La frottola e la notizia

Sergio Zavoli contro la post-verità e il falso pluralismo

“Le false verità preparano il terreno su cui compiere le azioni più tremende”. Da questo rischio ci si può difendere “con un po’ di normalità e semplicità, tornando alla regola greca, mitica, della ricerca della verità”. Sono, in un’ intervista apparsa nei giorni scorsi su un quotidiano nazionale, le risposte di Sergio Zavoli alle domande sulla post-verità Il giornalista, che ha superato i 90 anni d’età, non ha dubbi: la post-verità nasce da una strategia comunicativa che non aiuta a rapportarsi ragionevolmente con il mondo reale e con la storia.
È una minaccia crescente all’informazione e alla formazione dell’opinione che si vedono derubate dell’essenziale, cioè della ricerca della verità.
In questo contesto di disinformazione programmata, Zavoli colloca anche i talk show televisivi contro i quali punta il dito perché “andare a cercare chi ha per vocazione la rissa o una competizione verbosa e animosa, produce spettacolo, non informazione”. Aggiunge un monito: “Stiamo attenti perché la somma di tante faziosità non è il pluralismo”. Evidente il richiamo alla coscienza di chi informa perché rispetti l’etica professionale e alla coscienza di chi si informa perché sappia smascherare la frottola e sappia riconoscere la notizia.
Non è sempre facile questo discernimento e spesso arriva alla sua conclusione quando la post-verità ha già provocato danni importanti. Zavoli, per l’onestà intellettuale che lo ha sempre distinto non si arrende e reagisce alla deriva esprimendo il desiderio di realizzare un’inchiesta dal titolo “Perché?”. S’immagina “in giro per il mondo a studiare gli interrogativi più pesanti dell’umanità”. All’età di 94 anni pensa questo viaggio come scelta per ascoltare e raccontare la fatica e la bellezza di vivere, per scoprire e portare alla luce tracce di umanità.
In verità una tappa di questo viaggio, dentro se stesso e nel mondo, l’aveva vissuta anni addietro in un incontro con don Luigi Di Liegro, direttore della Caritas diocesana di Roma. Avevano parlato dell’uomo di oggi e dei suoi valori smarriti. “La relazione – aveva detto don Di Liegro – è il valore più decaduto di tutti nei nostri tempi. Non abbiamo più nessun rapporto vero, profondo, sincero, innocente. Lo ha sostituito uno schema di legami interessati, egoistici, maliziosi, artefatti”.
In questo schema di calcoli e di tornaconti hanno preso facilmente spazio la post-verità, la frottola, la menzogna, la riduzione dell’informazione a spettacolo mediatico. L’inchiesta di Sergio Zavoli sugli “interrogativi più pesanti dell’umanità” va oltre il sogno e diventa un appello alla coscienza.

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