In un contesto sociale in rapida evoluzione, dove le fragilità individuali rischiano spesso di trasformarsi in forme di emarginazione cronica, la Chiesa di Reggio Calabria sceglie la via della formazione per offrire risposte concrete. L’Arcidiocesi, attraverso i suoi uffici pastorali, ha deciso di investire sulle competenze umane e spirituali di chi opera a stretto contatto con la sofferenza, riconoscendo nella preparazione specifica uno strumento indispensabile per la carità. Di fronte a dati statistici che evidenziano una crescente difficoltà relazionale nel territorio, l’impegno si traduce in un percorso strutturato che mira non solo a fornire nozioni, ma a plasmare un atteggiamento di cura autentica e consapevole, capace di rigenerare il tessuto comunitario partendo dalle situazioni di maggiore vulnerabilità.
Un fenomeno allarmante in riva allo Stretto
La solitudine è una patologia silenziosa che affligge sempre più profondamente il tessuto sociale delle nostre città, e Reggio Calabria non ne è immune. Recenti statistiche collocano infatti la città dello Stretto al nono posto in Italia per la diffusione di questo fenomeno, un dato allarmante che segnala una grave carenza di relazioni umane e che spesso diventa il terreno fertile per l’insorgere o l’aggravarsi di altre sofferenze. Di fronte a questa emergenza sociale e spirituale, l’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute ha deciso di non restare a guardare, ma di intervenire attivamente per “occupare il silenzio” di chi vive ai margini, proponendo un itinerario formativo concreto e trasversale.

Una formazione aperta a tutti
L’iniziativa, promossa dal direttore dell’Ufficio don Stefano Iacopino, consiste in un Corso di Pastorale della Salute pensato per una vasta platea di destinatari. La proposta si rivolge infatti ai ministri della consolazione, ai volontari delle comunità parrocchiali e ospedaliere, agli operatori delle case di cura, ai caregiver, alle badanti, ai familiari, agli educatori e a chiunque desideri acquisire strumenti e conoscenze specifiche in questo delicato ambito pastorale. L’obiettivo è chiaro: promuovere una cultura dell’attenzione all’altro che sappia coinvolgere diverse generazioni e diversi ambiti della vita civile ed ecclesiale, rispondendo così all’invito a farsi prossimi.
L’ispirazione del Pontefice
A guidare e ispirare questo cammino sono le parole di Papa Francesco, che nel Messaggio per la IV Giornata mondiale dei nonni e degli anziani ha esortato i fedeli con forza: «…non facciamo mancare la nostra tenerezza ai nonni e agli anziani delle nostre famiglie, visitiamo coloro che sono sfiduciati e non sperano più che un futuro diverso sia possibile. All’atteggiamento egoistico che porta allo scarto e alla solitudine contrapponiamo il cuore aperto e il volto lieto di chi ha il coraggio di dire ‘non ti abbandonerò!’ e di intraprendere un cammino differente». È proprio questo il cambio di passo che il corso intende favorire: passare dall’indifferenza alla cura, dalla solitudine alla relazione.
Luoghi, tempi e modalità di partecipazione
Il percorso formativo si svolgerà presso i locali della Parrocchia di Sant’Antonio di Padova, situata in Via Don Orione 5 a Reggio Calabria. Gli incontri avranno una cadenza mensile e si terranno l’ultimo venerdì di ogni mese, nella fascia oraria che va dalle 15:30 alle 17:30. L’appuntamento inaugurale è fissato per il 20 febbraio 2026, data in cui verrà consegnato ai partecipanti il programma dettagliato degli argomenti, trattati da esperti del settore che operano sia a livello locale che nazionale. L’attivazione del corso è subordinata al raggiungimento di un numero minimo di venti iscritti. Per partecipare è necessario compilare l’apposita scheda di iscrizione e inviarla all’indirizzo email dell’ufficio competente, prevedendo un contributo spese di venti euro per l’organizzazione. Questa iniziativa rappresenta un’opportunità preziosa non solo per i singoli operatori, ma per l’intera comunità diocesana, chiamata a diventare sempre più un “ospedale da campo” capace di lenire le ferite dell’anima. Formarsi per servire chi soffre non è solo un atto di carità, ma un dovere civico e cristiano per ricostruire una città più umana e solidale, dove nessuno debba più sentirsi dimenticato.













