Giubileo degli influencer cattolici, a Roma la missione si fa 2.0

Non un semplice raduno per chi popola i social, ma un vero e proprio riconoscimento ecclesiale di una missione che ormai non può più essere considerata marginale

Il primo Giubileo per influencer cattolici e missionari digitali sarà un momento storico: la Chiesa riconosce ufficialmente il continente digitale come spazio di missione, chiamando i comunicatori di fede a “samaritanare” le ferite di chi abita il web.

Giubileo degli influencer cattolici: appuntamento storico per rinnovare la missione digitale

Per la prima volta nella storia, il calendario dei grandi eventi giubilari accoglie un appuntamento inedito e, a suo modo, rivoluzionario: il Giubileo degli influencer cattolici e dei missionari digitali, in programma il 28 e 29 luglio a Roma. Non solo un semplice raduno per chi popola i social, ma soprattutto un vero e proprio riconoscimento ecclesiale di una missione che ormai non può più essere considerata marginale.



«Ci troviamo in un cambiamento d’epoca, in cui la cultura digitale ha smesso di essere una “vita alternativa” per diventare uno spazio vitale reale e trasversale a tutte le dimensioni dell’esistenza umana», ha spiegato al Corriere monsignor Lucio Adrian Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione, tra i promotori dell’evento. «Gli influencer e i missionari digitali sono chiavi: non comunicano prodotti o notizie, ma stili di vita, narrazioni sul bene, sull’amore, sulla bellezza, sulla giustizia, sulla fede. Testimoniano, ascoltano, generano comunità, condividono la vita e la spiritualità».

Non strategia, ma missione: la Chiesa e il web

Non è solo una questione di strategia comunicativa, ma di missione. E questa consapevolezza matura da tempo all’interno della comunità cristiana, anche grazie all’esperienza avviata con il progetto “La Chiesa ti ascolta”, un’iniziativa sinodale che ha portato le strutture ecclesiali ad abitare i social network non come semplici vetrine, ma come nuovi luoghi di incontro, ascolto e accompagnamento. «La missione digitale non è un progetto parallelo o accessorio alla pastorale abituale: è una nuova dimensione del flusso missionario della Chiesa di sempre», chiarisce ancora monsignor Ruiz.


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«Evangelizzare significa arrivare dove sono le persone, e oggi una parte importante della vita umana si svolge negli ambienti digitali. Non basta aprire le porte della Chiesa: bisogna uscire e bisogna “samaritanare” quegli ambienti per riempirli della speranza di Dio».

Storie di chi testimonia la fede online

Nel cuore di questo cammino ci sono volti, storie, testimonianze concrete. Una di queste è Katie Prejean McGrady, speaker statunitense e conduttrice radiofonica del Catholic Channel di SiriusXM, emittente di New York seguita da una vasta comunità online.



«Condividere contenuti online e parlare della Chiesa alla radio e nei podcast per me è molto più di un lavoro. È un ministero che definisce la mia vita, perché sto mostrando come la mia fede sia il fondamento di tutto: nella mia casa, con i miei figli, nel mio matrimonio e nella mia carriera». Per Katie, il Giubileo degli influencer rappresenta un’occasione unica: «Sono davvero entusiasta, perché sarà un momento in cui noi missionari digitali potremo sentirci meno soli, imparare nuovi metodi per essere più efficaci e celebrare tutto il bene che è già stato fatto».

Accompagnare persone, non contare like

Un entusiasmo condiviso anche dal messicano Heriberto García Arias, il sacerdote con più follower al mondo, che vive la presenza sui social non come una vetrina personale, ma come un altare invisibile: «Non si tratta di contare numeri, ma di accompagnare persone. Non sono like: sono anime, ogni messaggio è una ferita che cerca una risposta, ogni follower è una storia che merita di essere ascoltata. Essere presenti sui social non è una strategia di marketing, è un’obbedienza al Vangelo: Gesù non ha aspettato che la gente arrivasse al tempio, è andato a cercarli… oggi quell’“uscire” passa attraverso un clic, un reel, una parola condivisa al momento giusto».

Chiesa “samaritana” nel continente digitale

La Chiesa oggi si scopre chiamata a “samaritanare” il continente digitale, come ha detto monsignor Ruiz, a chinarsi sulle ferite invisibili che si esprimono sui social, nei forum, nei commenti. È la missione di un popolo che cammina, che esce, che si sporca le mani, anche tra i pixel. E forse proprio qui, tra un clic e un like, si scrive una delle pagine più sorprendenti della Chiesa del nostro tempo.

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