Il Prefetto Clara Vaccaro visita i beni confiscati nella Piana: un segnale di legalità e speranza

Un percorso che unisce istituzioni e società civile per offrire alternative concrete ai ragazzi del territorio, contrastando l’emigrazione forzata e la rassegnazione attraverso il lavoro dignitoso
Il Prefetto in visita ai beni confiscati nella Piana

La visita del Prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, presso i beni confiscati gestiti dalla Cooperativa Valle del Marro e dalla Parrocchia Santa Marina Vergine, segna un momento di significativa vicinanza dello Stato alle realtà che operano quotidianamente per la legalità nella Piana di Gioia Tauro. L’iniziativa non si è configurata solo come un atto formale, ma come un dialogo operativo volto a valorizzare il lavoro agricolo, l’inclusione dei migranti e la creazione di spazi educativi per le nuove generazioni. Attraverso il confronto diretto con i referenti di Libera e i lavoratori, è emersa la volontà istituzionale di supportare il riutilizzo sociale degli immobili sottratti alla criminalità, trasformandoli in presidi di giustizia e motori di sviluppo economico per l’intero territorio metropolitano.

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Lo Stato accanto alle esperienze di riscatto sociale

Un segnale forte di attenzione dello Stato verso le esperienze di riscatto sociale e di legalità nella Piana di Gioia Tauro. È quello arrivato con la visita del Prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, presso alcuni beni confiscati alla ’ndrangheta oggi restituiti alla collettività grazie all’impegno della Cooperativa sociale Valle del Marro – Libera Terra e della Parrocchia S. Marina Vergine di Polistena.

«La mia presenza qui – ha dichiarato il Prefetto – rappresenta il preludio ad altre iniziative che la Prefettura intende promuovere nei prossimi mesi per coinvolgere i giovani calabresi in un percorso di cambiamento positivo». Vaccaro ha sottolineato come il vero cambiamento non nasca da atti di forza, ma dalle scelte della società civile: «Esiste ancora uno zoccolo duro che garantisce protezione alla ’ndrangheta. È qui che si gioca il controllo del territorio. I giovani possono fare la differenza, ma vanno coinvolti e accompagnati in progetti concreti sui beni confiscati. Diversamente rischiano la passività o l’emigrazione. La Prefettura vuole svolgere un ruolo di facilitatore tra le realtà sane».

L’agricoltura biologica e l’inclusione lavorativa a Baronello

La visita è iniziata in mattinata negli uliveti confiscati di Baronello e Quarantana, nel Comune di Oppido Mamertina, affidati alla Valle del Marro dal 2005. Qui sono state presentate le attività agricole biologiche della cooperativa, che garantiscono lavoro ogni anno a circa 30 dipendenti, e i progetti di inclusione sociolavorativa dei migranti, avviati dopo la rivolta di Rosarno.

Il Prefetto ha illustrato le iniziative in corso per affrontare il disagio abitativo dei braccianti stranieri tra Rosarno e San Ferdinando e la proposta di creare, con la Camera di Commercio di Reggio Calabria, una rete di aziende agricole virtuose per una commercializzazione equa degli agrumi nella grande distribuzione. Domenico Fazzari, socio fondatore e presidente della Valle del Marro, ha evidenziato le difficoltà che ancora segnano la gestione dei beni confiscati: danneggiamenti, furti, sabotaggi e criticità burocratiche, tra cui la questione dei beni mobili non assegnati.

Sinergia istituzionale e nuove opportunità per i giovani

Il Prefetto ha assicurato che la relazione depositata dalla cooperativa è stata condivisa con la sottosegretaria con delega ai beni confiscati, Wanda Ferro, confermando attenzione e sensibilità istituzionale. «Da giovani abbiamo potuto scegliere – ha ricordato Fazzari – e abbiamo scelto di impegnarci per creare lavoro dignitoso e giustizia sociale. Oggi vogliamo offrire nuove opportunità alle giovani generazioni della Piana». La visita è proseguita poi a Polistena presso il Centro aziendale della Cooperativa, dove il Prefetto ha incontrato gli altri soci e dipendenti della Valle del Marro, tra cui alcune donne con ruoli di responsabilità nell’organizzazione aziendale.

Il Centro “Padre Pino Puglisi”: da simbolo del potere a officina di legalità

Il Prefetto ha visitato poi il Centro Polifunzionale “Padre Pino Puglisi”, palazzo confiscato alla mafia, assegnato alla Parrocchia del Duomo cittadino. Don Pino Demasi, parroco e referente territoriale di Libera, ha ricordato come quel luogo, un tempo simbolo del potere mafioso, sia oggi un incubatore di opportunità: ospita infatti un centro per minori con sostegno scolastico e attività varie, un centro di aggregazione giovanile, spazi dedicato alla formazione, una biblioteca–centro di documentazione con sale studio, un museo permanente dei presepi di rilevante valore artistico e identitario, un ostello per l’accoglienza dei giovani di Libera e dei migranti impiegati presso la Valle del Marro, la sede della S.E.L.E.S., che coniuga educazione, sport e cittadinanza attiva, una cappella per i gruppi parrocchiali, e una bottega dei saperi e dei sapori della legalità, di prossima apertura.

La presenza del Prefetto ha rappresentato certamente un passaggio istituzionale che rafforza il valore dei beni confiscati come strumenti concreti di sviluppo, legalità e speranza in uno dei territori più complessi della Calabria.

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