Il 25 gennaio l’Arcidiocesi celebra la Solennità della Conversione di San Paolo 2026: priorità sulla domenica ordinaria

Solennità Conversione San Paolo

In vista della ricorrenza di domenica 25 gennaio 2026, l’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova si prepara a vivere un appuntamento centrale per la propria vita di fede: la celebrazione del Patrono principale, San Paolo Apostolo. La coincidenza della data con la terza domenica del Tempo Ordinario ha richiesto un intervento chiarificatore da parte degli organismi diocesani competenti, al fine di orientare correttamente presbiteri e comunità parrocchiali nella gestione del rito. Attraverso una nota ufficiale, l’Ufficio Liturgico ha confermato che, in virtù del rango di solennità attribuito alla Conversione dell’Apostolo nel calendario locale, la liturgia patronale avrà la precedenza sulla domenica ordinaria. Di seguito vengono riportate le disposizioni specifiche riguardanti l’adattamento della Liturgia della Parola, l’uso dei testi eucologici e le indicazioni per la preghiera universale, elementi che caratterizzeranno le celebrazioni in tutte le chiese della diocesi.

Le norme per la coincidenza con la domenica

La comunità dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova si appresta a vivere un momento particolarmente importante domenica 25 gennaio 2026. In questa data, che quest’anno coincide con la terza domenica del Tempo Ordinario, la Chiesa locale celebrerà la Solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, Patrono principale della Diocesi. L’Ufficio Liturgico ha diffuso indicazioni precise per armonizzare la ricorrenza propria del calendario diocesano con quello generale, inviando una lettera ai presbiteri e ai diaconi per chiarire lo svolgimento delle celebrazioni. ​Come spiegato nella comunicazione firmata da Don Nicola Casuscelli, direttore dell’Ufficio liturgico, la coincidenza con la domenica non impedirà la celebrazione della solennità. Infatti, «secondo il nostro calendario particolare, la Conversione di San Paolo ha il grado di solennità, e non di festa». Questo rango liturgico permette di applicare le norme ecclesiastiche che consentono la celebrazione del patrono principale anche nel giorno del Signore. Di conseguenza, «saremo tenuti ad osservare la regola delle Norme generali per l’ordinamento dell’Anno liturgico e del calendario», celebrando la solennità.

L’adattamento della Liturgia della Parola

​Per quanto riguarda la liturgia della Parola, è stata operata una scelta che unisce la tradizione domenicale alla specificità della festa paolina. La prima lettura sarà quella prevista per la terza domenica del Tempo Ordinario, tratta dal libro del profeta Isaia, mentre il resto delle letture attingerà dal lezionario dei santi. La seconda lettura offrirà il racconto della conversione dell’Apostolo tratto dagli Atti degli Apostoli, mentre il Vangelo di Marco richiamerà il mandato missionario con le parole: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». Anche i testi eucologici, come il prefazio degli apostoli e la benedizione solenne, saranno propri della festività.

I vespri del sabato e le intenzioni di preghiera

​Un dettaglio rilevante riguarda l’inizio della solennità, che avverrà già dai vespri del sabato precedente. Le celebrazioni vespertine del 24 gennaio, sia per la Liturgia delle Ore che per l’Eucaristia, saranno infatti dedicate alla Conversione di San Paolo. Per la preghiera eucaristica viene suggerito l’uso del Canone Romano, una scelta che sottolinea l’importanza dell’evento. Nella preghiera universale, l’invocazione si estenderà anche ai pastori della diocesi: «Tocca il cuore del nostro arcivescovo Fortunato, dei nostri arcivescovi emeriti Vittorio e Giuseppe», segno di una comunità che si stringe attorno alle proprie figure di riferimento, successori degli apostoli.

Il valore spirituale della ricorrenza

​La celebrazione di domenica rappresenta un’opportunità per i fedeli di rinnovare il proprio impegno missionario, ispirati dalla figura dell’Apostolo delle genti. La sua radicale trasformazione, da persecutore a testimone, continua a essere modello di fede e di annuncio per tutta la Chiesa reggina, chiamata a vivere questa domenica non come una sovrapposizione liturgica, ma come una festa della propria identità spirituale.

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