Gli inventari e le visite pastorali dell’Ottocento svelano l’evoluzione e gli arredi della parrocchia di Laganadi

plan chiesa Laganadi

Ai Overview: Le visite pastorali effettuate nella parrocchia di Laganadi durante il XIX secolo offrono uno spaccato dettagliato sulla storia architettonica, artistica e amministrativa della comunità. Dai verbali redatti dai presuli e dai vicari foranei emergono la descrizione degli arredi liturgici, l’organizzazione degli altari devozionali, la presenza di opere d’arte e reliquie, unitamente alle dinamiche gestionali che coinvolsero i sacerdoti del tempo, la popolazione locale e le autorità civili nei complessi interventi di manutenzione e restauro dell’edificio sacro.

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Le visite pastorali e la descrizione della chiesa nel 1831

Il 27 aprile 1831 l’arcivescovo Leone Ciampa visitò la chiesa parrocchiale di Laganadi accompagnato dal canonico abate Felice Barilla e dal canonico Luigi Margiotta. Venne accolto dal parroco D. Antonio Sinicropi e dalla popolazione e, dopo i riti iniziali visitò la chiesa la cui descrizione venne riportata nella relazione della visita. In essa vi erano cinque altari, ciascuno con la dotazione funzionale degli arredi sacri, dei quali il primo, quello centrale nel presbiterio era dedicato alla Madonna delle Grazie, il secondo a S. Antonio di Padova con la statua del santo, il terzo a S. Maria del Carmelo raffigurata in un quadro, il quarto a San Nicola con il relativo quadro, il quinto, sul quale vi era un legato della famiglia D’Agostino, dedicato a S. Maria del Rosario e all’Addolorata, raffigurate in due quadri. Su quest’ultimo era appoggiato un reliquario in oricalco (lega metallica di rame e zinco) con i piedi in legno lavorato contenente tre reliquie di santi. L’altare maggiore era realizzato in Pietra di Siracusa con incastonata la custodia eucaristica in legno ed era sopraelevato, rispetto alla quota della chiesa, di tre gradini «di pietra forte» e il presbiterio era separato dall’aula con una balaustra in legno. Su di esso erano disposti venti candelieri di legno indorati con al centro un crocefisso in cera «ben formato». Accanto ad esso era posizionata una varetta d’argento con indorature sulla quale era collocata una statua il legno della Madonna con Bambino. Nelle pareti ai lati si aprivano due nicchie al cui interno erano inseriti due quadri: uno raffigurante S. Pietro, e l’altro con le immagini dei santi Cosma e Damiano. Nella chiesa, vicino all’ingresso vi era il fonte battesimale, e nel pavimento dell’aula vi erano tre sepolture. Nella parte mediana dell’aula era collocato il confessionale, in prossimità del presbiterio vi era un pergamo e la chiesa era dotata di un organo. Nel vano del campanile erano collocate due campane. La dotazione degli oggetti liturgici era costituita da due calici, dei quali uno era d’argento e l’altro di ottone con la coppa d’argento, una pisside d’argento, una sfera, un incensiere con navetta d’argento.

Il corredo liturgico e i passaggi di consegne nella parrocchia

Nella sacrestia, all’interno di un «stipo di castagno», oltre a due messali, era conservato il corredo di paramenti sacri che era costituito da nove pianete, delle quali sei erano ordinarie dei vari colori dei tempi liturgici e due erano «a lama d’oro e una ricamata in argento»; due piviali dei quali uno ordinario e l’altro «con vallone d’oro»; dodici camici in tela bianca ed uno, antecedente al 1818, in tessuto leggero di mussolina; otto corporali e dieci tovaglie. In essa erano anche conservati i paramenti e gli oggetti sacri (quattro pianete di vari colori, due camici, due messali e un calice di ottone con la coppa d’argento) appartenenti alla chiesa di S. Michele Arcangelo di ius patronato della famiglia D’Agostino, i cui discendenti furono i Corigliano-Griso. Il presule ispezionò poi i libri parrocchiali esprimendo apprezzamenti. Una successiva visita pastorale venne poi fatta il 9 ottobre 1840 dall’arcivescovo Pietro Di Benedetto ed i convisitatori, il canonico Domenico Pudano e il canonico Giuseppe Tripepi, siglarono i registri parrocchiali, oggi conservati nell’archivio diocesano. Alla guida della parrocchia subentrò al parroco D. Antonio Sinicropi, nel gennaio 1841, l’economo curato D. Domenico D’Agostino che tra i primi adempimenti curò di trasmettere all’arcivescovo Pietro De Benedetto «l’inventario dei Sagri Arredi e Libri Parrocchiali».

