In occasione della Sessione plenaria della Pontificia Commissione Biblica in corso a Roma, Papa Leone XIV ha inviato un messaggio incentrato sull’esperienza della sofferenza. Il testo riflette sul dolore come dimensione umana universale, che accomuna credenti e non credenti, richiamando l’attenzione sull’esempio di vicinanza e compassione offerto da Gesù nei Vangeli. Il Pontefice sottolinea l’importanza di unire la ricerca esegetica all’esperienza concreta della fragilità umana, invitando a leggere la malattia e le difficoltà alla luce delle Scritture, per trasformarle in un’occasione di crescita interiore e solidarietà fraterna.
Il messaggio alla Pontificia Commissione Biblica
La Sessione plenaria della Pontificia Commissione Biblica, in corso a Roma da ieri fino a venerdì prossimo e intitolata «Un’esegesi sensibile al dramma dei sofferenti», ha ricevuto nella mattinata di ieri un messaggio da parte di Papa Leone XIV. Nel testo, il Pontefice affronta con sobrietà il tema della sofferenza umana, perché essa tocca ogni persona, indipendentemente dalla fede, e ricorda come la malattia e la morte rimangano interrogativi aperti anche per i credenti, non solo per i non credenti. Il Papa, poi, rammenta che la Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa offrono una prospettiva che redime il dolore in opportunità di crescita spirituale.: «Attingiamo questa visione di fede dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione della Chiesa», scrive Leone XIV, invitando i membri della Commissione a unire «ricerca scientifica e attenzione alle comuni esperienze della vita», così da illuminare anche gli aspetti più difficili con la sapienza della Parola ispirata.
La compassione di Cristo e la fragilità umana
Il riferimento è a un’esperienza universale, quella della fragilità umana, che porta con sé il limite e la finitezza di ogni esistenza. Leone XIV richiama più volte l’atteggiamento di Gesù nei confronti dei sofferenti, citando episodi evangelici in cui la compassione del Signore si fa concreto gesto di vicinanza: «Un giorno Gesù, nel vedere le folle smarrite e sofferenti, si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore» (Mc 6,34). La compassione di Cristo, scrive il Papa, «è così coinvolgente, che Egli si identifica con loro: “Ero malato e mi avete visitato”» (Mt 25,36). Una compassione che si estende a ogni forma di sofferenza, da quella dei poveri a quella dei migranti, fino a quella dei «poveri di spirito» che la Scrittura pone al centro della beatitudine.
Il dolore trasformato in amore fraterno
Papa Prevost sottolinea come la sofferenza, in Cristo, sia un cammino che può trasformarsi in amore, riscatto e aiuto fraterno: «Con Gesù, il dolore si trasforma in amore, in riscatto e in aiuto fraterno», una prospettiva che trova compimento nell’offerta della propria sofferenza, come quella di Maria ai piedi della Croce, «che patisce sul Calvario le sofferenze del Figlio e vi partecipa con cuore colmo di fede». Leone XIV ricorda le parole di Maria: «Do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). Una citazione che, pur non aggiungendo nulla all’opera redentrice di Cristo, «significa piuttosto che ogni sofferente si fa partecipe» di quell’opera, arricchendo la storia umana di un nuovo significato.
Speranza e incontro attraverso la Scrittura
Il messaggio si chiude con un incoraggiamento ai membri della Commissione Biblica, che stanno analizzando diverse figure di personaggi biblici sofferenti: «Il loro insieme diventerà certo un bellissimo simbolo di speranza per ogni persona che unisce le proprie sofferenze al Cristo crocifisso», scrive il Papa, augurando loro un fruttuoso proseguimento dei lavori e invocando la luce dello Spirito Santo. Un messaggio che, suggerisce di guardare alla sofferenza come ad un’opportunità di incontro con Dio e con gli altri.













