Il segreto pericoloso

A distanza dalla massoneria

«Il vile accostamento fra la Chiesa e la Massoneria, come se fossero due potenze che danno forma giuridica ai loro nuovi atteggiamenti, suona proprio come stridente contraddizione. Chi non condivide i propositi della setta ed ha sentimenti veramente cattolici sentirà il dovere di svincolarsi e di non moltiplicare le bandiere infide sotto le quali militare». Quella che avete avuto la pazienza di leggere non è una riflessione giornalistica all’indomani della decisione della Commissione parlamentare antimafia di richiedere il sequestro (poi eseguito dalla Guardia di Finanza) degli elenchi degli iscritti alle logge massoniche di Calabria e Sicilia, bensì si tratta di un articolo scritto su L’Avvenire di Calabria da padre Mariano Cordovani il 18 marzo 1950. Esattamente, giorno più giorno meno, 67 anni fa. Una presa di posizione nettissima del settimanale all’epoca diretto da monsignor Vincenzo Lembo.
Scavando negli archivi del nostro giornale non mancano gli spunti di riflessione sulla massoneria che oggi appaiono ancor più attuali e – a tratti – spiazzanti. Questo articolo di padre Cordovani ne rappresenta probabilmente la fotografia più asciutta, proprio come quella che è nostra intenzione rendere in queste ore e questi giorni in cui si rincorrono le veline da udienza preliminare.
Sulle posizioni di ciascuno – in particolar modo sulla rilevanza penale delle proprie condotte – sarà la giustizia dei Tribunali a dover giudicare con terzietà.
Sulla realtà ritratta dagli atti probatori della Procura di Reggio Calabria, andrebbe – con semplicità – riportato un altro stralcio di quell’articolo di Mariano Cordovani: «Il nome di massone ha un significato storicamente ben documentato dalle parole e dai fatti, che dice ostilità alla religione; quel famoso segreto che, per alcuni riguarda le finalità della setta e per altri solo i mezzi che si adoperano, è sempre almeno sospetto e pericoloso». Lo scrivevamo 67 anni fa come adesso.
Liberi di osservare la realtà che ci circonda perché profondamente amati e amanti della Libertà autentica. «È la verità che fa liberi – concludeva padre Cordovani in quella riflessione vergata il 18 marzo 1950 – la verità conosciuta e amata, non i compromessi, non gli ibridismi, che disonorano la ragione prima ancora di essere offesa alla nostra Fede»

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