Monsignor Alberto Torriani al Villaggio dei Giovani: «Educare oggi significa dire ai ragazzi che la loro vita conta davvero»

Visita Monsignor Torriani Attendiamoci

Una giornata intera dedicata all’ascolto e al confronto, per toccare con mano una realtà che fa dell’accoglienza e della formazione i suoi pilastri fondamentali. Venerdì 31 gennaio, l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Alberto Torriani, ha fatto visita al Villaggio dei Giovani di Reggio Calabria. In qualità di delegato della Conferenza Episcopale Calabra per la Pastorale Giovanile, dell’Educazione, della Scuola e dell’Università, il presule si è immerso nella quotidianità della struttura, incontrando non solo i responsabili, ma soprattutto i ragazzi che abitano e animano questo spazio. L’appuntamento non si è limitato a un saluto formale, ma si è sviluppato attraverso momenti di dialogo, preghiera e convivialità, ponendo al centro una riflessione urgente sul ruolo dell’educazione in un’epoca caratterizzata da incertezze e frammentazione sociale.

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Un luogo abitato dalla relazione educativa

Ci sono giornate che non si esauriscono nella sequenza degli appuntamenti, ma lasciano una traccia più profonda, perché mettono in relazione parole, persone e luoghi. È quanto accaduto il 31 gennaio al Villaggio dei Giovani, durante la visita di S.E. Alberto Torriani, arcivescovo di Crotone–Santa Severina e delegato della Conferenza Episcopale Calabra per la Pastorale Giovanile, dell’Educazione, della Scuola e dell’Università. La visita si è svolta lungo l’arco dell’intera giornata e ha permesso all’arcivescovo di entrare in contatto diretto con uno spazio educativo che non si limita a “fare attività”, ma prova a custodire una domanda più radicale: che cosa significa oggi accompagnare la crescita dei giovani in un tempo segnato da stanchezza, frammentazione e disorientamento? Il Villaggio dei Giovani, con i suoi spazi e le sue pratiche quotidiane, si è presentato come un luogo abitato prima ancora che organizzato. Un contesto in cui la dimensione comunitaria non è un accessorio, ma una scelta educativa precisa, che riconosce nella relazione il primo strumento di formazione. La visita agli ambienti e l’incontro con operatori e volontari hanno restituito l’immagine di un’esperienza che cerca di tenere insieme concretezza e visione, quotidianità e orizzonte.

Il confronto con gli universitari: il rischio dell’anestesia

Nel pomeriggio, l’incontro con i soci, adulti e i giovani universitari ha dato forma a un dialogo schietto, lontano sia dalla retorica generazionale sia dalla semplificazione dei problemi. Al centro del confronto è emersa una consapevolezza condivisa: il rischio più grande, oggi, non è tanto il conflitto aperto, quanto una sorta di anestesia collettiva, una vita che procede senza interrogarsi, senza attendere nulla, senza esporsi davvero. È il tempo dell’“accontentarsi”, che abbassa l’orizzonte e riduce le possibilità.

La celebrazione serale e la responsabilità di chi guida

In serata, la celebrazione comunitaria ha raccolto e rilanciato questo filo. La riflessione proposta ha restituito alle parole un peso specifico, condensandosi in un’espressione tanto semplice quanto esigente: «La tua vita conta». Non uno slogan motivazionale, ma un’affermazione che chiama in causa la responsabilità di chi educa, accompagna, guida. Dire che una vita conta significa riconoscerla come degna di tempo, di ascolto, di fiducia; significa opporsi a ogni forma di riduzione utilitaristica o di rassegnazione silenziosa.

Accanto ai momenti pubblici, la giornata è stata attraversata anche da tempi di convivialità, come il pranzo con i ragazzi impegnati nell’esperienza di vita comunitaria della Bet Midrash e la cena con i giovani durante la serata di sensibilizzazione. Momenti ordinari, ma non marginali, perché capaci di prolungare il dialogo in una dimensione informale, dove le parole trovano carne nella condivisione e nella prossimità.

Educare come gesto culturale e visione di futuro

La visita di monsignor Torriani si inserisce così in una riflessione più ampia sul senso dell’educazione oggi. Educare non come addestramento né come protezione, ma come gesto culturale: resistere alla tentazione dell’accontentarsi, tenere aperta la domanda sul futuro, continuare a credere che ogni giovane sia portatore di una possibilità che merita di essere presa sul serio. In questo orizzonte, il Villaggio dei Giovani appare non solo come uno spazio fisico, ma come una soglia: un luogo in cui fermarsi, essere riconosciuti, e poi ripartire. Con una certezza semplice e impegnativa insieme: la vita, ogni vita, conta.

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