Un’occasione di approfondimento sulla figura di un gigante della teologia moderna, riletta attraverso gli occhi di uno dei suoi più attenti studiosi contemporanei. Nella cornice della parrocchia di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, l’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, monsignor Fortunato Morrone, ha offerto una riflessione articolata su san John Henry Newman, in prossimità dell’anniversario della sua nascita. L’incontro non si è limitato a una commemorazione accademica, ma ha toccato i nodi vitali dell’esperienza credente: il rapporto tra ragione e sentimento, il primato della coscienza e la natura relazionale della fede. Di fronte a un uditorio qualificato, il presule reggino, forte anche del suo ruolo all’interno del Dicastero per le cause dei santi, ha tratteggiato il percorso spirituale del cardinale inglese, evidenziandone la perenne attualità per l’uomo d’oggi alla ricerca di un approdo sicuro tra le incertezze del tempo presente.
L’incontro a Roma e la passione per la verità
Oggi, 21 febbraio ricorre l’anniversario della nascita di san John Henry Newman, figura centrale del pensiero teologico e spirituale dell’età contemporanea. La sera di lunedì scorso, 16 febbraio, la sala San Bernardo della parrocchia di Santa Croce in Gerusalemme ha ospitato un momento di condivisione intitolato “Il sorgere della fede, una risposta alle esigenze dell’uomo. La testimonianza di san J.H. Newman”. L’incontro ha visto come relatore l’arcivescovo di Reggio Calabria, monsignor Fortunato Morrone, membro del Dicastero per le cause dei santi e tra i principali studiosi dell’opera del teologo inglese. Al tavolo dei relatori sedeva anche il parroco e vicario per la vita consacrata della diocesi di Roma, monsignor Antonio Panfili, che ha introdotto e moderato i lavori; tra l’assemblea c’era anche il vescovo emerito di Civita Castellana monsignor Romano Rossi, a sua volta membro del dicastero per le cause dei santi. L’intervento di monsignor Morrone ha tracciato il profilo di Newman muovendo da un presupposto cardine: la fede cristiana non si esaurisce in un apparato dottrinale o in una consuetudine etica, semmai scaturisce da un’esperienza di vita e dall’incontro con una presenza che precede l’essere umano. Attingendo agli scritti autobiografici e ai sermoni del santo, l’arcivescovo di Reggio Calabria ha evidenziato come l’intero itinerario di Newman sia stato segnato da un’inesauribile passione per la verità, vissuta con realismo e onestà intellettuale. A questo proposito, ha ricordato le parole pronunciate dal teologo nel 1879, in occasione del suo ringraziamento per l’elevazione alla porpora cardinalizia: «Nella mia lunga vita ho commesso molti sbagli, non ho nulla di quella sublime perfezione che si trova negli scritti dei santi». Un’ammissione di umiltà a cui faceva subito seguito una lucida precisazione sul proprio operato: «Ma ciò che credo di poter dire riguardo a tutto ciò che ho scritto è questo: la mia retta intenzione, l’assenza di scopi personali».
Il cuore parla al cuore: la coscienza come santuario
Nel corso dell’esposizione è emerso con chiarezza il concetto di fede inteso come atto fiduciario, una dinamica che coinvolge non solo la ragione, ma l’intera esistenza della persona. Il presule pitagorico ha richiamato il celebre motto di Newman, mutuato dall’esperienza spirituale di san Francesco di Sales: «il cuore parla al cuore». La trasmissione della fede, secondo questa impostazione, non avviene primariamente attraverso deduzioni logiche, ma per contagio e prossimità, subendo l’influenza di persone e di volti che testimoniano un vissuto autentico. È in tale cornice che si inserisce il ruolo cruciale della coscienza, intesa come un santuario interiore che deve essere costantemente illuminato e non come un semplice rifugio dei propri pensieri individuali. A testimonianza di questa radicale libertà interiore, monsignor Morrone ha citato una delle affermazioni più note del santo: «Io se devo fare un brindisi, prima faccio un brindisi alla mia coscienza e poi al Papa».
Un metodo per l’uomo contemporaneo
La relazione, arricchita dai riferimenti alla vasta produzione newmaniana come la Grammatica dell’assenso e l’Apologia pro vita sua, ha poi lasciato spazio a un ampio dibattito con l’assemblea. Le domande del pubblico hanno permesso di declinare il pensiero di Newman nella quotidianità odierna, interrogandosi su come recuperare il coraggio della relazione autentica superando la rigidità delle abitudini acquisite. Il confronto ha evidenziato la permanente attualità di una proposta cristiana che rifugge gli opposti scogli del razionalismo astratto e del sentimentalismo, fondandosi su una certezza morale che affonda le sue radici nell’amore e nella fiducia. Il lascito di san John Henry Newman indica ancora oggi un metodo per l’uomo in cerca di risposte, ben sintetizzato dalle parole della sua celebre preghiera recitata al termine dell’incontro: «Resta con me, o Gesù, e allora comincerò a risplendere come tu risplendi, a risplendere così da essere luce per gli altri».













