La paternità spirituale: il ruolo del parroco tra ascolto e visite alle famiglie

Monsignor Giacomo D'Anna

La riflessione sul ruolo del sacerdote all’interno della comunità parrocchiale pone al centro il tema della paternità spirituale. Attraverso il racconto di un’esperienza pastorale ultratrentennale, maturata prima nella parrocchia reggina di San Paolo e poi in quella di Santa Maria d’Itria, emerge un’analisi dettagliata di questo mandato. Dalla responsabilità della cura richiamata da Papa Francesco, all’amministrazione dei sacramenti, fino all’importanza delle visite alle famiglie e del ministero dell’ascolto, la figura del parroco viene descritta nelle sue mansioni quotidiane, trovando nella figura di san Giuseppe un modello di riferimento.

Seguici su WhatsApp

Il parroco come immagine della paternità di Dio

Tra i compiti principali che vengono affidati dalla Chiesa a ogni prete, in particolare a quelli “in cura d’anime”, che noi chiamiamo comunemente “parroco” c’è quello della paternità spirituale, o meglio, di essere immagine dell’unica grande paternità, quella di Dio. Infatti
è Gesù stesso che ci ha insegnato a rivolgerci a Dio chiamandolo “Padre”, termine questo che non dice solo un titolo o un attributo, ma un’identità e una missione. Sono parroco da oltre trent’anni, prima, per ben ventisette nella parrocchia San Paolo, poi, negli ultimi tre anni di Santa Maria d’Itria. Mi colpì quando, pochi giorni del mio ingresso nella parrocchia della Rotonda, dove arrivai giovane appena trentenne, subito dopo, un’anziana signora, mi disse: «Voi, don Giacomo, siete adesso il nostro “ragazzo padre”». Mi colpì quell’espressione e fu per me come un mandato . In mente mi vennero le parole di Geremia: «Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane, ma va’ da coloro a cui ti manderò e annunzia
ciò che io ti ordinerò» (Ger. 1,7). Da allora mi sono sforzato di esserlo sempre.

Ma come esercitare questa paternità spirituale? E quali sono i servizi e le attitudini che ti permettono di essere padre di una moltitudine di figli? Ricordo sempre una bella catechesi di Papa Francesco, nella quale così diceva: «Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti». Da qui allora la prima indicazione: sei veramente padre se ne avverti la responsabilità, che non dovrebbe essere tanto un peso, un gravame, ma un onore, una gioia, affidata a te dall’unico vero Padre, Dio. Ne segue che responsabilità, vuol dire prendersi cura, stare vicino, essere presente, dedicare tempo e attenzione, ma non da professionisti del mestiere, ma da cristiano che ha veramente fatto esperienza della paternità di Dio e si sforza di rappresentarla, usando il meglio della sua relazionalità e prossimità e vivendo al massimo sentimenti di disponibilità e affetto. Missione non certamente facile, ma certamente possibile.

La vita sacramentale e l’annuncio del Vangelo

Come ogni parroco ho esercitato la mia paternità spirituale innanzitutto nell’esercizio della vita sacramentale, in particolare con il sacramento del battesimo, non a caso, chiamato della “rigenerazione”, in quanto in esso “nasciamo a vita nuova”, divenendo così figli di Dio e membri della grande famiglia che è la Chiesa. Un altro mezzo è certamente l’evangelizzazione e in questo caso come non sentire proprie le parole di Paolo che scrivendo ai Corinti esclama: «Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo» (1 Col 4,15).

L’Apostolo con assoluta certezza afferma che un pedagogo, per quanto ineccepibile educatore, istruttore o insegnante, non può essere equiparato alla figura del padre, che rimanda subito a un rapporto viscerale, interiore, inscindibile. Allora anche l’annuncio del Vangelo a vita nuova: ogni omelia, ogni catechesi, ogni insegnamento è stata per me certamente un modo concreto per vivere la mia paternità spirituale. E che dire del ministero dell’ascolto, che un parroco vive in primis, in modo sacramentale, nella confessione e direzione spirituale, ma anche in tanti dialoghi e conversazioni, che quotidianamente fa incontrando la gente per strada, entrando in un negozio o visitando una famiglia. In particolare su quest’ultimo aspetto si potrebbe
dire molto, purtroppo è una delle attività pastorali che noi parroci abbiamo un po’ trascurato: la benedizione della casa e la visita alle famiglie.

Il ministero dell’ascolto e la visita alle famiglie

Personalmente non so quante volte l’ho fatto nei quasi tre decenni di mia presenza a San Paolo. Di certo, in appena tre anni di parrocato all’Itria, ho benedetto e visitato le famiglie per ben due volte, nonostante l’estensione del territorio e la densità popolare del quartiere. Se è vero che un padre/pastore non se ne può stare comodamente seduto in caso ad aspettare chi si decide a venire, ma va alla ricerca di tutti i suoi figli “ovunque dispersi”, questa iniziativa è quanto ma urgente e improcrastinabile, la gente ha bisogno di
comunicare, di parlare e di sfogare anche quei sentimenti e quei pensieri che non oserebbe dire neanche alle persone più care e vicine. Che grazia di Dio avere ancora persone che credono e si fidano del loro prete, si aprono a lui, confidando tutto quello che la propria anima vive e soffre, sì perché in fondo la gente va in cerca di un volto, domanda una parola, uno sguardo, un’attenzione particolare.

San Giuseppe come modello di riferimento

Tra poco vivremo la festa di san Giuseppe, padre putativo di Gesù, di lui è stato scritto “Tam pater nemo”: “Nessuno così padre”. Egli è stato davvero l’icona più perfetta di chi è chiamato ad esercitare una paternità spirituale. Affidiamo a lui tutti i sacerdoti affinché sappiano custodire con amore i figli loro affidati e difendere la Chiesa, nostra madre e maestra, “dalle ostili insidie e da ogni avversità”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
bambini vittime di ansia scolastica

Ansia scolastica in aumento tra gli studenti, l'analisi del pedagogista Pierpaolo Triani

famiglia e fede

Famiglia e fede: come il tempo pasquale ispira una rinascita quotidiana

chatbot adulatori

Studio di Stanford sui rischi dell'intelligenza artificiale: i chatbot assecondano gli utenti

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email