Avvenire di Calabria

Mons Morosini,

I portatori della Vara offrono il cero a Maria

La preghiera apre il percorso dei sette sabati mariani

Antonio Marino

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Le lancette dell’orologio segnano le ore 19 e 38 minuti del penultimo giorno di luglio nell’anno giubilare della Misericordia. L’urlo, appartenente a qualsiasi cuore di qualsivoglia umana creatura nata alla vita in riva allo Stretto, sconquassa il silenzio d’inizio Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Metropolita Mons. Giuseppe Fiorini Morosini… E griramulu cu tuttu u cori: oggi e sempri evviva Maria! Con le parole che i cuori dei Portatori amplificano fino a farle giungere fin su le stelle comincia il primo dei sette sabati all’Eremo, sul colle che custodisce i tratti artistico-umani di Maria Madre della Consolazione. Al saluto introduttivo del Guardiano e Parroco, Padre Antonio Marranchella, segue l’offerta, da parte dei Portatori della Vara alla Madonna, del tradizionale cero, che ai piedi dell’Altare arderà fino a novembre, quando la Venerata Effige farà rientro al Santuario giubilare: all’ambone è Gaetano Surace, presidente dell’Associazione Portatori, a rinnovare quello specialissimo legame tra quegli uomini, che nella quotidianità cercano di vivificare quel Totus Tuus ego sum Maria, e l’Avvocata del popolo reggino. All’omelia, dopo aver sottolineato che “vivere i sette sabati significa meditare su alcuni aspetti della nostra Fede, spronandoci a vivere i festeggiamenti settembrini soprattutto dal punto di vista religioso” e ribadito che “se la Fede non si trasforma in concreto impegno di vita non è Fede, così come l’opera dei Portatori: altamente meritoria! Ma è vana se non c’è la grazia di Dio!”, Mons. Morosini introduce il tema scelto dai Cappuccini reggini per il primo sabato mariano: “è l’opera di Misericordia corporale, dar da mangiare gli affamati”. E richiamando le letture della diciottesima domenica del Tempo Ordinario, Padre Giuseppe scompiglia eventuali progetti annidati nella coscienza di qualche eventuale pellegrino giunto al colle eremitico: “Gesù desidera che ciascuno di noi migliori socialmente ed economicamente. Gesù, però, condanna coloro che accumulano denaro a discapito degli altri, del bene comune; chi s’arricchisce con lo spaccio della droga dovrebbe ricordare le lacrime di tante mamme che vedono distruggersi i figli. Chi s’arricchisce percorrendo vie perverse, intrallazzi economico-politici, accumula, agli occhi di Dio, denaro maledetto…. E avviandosi alla conclusione, l’Arcivescovo lascia, ai tanti che gremiscono il Santuario, alcuni interrogativi: “cosa conta di più nella mia vita, il Bene o i miei interessi economici personali? Dio conta nella mia vita? A Dio lo lascio contare nella mia vita? Fra un mese Maria tornerà in Città. Troverà una Reggio migliorata o peggiorata? Conosciamo le tante inchieste giudiziarie che stanno svelandoci l’imbroglio intersecatosi nel tessuto sociale; è inutile elencare la sfilza di omicidi, attentanti verificatisi nell’ultimo anno… Ma … c’è da parte di ciascuno di noi, devoti di Maria Madre della Consolazione, lo sforzo per vivere il Vangelo in ogni istante della nostra giornata terrena?” La “Preghiera del Portatore” e la solenne Benedizione Episcopale concludono il primo sabato ai piedi della Consolatrice. Un venticello gradevole accompagna a casa i reggini: nel loro cuore rimbomba forte l’esortazione a … riverniciare la facciata di una Reggio ingrigita, sfiduciata, annoiata…

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