I contrasti tra parrocchia e comune per i lavori di restauro

Sul finire degli anni Cinquanta del XIX secolo, necessitando lavori di manutenzione alla chiesa parrocchiale, probabilmente a causa dei danni provocati dal terremoto del gennaio 1841, venne costituita una Deputazione per la raccolta dei fondi necessari sulla gestione dei quali sorsero dei contrasti tra il sindaco, che aveva impedito la colletta per le strade, ed il parroco di Laganadi e l’arcivescovo dovette intervenire sull’Intendente della Provincia affinché detto sindaco «desse termine a qualsiasi quistione e lasciasse libero il parroco nei suoi dritti». La successiva visita fatta dal Vicario foraneo, l’arciprete Domenico Bello, il 18 giugno 1871, negli anni in cui guidò la Diocesi l’arcivescovo Mariano Ricciardi, conferma che il parroco D. Rocco Cotroneo, accudiva con zelo la sua chiesa e la relazione confermava che erano «ben tenuti» la custodia eucaristica, l’altare maggiore e gli altri quattro altari devozionali, il fonte battesimale che era chiuso «con balaustra d’intorno e con catenaccio che lo serra». La chiesa risultava «decorata in tutto il suo interno», il pavimento era «ben messo» e il soffitto risultava «galante» come anche la cantoria dotata di organo. Nell’ispezionare gli arredi sacri il vicario sottolineava che «ci siamo consolati nel vederli tutti tenuti con decenza» aggiungendo che aveva apprezzato molto il pallio sormontato da un baldacchino «comprati di fresco».

Rilievi strutturali e stato dell’edificio nella visita del 1873

Due anni dopo, il 3 luglio 1873, il nuovo arcivescovo Francesco Converti venne accolto dal parroco e dalla popolazione. Dopo i riti iniziali procedette all’ispezione degli spazi liturgici della chiesa che trovò ben composti ordinando di riparare il baldacchino e di accomodare alcuni paramenti che mostravano segni di usura oltre all’armadio della sacrestia. La relazione redatta in quella occasione indicava che la chiesa era sita al centro del paese e risultava contigua a case private. Di forma «bislunga» con impianto a mononavata era lunga palmi 68, larga 25 ed alta 22 (m. 18,30 x m. 6,75 x m. 5,90 c.) essa era pavimentata con quadrelle in cotto, le pareti erano intonacate ed aveva il controsoffitto in tela dipinta. La copertura era in buono stato e nelle pareti laterali si aprivano quattro finestre e il portone di ingresso era rivolto ad occidente. Il presbiterio misurava palmi 18 x 16 (m. 4,80 x 4,30). L’altare maggiore era realizzato «a stucco» ed aveva quattro colonne e in esso era inserito il tabernacolo rifinito a stucco con colonnine dorate. Gli altri quattro altari laterali «non sporgevano nella chiesa».

Due confessionali in legno erano posizionati sui lati nella parte centrale. Sull’ingresso si sviluppava la cantoria profonda palmi 10 (m. 2,70) sulla quale era posizionato l’organo. La sacrestia, che necessitava di restauri, era contigua al lato destro del presbiterio e vi si accedeva dal retro. Il campanile, sul lato sinistro della chiesa, era alto palmi 50 (m. 13,50 c.), terminava in alto con una guglia e in esso erano alloggiate le due campane delle quali una pesava «un cantaio e rotoli 85» (kg 176 c.) e l’altra rotoli 60 (kg. 54 c.). Negli anni successivi i lavori più urgenti da fare riguardavano la sacrestia ed il nuovo parroco D. Rocco Cotroneo, che aveva fatto redigere una perizia sui lavori da eseguire, ottenne un contributo del Comune ammontante a ducati 14, 80 ma, nel dicembre 1859, la somma non era stata ancora liquidata. Nel successivo mese di febbraio l’Intendente scriveva all’arcivescovo, che lo aveva interpellato in merito, di aver sollecitato il Sindaco a provvedere al pagamento. (continua)

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