivazioni idriche siano rinegoziate, mettendo al centro il territorio e non i grandi gruppi esterni che drenano risorse senza restituire valore locale.


PER APPROFONDIRE: Siccità, la Calabria al centro delle strategie dell’Autorità di Bacino per la gestione sostenibile dell’acqua


Va garantito un ritorno economico e occupazionale per le comunità. Inoltre, è necessario attivare le misure di emergenza previste dalla normativa nazionale in presenza di crolli produttivi, per sostenere le aziende che non riescono nemmeno a coprire i costi di produzione.

Qual è il contributo che può dare il mondo agricolo?

Gli agricoltori stanno già facendo la loro parte. Stiamo sperimentando colture più resistenti alla siccità — come alcune varietà tropicali ormai diffuse nella provincia di Reggio Calabria — e adottando pratiche agronomiche più sostenibili. Tecniche come l’irrigazione a goccia, la sub-irrigazione o le lavorazioni superficiali consentono di ridurre il consumo d’acqua e mantenere un’umidità ottimale nel terreno. Anche la ricerca sta dando un contributo importante, individuando cultivar più rustiche e meno esigenti in termini idrici. Tuttavia, senza una programmazione coordinata e un supporto concreto da parte delle istituzioni pubbliche, non si va lontano.



Da tempo chiediamo di poterci dotare di piccoli invasi aziendali, capaci di raccogliere l’acqua piovana direttamente in campo. Una rete diffusa di laghetti collinari o aziendali, con investimenti europei o statali, permetterebbe di trattenere una parte consistente delle precipitazioni. Oggi tratteniamo solo il 14% dell’acqua piovana: tutto il resto si disperde. Se riuscissimo ad aumentare questa percentuale, non solo garantiremmo continuità produttiva all’agricoltura, ma potremmo anche produrre energia pulita sfruttando il passaggio dell’acqua attraverso le turbine. L’acqua è vita, ma anche sviluppo. Serve visione, e servono scelte coraggiose.

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