La ricorrenza della Domenica della Divina Misericordia offre l’opportunità di tracciare un quadro storico e teologico sull’evoluzione di questo concetto all’interno della Chiesa cattolica. Dalle origini legate agli scritti della mistica polacca Faustina Kowalska negli anni Trenta, fino all’istituzione della festa liturgica da parte di Giovanni Paolo II nell’anno 2000, il tema ha segnato profondamente la vita ecclesiale del secolo scorso. Negli anni più recenti, con il pontificato di Papa Francesco e l’indizione del Giubileo straordinario del 2015, l’attenzione alla misericordia ha assunto una marcata dimensione pastorale, alimentando al contempo un dibattito descrittivo tra gli studiosi sul costante equilibrio tra il perdono e la responsabilità morale del singolo individuo.
Le origini della riflessione e il Diario di suor Faustina
Misericordia senza giustizia è indulgenza. Giustizia senza misericordia è rigore. La distinzione tra questi due concetti ha interrogato più volte il pensiero cristiano: la Domenica della Divina Misericordia, che cade proprio oggi, vuole essere un’occasione per interrogarsi su dove la Chiesa cattolica si sia collocata, negli ultimi decenni, su questo crinale. Il punto di partenza è il quaderno di una suora polacca. Faustina Kowalska, nata nel 1905 da una famiglia di contadini, scrisse il suo Diario tra il 1934 e il 1938, nelle case della sua congregazione a Vilnius e a Cracovia. Il testo, chiaramente, era destinato al confessore, la religiosa non poteva immaginare che poi sarebbe stato pubblicato. Faustina morì di tubercolosi il 5 ottobre 1938, a trentatré anni. Nel Diario aveva scritto: «Avverto bene che la mia missione non finirà con la mia morte, ma incomincerà». Oggi il testo è tradotto in decine di lingue e il santuario di Łagiewniki, alla periferia di Cracovia dove riposano le sue spoglie, è fra i luoghi di pellegrinaggio più frequentati d’Europa.
Da Giovanni Paolo II alla visione pastorale di Papa Francesco
La canonizzazione di Faustina avvenne il 30 aprile 2000 per mano di Giovanni Paolo II, che in quella stessa circostanza istituì la Domenica della Divina Misericordia con il grado di festa liturgica che ricade nella seconda domenica del tempo di Pasqua. Il legame di Karol Wojtyła con la mistica polacca è presto spiegato: il messaggio della misericordia aveva attraversato con lui l’occupazione nazista, il regime comunista e tutto ciò che quelle stagioni avevano significato per la Polonia. Con Francesco, il tema della Misericordia ha acquistato una centralità ancora più esplicita. L’11 aprile 2015, alla vigilia della Domenica della Divina Misericordia, il papa pubblicò la bolla di indizione del Giubileo straordinario, la Misericordiae Vultus. Il Giubileo si aprì l’8 dicembre 2015 e si chiuse il 20 novembre 2016. In quegli anni, e nei successivi, la misericordia è diventata una categoria pastorale prima ancora che teologica: le visite nelle carceri, il linguaggio dell’accoglienza, l’attenzione ai migranti…etc.
Il dibattito contemporaneo tra responsabilità e accoglienza
È su questo terreno che il dibattito si è riacceso. Una parte della teologia cattolica ha sollevato l’obiezione che un’enfasi unilaterale sulla misericordia rischi di rendere irrilevante la responsabilità morale. Chi difende “la linea di Francesco” risponde che misericordia non significa indifferenza al male, ma rifiuto di identificare la persona con la sua colpa. La tradizione scolastica, effettivamente, non ha mai contrapposto le due virtù: nella Misericordiae Vultus Francesco cita Tommaso d’Aquino, secondo cui «è proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza». La questione non è chiusa. Ma forse è proprio questa tensione, rimasta aperta attraverso pontificati da molti secoli, a farci comprendere che la misericordia ha una sua centralità nella vita della Chiesa ed è uno dei temi cardine che bisogna sempre approfondire.













