La coincidenza liturgica tra la solennità dell’Ascensione e la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali offre quest’anno lo spunto per una profonda riflessione sul senso dell’umano nell’era digitale. Nel suo primo messaggio dedicato a questo appuntamento, Papa Leone XIV affronta la complessa questione dei sistemi di intelligenza artificiale, partendo dalle radici etimologiche dei concetti di volto e voce per evidenziarne la sacralità. Il Pontefice mette in guardia dai rischi di una deriva tecnologica che, attraverso la simulazione delle emozioni e l’automazione del pensiero, minaccia di trasformare le persone in consumatori passivi e di alimentare i circuiti della disinformazione. Di fronte a queste sfide, il testo traccia una linea di azione basata su criteri di responsabilità e trasparenza, richiamando anche il mondo del giornalismo e della scuola a un rinnovato impegno educativo e civile.
Il valore teologico di volto e voce di fronte alle simulazioni tecnologiche
Domani in tutte le parrocchie, la liturgia dell’Ascensione si incrocerà con la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: nel momento in cui il Volto di Cristo si sottrae sullo sguardo dei discepoli e affida loro il mandato di andare per il mondo, Leone XIV chiede alla Chiesa e alla società intera di «custodire voci e volti umani», questo, infatti, è il tema che ha scelto per il suo primo messaggio dedicato a questa ricorrenza. Il Papa muove da una premessa etimologica che è già teologia…il greco prósōpon, volto, indica ciò che sta di fronte sullo sguardo, il luogo della presenza. Il latino persona, da per-sonare, porta dentro di sé il suono, la voce inconfondibile di qualcuno…«Volto e voce sono sacri», scrive Leone XIV, perché Dio «ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto». Il richiamo a san Gregorio di Nissa aggiunge un tratto importante: sul volto umano è impresso un riflesso dell’amore divino, custodirli, dunque, significa custodire quel sigillo. Da questa radice il messaggio, poi, entra nel cuore dell’attualità…i sistemi di intelligenza artificiale simulano voci, volti, empatia, amicizia, e così facendo invadono il livello più profondo della comunicazione: il rapporto tra persone. Si apre, scrive il Papa, una questione antropologica perché i chatbot resi «eccessivamente “affettuosi”» possono diventare «architetti nascosti dei nostri stati emotivi». I contenuti generati dall’IA rischiano di smantellare l’operatività creativa umana e di trasformare le persone in «meri consumatori passivi di pensieri non pensati»…la mancata accuratezza di modelli che spacciano probabilità statistiche per conoscenza alimenta un terreno fertile per la disinformazione.
Trasparenza per il giornalismo e proposta per l’alfabetizzazione mediatica
Il Papa dedica parole importanti anche alla professione giornalistica: ricorda che la fiducia del pubblico si conquista con l’accuratezza e la trasparenza delle fonti, che l’informazione è un bene pubblico, che i contenuti generati o manipolati dall’IA vanno distinti in modo chiaro da quelli creati dalle persone. Per questo, ricorda il Papa, va tutelata «la paternità e la proprietà sovrana dell’operato dei giornalisti e degli altri creatori di contenuto». La proposta di Leone XIV si articola su tre pilastri: responsabilità, cooperazione, educazione. A chi guida le piattaforme chiede che le strategie aziendali tengano conto del bene comune, ai legislatori chiede di vigilare sulla dignità umana, a tutti chiede di cooperare, perché nessun settore può affrontare da solo una trasformazione così profonda. L’educazione, in particolare, diventa urgente: il Papa invoca l’introduzione nei sistemi scolastici di un’alfabetizzazione ai media e all’intelligenza artificiale — si chiama MAIL, Media and Artificial Intelligence Literacy — che raggiunga anche gli anziani e chi si sente escluso dai cambiamenti tecnologici. Leone XIV, riguardo la scelta del suo nome, ha ricordato più volte di essersi ispirato a Leone XIII, che con la Rerum novarum affrontò la questione sociale della prima rivoluzione industriale. Oggi la rivoluzione è digitale, e il terreno è proprio l’umano: la sua voce, il suo volto, la sua capacità di pensare, creare, entrare in relazione. L’Ascensione, nella liturgia di domani, si chiuderà con una promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»…è la parola di chi se ne va restando…di chi affida ai suoi il compito di portare un volto vero in mezzo a un mondo di simulazioni.













