José Gregorio, parla Manuela Tulli: un santo laico con l’odore del popolo

La vaticanista Ansa racconta: Amava la vita e ogni giorno trovava tempo per Messa e preghiera: vedeva in ogni malato il volto di Cristo

Ballava, suonava, cucinava, viaggiava…e ogni giorno trovava spazio per la Messa e la preghiera. Per Manuela Tulli, vaticanista dell’Ansa e autrice di una nuova biografia su José Gregorio Hernández per le edizioni Ares, il “medico del popolo” incarna una santità laica, vissuta tra corsie d’ospedale e aule universitarie. Una devozione popolare che lo ha riconosciuto santo ben prima della Chiesa e che ora culmina nella canonizzazione del 19 ottobre. “È un esempio che può fare bene a tutti — dice Tulli — e un’occasione perché il Venezuela ritrovi dialogo e unità.”

Cosa l’ha spinta a scrivere la biografia di José Gregorio Hernández, il primo santo del Venezuela?

Quello che più mi colpisce di José Gregorio Hernández è l’amore per la vita. Era un professionista, un medico, ma era una persona che amava la vita a 360 gradi: amava ballare, suonare, cucinare, viaggiare e, nonostante questo, ogni giorno riservava del tempo prezioso per pregare e per andare a Messa. È questo il motore che gli ha consentito di vivere la sua vita da laico e da medico, vedendo sempre negli altri la figura di Cristo. Questo mi ha colpito perché questa sua, tra virgolette, “semplicità” avvicina molto, rende meno lontana la santità.



Com’è venuta a conoscenza della storia del “medico del popolo” e cosa l’ha colpita di più della sua figura?

Ho conosciuto José Gregorio Hernández alcuni anni fa, a una mostra del Meeting di Rimini. Non sapevo nulla di questo grande personaggio del Venezuela e mi ha talmente colpito che ho comprato diversi libri, ma la maggior parte delle sue biografie e anche i suoi scritti sono, al momento, là, nel mondo latinoamericano. E allora, quando papa Francesco ha deciso quest’anno di canonizzarlo, anche se poi non è riuscito a farlo lui, ho deciso di farlo conoscere anche in Italia, perché, secondo me, è un esempio di santità laica che può ispirare e far fare bene a tanti.

Papa Francesco ha definito Hernández “un modello di santità impegnata nella difesa della vita, come un buon samaritano, senza escludere nessuno”. Qual è, secondo lei, il messaggio più attuale che la figura di questo nuovo santo trasmette al mondo di oggi?

Hernández fa parte di quella schiera di santi laici sempre più scelti dalla Chiesa, perché ognuno può vivere la santità, rispondere alla chiamata del Vangelo nella sua vita. Una curiosità: Hernández ha anche cercato di abbracciare la vita religiosa, e lo ha fatto due volte. Una volta entrando in un convento a Farneta, in provincia di Lucca, e una seconda volta andando a Roma a studiare al Pontificio Collegio Pio Latinoamericano per approfondire i suoi studi di teologia. In entrambi i casi dovette rinunciare al progetto per motivi di salute. Però anche l’arcivescovo di Caracas di allora, che in fondo era il suo direttore spirituale, gli fece notare che il suo posto era proprio in ospedale e all’università, e che quindi doveva bilanciare questo suo desiderio di abbracciare la vita religiosa con tutto il bene che poteva fare restando laico. E questo, secondo me — il fatto che la Chiesa lo innalzi agli onori degli altari — è proprio un esempio per tutti i laici che vogliono percorrere questa strada, ovvero seguire il Vangelo.

La Chiesa lo indica come “un laico cristiano ricco di virtù”, sottolineando che la santità è una chiamata per tutti. Come può la sua storia ispirare i laici a vivere la propria fede nella vita quotidiana e professionale?

La Chiesa ha impiegato oltre un secolo per fare santo José Gregorio Hernández; però, in Venezuela, in realtà, è già santo. Dal 1919 sono stati eretti santuari; il volto di José Gregorio è nei murales per le strade di Caracas; le statuette sono in ogni casa e, soprattutto, uno dei nomi più diffusi tra i bambini è proprio quello di José Gregorio. E allora lui rappresenta proprio quel santo con “l’odore del popolo”, per usare un’espressione di papa Francesco. Mi piace questo aspetto della vicenda: il fatto che il popolo, in un certo qual senso, ha preceduto la Chiesa e ha indicato un modello che solo con fatica è stato poi recepito. E perché c’è stata questa fatica? Perché José Gregorio era proprio il santo di tutti: dei dittatori e degli oppositori, dei poveri e dei ricchi. Diciamo che un po’ la Chiesa, ma soprattutto Roma, è stata più lenta, perché anche i sacerdoti e i vescovi venezuelani, invece, da tempo lo consideravano santo. Ed è bello pensare che papa Francesco abbia deciso questa canonizzazione dal letto di ospedale, quest’anno, quando era ricoverato al Gemelli: lo ha anche esentato dal miracolo. È un rammarico che lui non possa celebrare questa canonizzazione, ma io sono sicura che dall’alto benedirà e sorriderà, perché tanti, tanti venezuelani in questi anni sono andati da lui — e lo racconta lui stesso, e io riporto questo racconto nel libro — chiedendogli: “Ma quando farai santo il nostro José Gregorio?”. Ecco, il 19 ottobre José Gregorio sarà finalmente santo.

Cosa significa per il Venezuela e per tutta la Chiesa avere il suo primo santo, canonizzato quasi in contemporanea con la prima santa, Madre Carmen Rendiles?

José Gregorio Hernández, secondo me, è un modello di santità assolutamente attuale. È morto nel 1919, oltre un secolo fa, ma ancora può indicare la strada anche a noi: nella propria vita quotidiana, nella propria professione, lì dove ti ha messo Dio — nella famiglia; nel suo caso, nella corsia d’ospedale; nell’aula universitaria dove insegnava — se si vuole, si può mettere in pratica il Vangelo. Questo, secondo me, è un messaggio molto attuale.

Considerando la sua esperienza, come descriverebbe l’entusiasmo e la fede con cui il popolo venezuelano ha atteso questa canonizzazione, a cui ha fatto riferimento anche Papa Francesco?

Sentendo i venezuelani (ne conosco tanti che vivono in Italia) è una grandissima festa. È proprio un momento incredibile: nel caso di José Gregorio lo aspettavano da tempo. Quindi quello che mi auguro è che sia anche un momento di pacificazione per questo Paese travagliato: lo era anche ai tempi di José Gregorio, lo è oggi. Però questa festa, alla quale si unisce anche la recente festa per il Premio Nobel per la Pace, può essere anche un momento di svolta positiva, in cui possa prevalere il dialogo tra le tante fazioni che travagliano il Paese.

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