Domenica scorsa, 7 settembre 2025, Piergiorgio Frassati è stato innalzato alla gloria degli altari. Nato il 6 aprile 1901 a Torino, in una famiglia ricca e influente, ha vissuto una vita profondamente intrecciata con la sua fede cattolica e l’impegno per la giustizia sociale. Suo padre, Alfredo Frassati, senatore, proprietario del quotidiano “La Stampa” e amico del primo ministro Giovanni Giolitti, e sua madre, Adelaide Ametis, pittrice famosa, gli fornirono un’educazione borghese. Tuttavia, Pier Giorgio scelse un percorso di vita marcatamente diverso dalle aspettative della sua classe sociale. Nonostante l’agiatezza e lo status sociale della sua famiglia, Pier Giorgio fu profondamente colpito dalle difficoltà affrontate dalla classe operaia di Torino, un fulcro industriale dell’Italia dei primi del Novecento.

Questa consapevolezza ha plasmato la sua gioventù e le scelte educative; iniziò a impegnarsi con i poveri già da giovane attraverso il suo coinvolgimento con le Opere di San Vincenzo e altre associazioni cattoliche. Mentre frequentava l’Università, Pier Giorgio si unì a varie congregazioni, tra cui la Crociata Eucaristica e la Congregazione Mariana. La sua vita quotidiana era costellata di azioni a favore dei meno fortunati, spendendo tempo e risorse per aiutare i poveri, gli ammalati e i diseredati. I suoi amici coniarono un acronimo particolare: “FIT”, che significa “Frassati Impresa Trasporti”, perché portava davvero di tutto, sia nelle soffitte e nelle umili abitazioni dei poveri: cibo, legna, carbone, abbigliamento e anche mobili. Questo comportamento era spesso in contrasto con le aspettative della sua famiglia, che vedeva il suo futuro in termini di successo accademico e professionale.
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Il suo impegno non si limitava alla carità, ma si estendeva anche al campo politico; Frassati partecipò attivamente alla vita dell’Azione Cattolica e del Partito Popolare Italiano. Critico nei confronti del fascismo, di cui riconobbe subito, prima di tanti altri, l’impronta liberticida e profondamente anticristiana, cercò di opporsi alle ingiustizie sociali attraverso la sua fede e il suo impegno civile. Nonostante le sfide e, a volte, l’incomprensione da parte della sua famiglia, continuò a perseguire il suo cammino di carità e preghiera, influenzando molti dei suoi amici e conoscenti.
La sua morte precoce, avvenuta il 4 luglio 1925 a causa di una poliomielite fulminante, contratta durante le visite che faceva ai malati e agli indigenti di Torino, colpì profondamente la comunità e la sua famiglia. La sua vita breve ma intensa lasciò un’impronta indelebile nella società torinese e nella Chiesa. Migliaia di persone, i tanti poveri che aveva visitato e aiutato, parteciparono al suo funerale, testimoniando l’impatto del suo lavoro e della sua fede sulla città.
Il padre stesso rimase fortemente colpito, confessando che evidentemente “non conosceva bene suo figlio”. La conversione del padre che, da ateo convinto abbraccio la fede negli ultimi anni di vita, è considerato il primo miracolo di Pier Giorgio. La beatificazione avvenne nel 1990 riconoscendo ufficialmente la sua santità e il suo esempio come laico cattolico impegnato socialmente. Giovanni Paolo II lo descrisse come il “giovane delle otto beatitudini” per la sua capacità di vivere la fede in modo concreto, integrando l’evangelizzazione e il servizio sociale nella sua vita quotidiana. La storia di Pier Giorgio è un esempio luminoso di come la fede possa trasformare la vita di una persona e di come questa trasformazione possa estendersi alla comunità più ampia.
Il suo impegno per la giustizia e per i poveri continua a ispirare molti, soprattutto i giovani, a vivere una vita di dedizione agli altri, radicata in una fede profonda e attiva. La “scelta religiosa” in Pier Giorgio Frassati è una scelta radicale di vita: preghiera che diventa servizio, libertà di coscienza che non chiede privilegi, carità che si misura nei fatti. Piergiorgio ricorda che il cristianesimo è universale e si verifica nelle opere: casa, lavoro dignitoso, accoglienza reale, tutela dei fragili.

Se il richiamo religioso serve a compattare un campo politico o a tentare di servire una ideologia piuttosto che allargare diritti e dignità, allora si tradisce la scelta religiosa e il cristianesimo. Scelta religiosa non significa astrazione dalla realtà, ma mettere al primo posto il messaggio evangelico che diventa rivoluzionario anche dal punto di vista sociale. Non a caso, in un momento in cui il fascismo aveva solo parzialmente mostrato il suo volto più becero e riscuoteva ampio credito fra molta parte della popolazione, anche fra molti cattolici, egli scelse di essere uno dei primi antifascisti della storia italiana. All’altezza di Frassati c’è solo una politica che mette la persona prima del consenso o prima dell’ideologia.










