Alla giornata di studio organizzata dal CeSMMA dell’Università della Calabria, la segretaria Vera Corbelli ha presentato l’approccio integrato con cui l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale opera sul territorio calabrese per affrontare la crisi idrica e valorizzare la risorsa acqua.
Siccità in Calabria: un approccio integrato per affrontare la scarsità idrica
L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale è impegnata in Calabria con interventi di carattere sia strutturale che non strutturale, volti ad aggiornare il bilancio idrico in termini di disponibilità, fabbisogni e usi della risorsa acqua, nonché a garantire la tutela dell’ecosistema nell’area del Mezzogiorno peninsulare.

Lo ha illustrato l’11 giugno a Cosenza la dottoressa Vera Corbelli, segretario generale dell’Autorità, nel corso della giornata di studi dal titolo Siccità e scarsità idrica nel Mezzogiorno, promossa dal Centro Studi per il Monitoraggio e la Modellazione Ambientale (CeSMMA) del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente dell’Università della Calabria, diretto dal professor Giuseppe Mendicino.
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La dottoressa Corbelli ha spiegato come l’Autorità stia portando avanti un lavoro strutturato con un approccio multidisciplinare, capace di analizzare lo stato quantitativo e qualitativo della risorsa idrica, valutare gli usi in atto, le pressioni esercitate e i relativi impatti. In Calabria, in particolare, sono stati completati il censimento di 496 sorgenti già captate, il monitoraggio e censimento di altre 50 sorgenti e la ricognizione di 403 pozzi. Le attività sono realizzate in collaborazione con Sorical. Contestualmente, è stata progettata e avviata la realizzazione di una rete di monitoraggio integrata che consentirà un controllo continuo dello stato delle risorse idriche e degli usi consentiti, in termini sia quantitativi che temporali.
Stato di severità idrica elevato in Calabria, gli interventi previsti
Dall’ultima seduta dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, che fornisce aggiornamenti mensili sul livello di severità nelle aree monitorate, è emerso che in Calabria lo stato di severità è alto per il comparto irriguo, e diventa elevato per quello potabile nelle province di Reggio Calabria e Crotone. Una condizione che rende ancora più urgente l’attuazione delle misure previste dal Piano di Gestione Acque.

La regione è coinvolta in numerose azioni di pianificazione, come l’aggiornamento del bilancio idrologico, idrogeologico e idrico, la progettazione e realizzazione della Rete di Monitoraggio DAM relativa a pozzi e sorgenti e la valutazione degli usi potabili, irrigui e industriali. A queste si affiancano attività di valutazione delle pressioni ambientali e degli impatti a livello distrettuale, l’elaborazione del Deflusso Ecologico (ex deflusso minimo vitale), l’analisi economica degli utilizzi idrici e una valutazione idromorfologica dei corsi d’acqua. Centrale anche il lavoro di analisi dello stato delle Fiumare, nella loro interezza, con l’obiettivo di migliorare la gestione dei sedimenti e ridurre il rischio di degrado ambientale.
Valore della risorsa acqua e sinergia con il mondo scientifico
Nel suo intervento conclusivo, Vera Corbelli ha dichiarato: «Sono molto soddisfatta dell’approccio emerso nel corso della giornata e della costante correlazione tra gli aspetti tecnici e scientifici. Cresce la consapevolezza sul valore del bene acqua e sulla sua stretta connessione con l’ecosistema e il patrimonio culturale. Il dialogo e la condivisione tra il mondo accademico e gli ordini professionali, dagli agronomi ai geologi fino agli ingegneri, ha rappresentato un momento importante di crescita».












