Avvenire di Calabria

Da quanto trapela, il giudizio dei magistrati sarebbe durissimo nei confronti del primo cittadino

Mimmo Lucano, depositate le motivazioni del Riesame

Redazione Web

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Mimmo Lucano, depositate le motivazioni del Riesame. Da quanto trapela, il giudizio dei magistrati sarebbe durissimo nei confronti del primo cittadino di Riace coinvolto nell'inchiesta ''Xenia'' portata avanti dai pm di Locri. «Volontà pervicace e inarrestabile di mantenere quel sistema - si legge - rilucente all'esterno, ma davvero opaco e inverminato da mille illegalità al suo interno». Il perché è presto detto: «A far da padrone il tornaconto politico-elettorale del Lucano che in più di un'occasione fa la conta dei voti che gli sarebbero derivati dalle persone impiegate presso le associazioni e-o destinatarie di borse lavoro e prestazioni occasionali, persone molte delle quali inutili a fini lavorativi o addirittura non espletanti l'incarico loro affidato, sovrabbondanti rispetto ai bisogni eppure assunte o remunerate anche in via occasionale per il ritorno politico-elettorale».

 
Deduzioni che sarebbero tratte dalla condotta dello stesso Lucano: «Non può gestire la cosa pubblica; egli è totalmente incapace di farlo, e quel che ancora più rileva, in nome di principi umanitari ed in nome di diritti costituzionalmente garantiti viola la legge con naturalezza e spregiudicatezza allarmanti». Infine i magistrati tornato sulla gestione del denaro e sul sistema clientelare delle associazioni: «Allarma peraltro il disprezzo e lo sciupio, nella migliore delle ipotesi, del denaro pubblico ed il ruolo attivo del Lucano nel destinarlo a finalità diverse per le quali veniva erogato, la sua inerzia nel tollerare sottrazioni e distrazioni di denaro da parte di quel nugolo indistinto di persone entrate a far parte delle associazioni».
 
Al momento non si registra alcuna reazione pubblica da parte del sindaco sospeso di Riacem né dei suoi legali.

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