Ora lo Spirito visibilmente manifesta la sua presenza su Gesù e lo consacra, lo abilita alla missione che il Padre gli affida
La festa del Battesimo di Gesù conclude il tempo liturgico del Natale e cade la domenica dopo la solennità dell’Epifania. La prima domanda che viene come inevitabile è proprio sul significato del battesimo di Gesù: perché Gesù si è fatto battezzare? E perché da Giovanni il Battista?
Il disegno del Padre si compie
È una domanda che si sono fatti anche i primi cristiani e alla quale hanno fatto fatica a rispondere. C’è un tentativo di risposta nel vangelo di Matteo quando Gesù va dal Battista il quale dice: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?» Ma Gesù gli dice: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia» (Mt 3, 14-15a). In altre parole: c’è una volontà misteriosa di Dio e a questa volontà è giusto che ci sottoponiamo tu ed io.
Il disegno di Dio sembra essere proprio questo: che Gesù si mescoli con la condizione dell’uomo e prenda sopra di se la realtà di peccato che è propria dell’uomo. Il battesimo di Gesù è dunque una scelta di solidarietà, di condivisione, come tutta la sua vita. L’incarnazione ha questo significato: invece di salvare da lontano, come avrebbe anche potuto, Dio salva mescolandosi a noi, solidarizzando con noi. Si accosta all’uomo e si mette dentro l’esperienza degli uomini, vive ed è solidale con loro.
Un cammino di salvezza
Allora, il cammino della solidarietà è il cammino di tutta la storia della salvezza. Il cuore della Chiesa, – scrive Papa Leone nell’Esortazione Dilexi te (n. 11) – per sua stessa natura, è solidale con coloro che sono poveri, esclusi ed emarginati, con quanti sono considerati uno “scarto” della società. I poveri sono nel centro stesso della Chiesa. Il battesimo di Gesù si colloca in questa linea. Lasciandosi battezzare Gesù non si sottomette a un rito, ma discende nelle nostre profondità per rivelarci che non siamo soli, perché il nostro Dio è là, nelle fondamenta stesse del nostro essere. Forse non ci siamo accorti che non siamo soli in questo tempo di conflitti, che Gesù cammina con la nostra umanità ferita.
Si ribadisce così una comunicazione tra il mondo di Dio e il mondo degli uomini; il firmamento non opera più da separazione ma diventa luogo di comunicazione e di passaggio. Lo Spirito scende su Gesù: è ciò che accadeva per i profeti, quando Dio li mandava al suo popolo. Ora lo Spirito visibilmente manifesta la sua presenza su Gesù e lo consacra, lo abilita alla missione che il Padre gli affida per quell’umanità nella quale egli si era confuso, si era totalmente perso.
La presenza dello Spirito
La voce indica una presenza. Ma questa è più che una presenza perché è la presenza del Padre. Siamo a nove giorni dall’inizio della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani. Il dialogo tra cristiani di diversa confessione ha un posto particolare nel cammino sinodale, proprio perché uniti da un solo Battesimo.
L’impegno ecumenico descrive un cammino che coinvolge tutto il Popolo di Dio e chiede la conversione del cuore e la reciproca apertura per distruggere i muri di diffidenza che da secoli separano tra loro i cristiani, per scoprire, condividere e gioire delle molte ricchezze che ci uniscono: dalla preghiera all’ascolto della Parola, dalla testimonianza del Vangelo al servizio dei poveri ed emarginati, dall’impegno per una vita sociale giusta e solidale a quello per la pace e il bene comune. Allora questa discesa dello Spirito su Gesù che prega, ci dice oggi quale sarà l’opera del Signore.












