La festa del Battesimo del Signore chiude il tempo di Natale e apre la missione pubblica di Cristo

Dalla manifestazione ai Magi alla teofania nel fiume: l’obbedienza del Figlio prefigura il mistero pasquale di morte e risurrezione
Il Battesimo di Gesù

La celebrazione del Battesimo del Signore rappresenta un momento di cerniera fondamentale nell’anno liturgico, segnando la conclusione del tempo di Natale e l’apertura solenne della vita pubblica di Gesù. Questo evento, riportato concordemente dai testi evangelici, non è un semplice rito di purificazione, ma una vera e propria epifania trinitaria in cui il Padre proclama la figliolanza divina di Cristo e lo Spirito Santo ne consacra la missione tra gli uomini. Attraverso l’immersione nelle acque del Giordano, Gesù manifesta la sua totale adesione alla volontà salvifica di Dio, prefigurando quel mistero pasquale di morte e risurrezione che attende ogni credente.

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Il senso liturgico della manifestazione al Giordano

La festa del Battesimo del Signore Gesù costituisce il compimento del tempo di Natale e ricorda un evento importantissimo della vita del Cristo, una tappa che darà inizio al suo ministero pubblico. Particolarmente significativa è la collocazione liturgica della festa. Anticamente la festa dell’epifania (manifestazione), di origine orientale, celebrava proprio l’evento del Battesimo di Gesù al fiume Giordano, in Occidente invece si commemorava l’adorazione dei Magi.

Il battesimo di Cristo è intimamente connesso alle altre due teofanie ricordate in questo tempo dell’anno liturgico: l’adorazione dei Magi e le nozze di Cana, infatti, l’antifona al Benedictus delle lodi e l’antifona al Magnificat dei vespri dell’Epifania parlano proprio di questi tre prodigi fortemente connessi: Magi, battesimo di Gesù e Cana. La festa del battesimo di Cristo celebrata immediatamente dopo l’Epifania ne costituisce il completamento: se nella manifestazione ai Magi Cristo è rivelato alle genti, nel Battesimo al Giordano egli è manifestato come Figlio di Dio e Servo obbediente. La liturgia, dunque, presenta questo evento come soglia tra il mistero dell’incarnazione e l’inizio della vita pubblica di Gesù ponendo in continuità rivelazione e missione.

L’obbedienza di Cristo e il compimento della giustizia

Nei racconti evangelici il battesimo di Gesù al Giordano possiede un rilievo indiscutibile, infatti lo stesso avvenimento è narrato, con accentuazioni diverse, da tutti e quattro gli evangelisti. Il Vangelo di Matteo (Mt 3, 13-17) proclamato in quest’anno liturgico riporta un dialogo tra Giovanni Battista e Gesù in cui la superiorità di Cristo emerge ancor più nettamente. Gesù non ha bisogno del Battesimo di Giovanni, non deve ottenere perdono dei peccati colui che è immacolato, ma Egli compie questo gesto “perché conviene che adempia ogni giustizia”, non come atto di sottomissione a Giovanni, ma come atto di obbedienza alla volontà del Padre, come compimento della “giustizia” divina, tema presente anche nella prima lettura: “egli porterà il diritto alle nazioni” (Is 42, 1). In tal senso, il Battesimo al Giordano anticipa e prefigura il mistero pasquale, nel quale l’obbedienza del Figlio giungerà al suo compimento.

Il simbolismo dell’acqua e la prefigurazione pasquale

Le acque del Giordano in cui Cristo viene immerso sono prefigurazione del mistero pasquale per un ulteriore motivo: l’abbassamento e l’annegamento nelle acque indicano la morte e la riemersione è segno della risurrezione del nostro Salvatore. Anche noi, contemplando ciò, siamo chiamati alla morte con Cristo per poter risorgere con Lui (cfr. Rm 6, 8).

La rivelazione trinitaria e la missione dello Spirito

L’evento del Giordano si rivela come teofania trinitaria: agiscono insieme Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre palesa l’identità di Gesù come suo figlio amato: «Questi è il Figlio mio, l’amato (agapetòs): in Lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17 compiendosi così la profezia del carme del “Servo Sofferente di IHWH” ascoltato nella prima lettura di questa festa. Inoltre, vi è una singolare manifestazione dello Spirito che sottoforma di colomba si pone sul Messia. In Gesù lo Spirito è presente per tutta la sua esistenza in maniera stabile, permanente e straordinaria, si manifesta una pienezza dello Spirito mai avvenuta prima in nessuno.

Infatti, nell’antica esperienza di Israele lo Spirito di Dio, pur suscitando profeti e condottieri del popolo, non fu effettivamente esperimentato con continuità e in senso proprio come invece si rivela in Cristo. Rivelazione trinitaria, cristologia dell’umiliazione, simbolismo dell’acqua e dinamica battesimale emergono dalla liturgia di questa festa. Attraverso il linguaggio biblico e rituale, siamo invitati a riconoscere nel Giordano non solo un luogo della storia di Gesù, ma l’inizio di quel cammino di salvezza nel quale ogni battezzato è chiamato a entrare per vivere nella salvezza di Dio.

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