Dal paradosso della nostra “sete di felicità” all’annuncio del Risorto come “fonte viva”: nella catechesi di oggi papa Leone XIV ha tracciato un cammino che distingue la speranza dall’ottimismo, indicando in Gesù il compagno di viaggio che rialza e sostiene. Una parola che si fa vicina nelle prove e che culmina in un invito alla pace e alla responsabilità, rivolto ai pellegrini e alle realtà professionali presenti.

La sete di felicità e il senso di incompletezza
Città del Vaticano – C’è una «situazione paradossale» che accomuna l’esperienza di ogni uomo: un’insopprimibile spinta alla felicità e, al contempo, la difficoltà di «riuscire a esserlo in modo continuativo e senza ombre». Parte da questa constatazione esistenziale, da questo sentirsi «sospesi, precari» o con la percezione che «ci manca sempre qualcosa», la riflessione di papa Leone XIV, che nell’Udienza Generale di questa mattina in Piazza San Pietro ha proseguito il ciclo di catechesi dell’Anno Giubilare. Davanti a pellegrini e fedeli, il Pontefice ha indicato nella figura del Cristo Risorto la risposta a quella che ha definito una «infinita sete di pienezza».
Il Risorto come risposta al desiderio di pienezza
La catechesi, dal titolo “Il Risorto, fonte viva della speranza umana”, ha messo a nudo le dinamiche del cuore umano. «Viviamo indaffarati, ci concentriamo per raggiungere risultati», ha osservato il Papa, ma anche quando si conseguono «traguardi anche alti, prestigiosi», permane un senso di incompletezza. Questo perché, ha spiegato, «non siamo stati creati per la mancanza, ma per la pienezza». La risposta a questo «desiderio abissale» non si trova «nei ruoli, non nel potere, non nell’avere», ma in una certezza che «coincide con la speranza».
Speranza e ottimismo: una distinzione decisiva
Il Pontefice ha poi introdotto una distinzione cruciale tra speranza e semplice ottimismo. «Spesso l’ottimismo ci delude, vede implodere le nostre attese, mentre la speranza promette e mantiene». La garanzia di questa promessa, ha affermato con forza, è una Persona: «Sorelle e fratelli, Gesù Risorto è la garanzia di questo approdo!».
La metafora della “fonte viva” che disseta
Utilizzando una potente metafora, papa Leone XIV ha paragonato il Risorto a una fonte d’acqua. Una fonte che «disseta e rinfresca», che dona ristoro ed è un «dono gratuito». Cristo, ha proseguito, è la «fonte viva che non inaridisce e non subisce alterazioni», capace di rispondere alle «domande più profonde del nostro cuore» sul senso dell’esistenza e della sofferenza. La sua non è una risposta astratta, calata «dall’alto», ma quella di un compagno di viaggio: «Gesù Risorto non fa calare una risposta “dall’alto”, ma si fa nostro compagno in questo viaggio spesso faticoso, doloroso, misterioso». Egli è Colui che «può riempire la nostra borraccia vuota, quando la sete si fa insopportabile».
Dal cadere al risorgere: il cammino che rialza
Senza questo amore, ha avvertito il Papa, «il viaggio della vita diventerebbe un errare senza meta, un tragico errore con una destinazione mancata». L’umanità è segnata dalla fragilità e dall’errore, che «ci fa cadere, rinunciare, disperare». Ma la fede offre una via d’uscita. «Risorgere significa invece rialzarsi e mettersi in piedi», e il Risorto ci conduce «a casa, dove siamo attesi, amati, salvati».
Una pace che “alla fine, senza fine” disseta
La conclusione della catechesi ha offerto una prospettiva luminosa: fare il viaggio con Cristo accanto significa «sperimentare di essere sorretti nonostante tutto, dissetati e rinfrancati nelle prove e nelle fatiche». È dalla sua Risurrezione che «sgorga la speranza che ci fa pregustare, nonostante la fatica del vivere, una quiete profonda e gioiosa». Una pace che solo Lui può donare, «alla fine, senza fine».
I saluti finali ai pellegrini e alle realtà professionali
Al termine della catechesi, il Pontefice ha rivolto i suoi saluti ai fedeli di lingua italiana. Tra questi, i pellegrinaggi delle diocesi di Gorizia, Ragusa e Alghero, accompagnati dai rispettivi vescovi. Un saluto speciale è andato anche al Consiglio Nazionale Geometri e all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma, esortati a esercitare la professione con «integrità, responsabilità ed etica». Infine, nel giorno della memoria liturgica di santa Teresa d’Avila, il suo pensiero si è rivolto ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli, invitandoli a guardare alla grande contemplativa come modello per «rinvigorire ogni giorno il vostro spirito nella preghiera».













