Immanuel Kant rappresenta un pilastro ineludibile della storia della filosofia, ponendosi come cerniera tra la stagione illuminista e le istanze del Romanticismo. La sua riflessione, spesso associata al rigore delle tre Critiche e alla formulazione di un’etica del dovere, offre in realtà spunti di grande attualità anche sul piano della convivenza civile. Oltre alla celebre ammirazione per il cielo stellato e la legge morale, il pensatore di Königsberg ha elaborato una visione politica che non si rifugia nell’utopia, ma cerca le condizioni tangibili per una pace duratura tra i popoli attraverso l’uso della ragione.
La legge morale e la grandezza della natura
Nel campo degli studi filosofici ci sono alcuni autori che più di altri sono oggetto di approfondimenti. Sono i padri del pensiero occidentale tra i quali troviamo Immanuel Kant, punto di approdo della filosofia moderna, pensatore spartiacque tra Illuminismo e Romanticismo. Da sempre imprigionato nel recinto delle sue Critiche e accusato di aver suonato il De profundis per la metafisica, viene indicato come il padre di una legge morale universale ma rigida nella sua assolutezza, scolpita nell’interiorità di ogni uomo le cui intenzioni ancor più delle azioni concrete ne rivelano la moralità reale. “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me”, dice Kant nella seconda “Critica”. E così indica negli intrecci tra la Ragione teoretica e la Ragione morale, ciò che resta e dona all’anima pienezza e meraviglia: è la grandezza della natura a disposizione del soggetto senziente, gnoseologico ma già, in qualche modo, estetico, capace di sistematizzare in modo scientifico i contenuti della conoscenza e, nel contempo, di approssimarsi al divino grazie a intuizione e sentimento. Inseparabile dal cielo stellato vi è la legge morale che “mi manifesta una vita indipendente dall’animalità” e la sua “ determinazione si estende all’infinito”. Ecco perché l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima e la libertà sono i postulati della morale, condizioni necessarie della volontà pura, che si proietta in una dimensione di eternità e si esercita liberamente coniugandosi col dovere: il soggetto morale, in quanto tale, non è mai schiavo di alcunché.
La diplomazia e il rifiuto della guerra
Tante riflessioni ne conseguono e conducono a testi kantiani meno noti delle grandi Critiche: si pensi, ad esempio, a “Per la pace perpetua” in cui alcune intuizioni figlie del clima illuminista annunciano possibili scenari di pace duratura. Non è un’utopia ma un vero progetto politico che scaturisce dal convincimento antropologico secondo cui ”originariamente nessuno ha più diritto di un altro ad abitare una località della Terra” ( diritto di ospitalità ); e poiché non viene naturale all’uomo vivere in pace ancorché essa sia la condizione migliore per garantire la vita, occorre lavorare con lucida razionalità affinché tale pace si realizzi. Quindi: rinunciare agli eserciti permanenti, costruire un federalismo tra stati che condividono la medesima organizzazione politica rappresentativa, usare la diplomazia spogliandola da intrighi e falsità. Che sia chiaro: se vuoi la pace non devi preparare la guerra ma devi esercitare la ragione.













