Ai Overview: I recenti dati diffusi dall’Istat documentano una diffusa problematica legata agli atti prevaricatori tra gli adolescenti, con il 68,5% dei giovani coinvolto in episodi offensivi nell’ultimo anno. La violenza si sta progressivamente spostando dagli ambienti fisici scolastici agli spazi digitali, determinando un sensibile incremento delle dinamiche di isolamento psicologico. Si evidenzia, inoltre, una marcata difficoltà da parte delle vittime nel riconoscere e segnalare tempestivamente gli abusi sistematici. In questo quadro, ulteriormente complicato dall’aumento delle aggressioni rivolte ai docenti, le istituzioni intervengono attraverso strumenti di monitoraggio come la Piattaforma ELISA e specifiche misure legali volte a tutelare i minori vittime di cyberbullismo.
L’indagine statistica e l’evoluzione digitale del fenomeno
Nel 2023, il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha dichiarato di essere stato vittima di almeno un comportamento offensivo, irrispettoso o violento, online e/o offline, nei dodici mesi precedenti la rilevazione. Il 21% ha riferito di aver subito episodi di bullismo, ovvero comportamenti ripetuti più volte al mese, mentre per l’8% le vessazioni si sono verificate più volte a settimana. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto Istat Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi, pubblicato lo scorso anno.
Numeri preoccupanti, tornati al centro del dibattito durante gli Stati generali dell’educazione e della prevenzione, che si sono svolti lo scorso 2 novembre alla Camera dei Deputati. Una riflessione che acquista ancora più significato oggi, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza e il bullismo a scuola, istituita dall’UNESCO. Ad emergere è soprattutto lo spazio in cui si si consumano atti di bullismo, sempre meno visibili e più dematerializzati. Al centro, infatti, non più soltanto negli spazi scolastici, ma il mondo digitale, le chat di gruppo e le piattaforme social.
A sottolineare quanto il fenomeno sia cambiato insieme al contesto in cui crescono le nuove generazioni è stato Enzo Amich, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la sostenibilità digitale e la sovranità tecnologica e promotore dell’iniziativa. Nel suo intervento di apertura ha evidenziato come «oggi bullismo, isolamento e fragilità passino soprattutto dagli spazi digitali, dove nessuno da solo può arrivare». Ha quindi ricordato il lavoro dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, impegnato «nel creare occasioni di confronto e nel costruire una rete tra tutti gli attori che contribuiscono alla prevenzione del bullismo e del disagio giovanile».
Le forme invisibili di prevaricazione e le difficoltà di riconoscimento
I fatti dei giorni scorsi a Milano e Bologna riportano inoltre l’attenzione sulla violenza fisica che, pur rappresentando una parte del fenomeno, sembra assumere forme sempre più cruente. Ma accanto alle aggressioni, a fare paura sono anche le forme meno visibili di violenza: l’emarginazione psicologica e l’esclusione deliberata, che colpiscono oltre il 16% degli adolescenti. Per un ragazzo o una ragazza, oggi, uno degli incubi peggiori può essere proprio il vuoto attorno: essere ignorati sistematicamente, isolati o tagliati fuori dai gruppi online nei quali si costruisce una parte importante della vita sociale della classe.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è la difficoltà di riconoscere queste forme di violenza. Secondo le ultime indagini del CNR e dell’ISTAT, il 40% dei giovani non sarebbe in grado di identificare la violenza psicologica e tende a normalizzarla. Frasi taglienti, insulti mascherati da meme ed esclusioni ripetute da un’attività vengono così liquidati con un «era solo uno scherzo». Ma quando l’umiliazione diventa sistematica, lo scherzo non è più uno scherzo.
Proprio per aiutare i ragazzi a riconoscere il fenomeno, l’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile dedica sul proprio portale una sezione specifica ai più giovani. Uno spazio in cui viene spiegato che cosa sia davvero il bullismo: «Non è solo uno scherzo pesante o una presa in giro. Si tratta di qualcosa di molto più serio. Quando una persona viene esclusa, umiliata o aggredita in modo ripetuto, sia da un singolo che da un gruppo, siamo di fronte a un vero e proprio atto di bullismo». La sezione approfondisce inoltre le diverse forme di prevaricazione, il ruolo di chi assiste in silenzio senza intervenire e le indicazioni da seguire quando si è vittime di bullismo o cyberbullismo, con particolare attenzione alla prevenzione.
Una crisi relazionale che colpisce anche i docenti
Il cortocircuito nelle relazioni non risparmia gli adulti e il mondo della scuola. Il monitoraggio evidenzia un segnale di forte malessere anche nel rapporto tra studenti e insegnanti: le aggressioni dirette ai docenti sono triplicate, arrivando a interessare il 3,6% dei casi. Un dato che restituisce la dimensione di una difficoltà più ampia nel riconoscere l’autorità e nel gestire i conflitti attraverso il dialogo, da parte dei ragazzi e, talvolta, anche delle famiglie.
Come difendersi: gli strumenti a disposizione di ragazzi e famiglie
Interrompere questa catena è possibile, ma il primo passo è riconoscere la violenza e non sottovalutarla. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito porta avanti da anni la Piattaforma ELISA, un sistema di monitoraggio continuo che consente alle scuole di mappare il fenomeno e di formare docenti referenti, figure specifiche alle quali studenti e genitori possono rivolgersi in riservatezza.
Esistono inoltre strumenti di tutela legale per intervenire quando la violenza si sposta online. Se un minore è vittima di cyberbullismo, ad esempio attraverso la diffusione in rete di foto o video offensivi, lui stesso o i genitori possono presentare una segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali e chiedere la rimozione o il blocco dei contenuti. La normativa prevede un intervento entro 48 ore dalla richiesta.
Un altro strumento è l’ammonimento del Questore, previsto per gli atti di cyberbullismo commessi da minorenni. Si tratta di un provvedimento formale: il ragazzo responsabile e i genitori vengono convocati in Questura per un richiamo alla responsabilità. Una misura che può contribuire a interrompere i comportamenti persecutori senza arrivare, in questa fase, all’avvio di un procedimento penale.
Il bullismo prospera dove c’è silenzio e dove i confini tra lo scherzo e l’umiliazione diventano sempre più sfumati. Per questo la prevenzione non può essere affidata soltanto alla scuola o alle famiglie, né limitarsi a interventi successivi agli episodi di violenza. Occorre imparare a riconoscere i segnali, ascoltare chi fatica a chiedere aiuto e restituire alle parole il loro peso. Anche agli smartphone, che fanno ormai parte della quotidianità dei ragazzi, va restituito il loro ruolo di strumenti di relazione e non di armi.













