In occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza e Salute sul Lavoro, indetta per il 28 aprile dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), l’attenzione globale si concentra quest’anno sul benessere psicosociale, evidenziando l’impatto dei rischi mentali e organizzativi che causano centinaia di migliaia di vittime a livello mondiale. Contestualmente, l’analisi dei dati provvisori forniti dall’INAIL restituisce una fotografia complessa per l’Italia: l’anno appena trascorso ha visto un lieve incremento delle denunce di infortunio e un aumento significativo delle malattie professionali, confermando l’edilizia come il settore più esposto. Emerge inoltre una marcata disparità di genere nelle dinamiche degli incidenti, con le donne maggiormente colpite in itinere, e un posizionamento del nostro Paese nella media europea, sebbene ancora distante dagli standard di prevenzione raggiunti da altre nazioni continentali.
L’OIL e l’attenzione al benessere psicosociale: i dati provvisori INAIL
Oggi, 28 aprile, celebriamo la Giornata Mondiale della Sicurezza e Salute sul Lavoro, promossa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Per l’edizione 2026 l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) ha scelto come tema «Promuoviamo un ambiente di lavoro salutare per il benessere psicosociale», spostando l’attenzione dai rischi fisici a quelli mentali e organizzativi…l’agenzia di Ginevra, infatti, stima che ai fattori psicosociali siano riconducibili circa 840mila decessi l’anno nel mondo. In Italia il quadro è quello dei dati provvisori dell’INAIL: nel 2025 le denunce di infortunio sono state 597.710, l’1,4% in più rispetto al 2024, e i decessi accertati entro dicembre sono saliti a 1.093: 792 sul luogo di lavoro, 293 nel tragitto casa-lavoro, otto studenti. I primi due mesi del 2026 segnano un calo dei morti del 28,7%, mentre le malattie professionali denunciate nel 2025 crescono dell’11,3%, fino a 98.463 casi. Il settore più colpito resta l’edilizia, con 148 vittime, seguito dalla manifattura (117), dai trasporti (110) e dall’agricoltura (106). Su quest’ultimo comparto l’Osservatorio indipendente di Bologna calcola un bilancio molto superiore, tenendo conto anche dei lavoratori non assicurati e dei ribaltamenti di trattori. Crescono inoltre le denunce mortali fra i lavoratori stranieri (da 176 a 182) e nella fascia 55-64 anni.
La disparità di genere e l’incidenza degli infortuni in itinere
Una differenza marcata riguarda il genere: per gli uomini il 75,6% dei casi mortali avviene in azienda; per le donne oltre la metà si registra in itinere, e un infortunio denunciato su quattro è legato allo spostamento fra casa e posto di lavoro…è un fronte che si apre fuori dal turno, dove hanno una certa influenza gli orari spezzati e i trasporti pubblici carenti.
Il confronto dei tassi di mortalità a livello europeo
Nel confronto europeo l’Italia non è ultima né prima. L’indice di mortalità elaborato da Eurostat la colloca a 1,20 per centomila occupati, in linea con la media UE-27 (1,23) e con la Spagna, sotto la Francia (3,50) ma oltre il doppio della Germania (0,53). La distanza da Berlino dice che la prevenzione e la formazione possono ancora fare molto.
Prevenzione e dignità: il significato del 28 aprile
Anche quest’anno, dunque, tornano le cifre e le manifestazioni nelle piazze. Il 28 aprile è una data nel calendario, non una soluzione: serve a misurare quanto cammino manca prima che il lavoro sia esperienza di dignità prima ancora che fonte di reddito.













