Il tempo liturgico che conduce alla Pasqua si apre con un forte richiamo all’introspezione e alla verifica del proprio cammino di fede. È un momento scandito dall’imposizione delle ceneri, gesto che richiama la fragilità umana ma anche l’urgenza di un rinnovamento spirituale autentico. In un frangente storico segnato da conflitti e da un diffuso senso di rassegnazione, la Chiesa invita i fedeli non a una formale osservanza dei riti, bensì a un profondo cambio di mentalità. Al centro della riflessione si pone l’autenticità della testimonianza cristiana, talvolta offuscata dalle incoerenze, e la riscoperta del Vangelo come fonte di speranza capace di sfidare le logiche della violenza e dell’arroganza. Questo itinerario non si configura come un percorso solitario, ma come un’esperienza comunitaria, un movimento sinodale che coinvolge tutto il popolo di Dio in un processo di purificazione e di riscoperta della propria identità battesimale, per educare il cuore alla verità e alla solidarietà.
La domanda sulla coerenza della testimonianza
Con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima. È il momento della conversione e del ritorno al Signore, della riscoperta della comunione con Lui, della purificazione del nostro cuore. Perché si dovrebbe dire tra i popoli: «Dov’è il loro Dio?» (Gl 2, 17b). è quella domanda interrogativa che nasce di fronte alla povertà della testimonianza che noi rendiamo al Signore. Siamo la Chiesa del Signore, il suo popolo, il corpo stesso di Cristo, però dobbiamo riconoscere che la testimonianza che noi rendiamo al Signore non è così limpida, non è così trasparente come dovrebbe essere, non risplende sopra la nostra esperienza di Chiesa tutta la bellezza del Signore.
Un invito a cambiare strada
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza, ascolteremo nella liturgia: il tempo fissato da Dio per il compimento delle sue promesse è venuto. Dio si è avvicinato a noi e si presenta tramite il Figlio. Siamo invitati a riconoscerlo e a credere nella sua azione di salvezza. Ecco la parola d’ordine che ci viene data con l’imposizione delle ceneri: Convertitevi e credete al vangelo. Convertirsi significa cambiare rotta, cambiare riferimenti, orientare diversamente speranze e sicurezze per la vita. Noi percepiamo questo verbo come un imperativo, mentre reca un invito, porta una preghiera. Cambiate strada: non è la richiesta di obbedienza, ma l’offerta di un’opportunità.
La forza della Parola contro la rassegnazione
Credete al vangelo cioè ascoltate la novità, la bella notizia! Ma quale bella notizia si può mai attendere ancora in un mondo che sembra sazio di violenza, arrogante e belligerante? In un mondo che appare disperato e rassegnato a non aspettarsi più niente di buono, a non credere a più nessuno, a non alzare più di tanto il tiro delle proprie aspettative? Il vangelo stimola un sussulto di coraggio e di speranza: prendere coscienza della realtà e sperare che è possibile ancora qualcosa di diverso che non soffoca il cuore. Ma è possibile liberare il cuore? E come? La prima risposta è evidente: con la Parola di Dio. La Parola di Dio ci porta le promesse di Dio, i suoi desideri, i suoi insegnamenti. Solo quando la Parola avrà preso dimora dentro di noi diventa carne nella vita quotidiana attraverso scelte concrete e fedeltà. Ma se desideriamo davvero un cammino di conversione, la strada necessaria è questa: accogliere la presenza di Dio non come un concetto astratto, ma come una presenza viva e operante dentro di noi, capace di guidare le scelte e trasformare il cuore.
Accogliere il dono della riconciliazione
Lasciatevi riconciliare con Dio, ci esorta Paolo. Non dice: «riconciliatevi», come se la riconciliazione fosse un’attività nostra, ma: «lasciatevi riconciliare», perché è l’opera di Dio. Per noi si tratta solo di accogliere un dono, di ricevere un atto di amore. Ma perché allora l’amore di Dio e del prossimo non ci attirano con forza sufficiente? La risposta non è difficile: l’amore fiorisce in un cuore libero, che sappia stare davanti alla vita nella semplicità e nella povertà. Mentre il nostro cuore è ingombro. Lo ingombrano innanzitutto le abitudini del passato, le nostre certezze, che pesano poco o tanto. C’è un atteggiamento di fondo da tenere: davanti a Lui non ci sono maschere che possano sottrarre allo sguardo. Davanti a Dio s’impara la semplicità del cuore, la trasparenza. È necessario essere capaci di scegliere, non per un vantaggio personale, ma per amore della verità e del bene di tutti.
Una comunità educante in cammino sinodale
Le comunità sono chiamate ad offrire, soprattutto in questo tempo favorevole, il loro contributo e sollecitare quello di tutti perché la società diventi sempre più luogo aperto all’educazione, favorendo condizioni e stili di vita sani, promuovendo lo sviluppo integrale della persona per educare all’accoglienza dell’altro e al discernimento della verità, alla solidarietà e alla sobrietà. Il “cammino”, sempre nuovo, che si apre deve essere fatto insieme sinodalmente da un popoloconsapevole delle proprie fragilitàma che non si rassegna al proprio peccato e sa sperare nella grazia di Dio.













