Monsignor Francesco Oliva compie 75 anni: la gratitudine della Chiesa di Locri per il suo pastore

Dodici anni di cammino condiviso all’insegna della concretezza: dalla lotta per la legalità al sostegno verso le famiglie
Monsignor Francesco Oliva

Il compimento del settantacinquesimo anno di età rappresenta, per ogni vescovo, una tappa fondamentale stabilita dal Codice di Diritto Canonico, che prevede la presentazione della rinuncia all’ufficio pastorale nelle mani del Santo Padre. Per la diocesi di Locri-Gerace, questa ricorrenza assume oggi un significato particolare, coincidente con il compleanno di monsignor Francesco Oliva. Arrivato alla guida della comunità locrese nel luglio 2014, il presule ha attraversato oltre un decennio di sfide sociali ed ecclesiali in un territorio complesso, diventandone una voce autorevole. In questa circostanza, il Vicario Generale, don Pietro Romeo, ha inteso interpretare i sentimenti del clero e dei fedeli attraverso una lettera aperta che non si limita agli auguri di rito, ma traccia un bilancio dell’operato svolto. Dalle iniziative concrete per l’occupazione alla valorizzazione del patrimonio culturale come leva di sviluppo, fino alla costante e franca interlocuzione con le istituzioni civili sui temi della sanità e delle infrastrutture, la missiva ripercorre i tratti salienti di un episcopato caratterizzato dalla presenza fisica nelle dinamiche quotidiane della Locride.

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Un passaggio storico per la Diocesi

È il giorno della festa, ma anche della gratitudine per la Chiesa di Locri-Gerace che oggi si stringe attorno al suo pastore. Il settantacinquesimo compleanno di monsignor Francesco Oliva, vescovo della diocesi locrese, segna un passaggio storico e anagrafico rilevante che il Vicario Generale, don Pietro Romeo, ha voluto sottolineare con una lettera aperta indirizzata alla comunità e al presule. Si tratta di un’occasione per rileggere dodici anni di cammino condiviso iniziati nel luglio del 2014, durante i quali la guida episcopale è diventata un punto di riferimento spirituale e sociale per un territorio complesso.

La concretezza come tratto distintivo

Al centro della riflessione proposta dal Vicario generale vi è un tratto distintivo che ha caratterizzato l’intero mandato: la capacità di tradurre la fede in opere tangibili. «Se volessimo riassumere l’episcopato di Mons. Oliva con una sola parola, questa sarebbe concretezza» scrive don Romeo, evidenziando come il vescovo abbia interpretato il suo ruolo «camminando sulle strade della Locride, sporcandosi le mani con le difficoltà quotidiane» e fuggendo ogni formalismo. La sua azione pastorale non si è limitata all’annuncio, ma ha abbracciato la denuncia delle ingiustizie e la promozione della dignità del lavoro, trasformando la Curia in un vero e proprio «laboratorio di partecipazione attiva».

Riscatto culturale e impegno sociale

L’impegno per la legalità e la valorizzazione del patrimonio diocesano sono stati due dei pilastri fondamentali di questi anni. Il recupero della bellezza artistica, con Gerace in prima linea, non è stato inteso come un semplice esercizio estetico, bensì come un «volano di riscatto culturale, economico e sociale». Parallelamente, l’attenzione si è rivolta alle fasce più deboli attraverso il potenziamento delle strutture Caritas e l’accoglienza ai migranti, rendendo la diocesi una «casa aperta» alle nuove povertà. Significativo è stato anche l’impulso dato all’imprenditoria sociale e all’utilizzo dei fondi del Pnrr, che «si sono tramutati in progetti che hanno contribuito a dare lavoro per decine di famiglie», dimostrando concretamente che restare in Calabria è una scelta possibile.

Una voce profetica tra la gente

Nel rapporto con le istituzioni, monsignor Oliva ha mantenuto una voce profetica e libera, agendo come «pungolo costante per la politica» su temi cruciali quali la sanità, le infrastrutture e l’emergenza ambientale. La sua visione di una Chiesa in uscita lo ha portato ad attraversare le periferie esistenziali durante la Visita Pastorale, coltivando il desiderio di una comunità che cresce in modo sinodale. Il traguardo odierno dei 75 anni comporta, secondo il diritto canonico, la presentazione delle dimissioni, ma al di là degli adempimenti burocratici resta il legame profondo con la gente. «Ciò che conta oggi è la gratitudine di una comunità che ha visto nel proprio Vescovo un uomo umile, un lavoratore instancabile e un padre premuroso» conclude don Pietro Romeo, auspicando che i semi gettati in questo decennio continuino a generare frutti per tutta la Locride.

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