Il 21 aprile la Chiesa celebra il primo anniversario della scomparsa di Papa Francesco, a dodici mesi dal suo ritorno alla Casa del Padre. Il ricordo del Pontefice spinge oggi a una riflessione non soltanto sulla sua opera dottrinale e pastorale, ma anche sulla portata del suo magistero pedagogico. Dalla vicinanza concreta verso le periferie esistenziali all’attenzione rivolta alla cura dell’ambiente e alla formazione delle nuove generazioni, la sua eredità si manifesta in una serie di gesti e insegnamenti che hanno segnato profondamente il percorso della comunità ecclesiale contemporanea.
Il ricordo di una missione pastorale vicina agli ultimi
Domani 21 aprile la Chiesa tutta ricorderà Papa Francesco nel primo anniversario del suo ritorno tra le braccia calorose del Padre. Infatti, era il 21 aprile, festa del Lunedì dell’Angelo, alle 7.35, presso la Casa Santa Marta in Vaticano, Papa Bergoglio lasciava la Chiesa terrena per quella Celeste. Ora le sue spoglie, secondo la sua volontà, riposano nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. Quel giorno il mondo intero perdeva il suo vecchio grande “Parroco”, com’è stato da molti definito, per la sua particolare e costante attenzione, non solo ai palazzi delle grandi città prossimi alle chiese, ma soprattutto ai casolari diroccati, dispersi ed isolati delle campagne e delle periferie urbane. Inoltre, la sua parola, i suoi discorsi, aveva una straordinaria capacità di arrivare e di toccare direttamente al cuore delle persone che lo ascoltavano volentieri e con attenzione.
Di Papa Francesco, dopo la sua morte, si è molto scritto sulla sua teologia missionaria, sulle sue qualità umane, sulla sua cura pastorale, sulla sua attenzione agli scarti della società (poveri, anziani, immigrati, bambini, vittime di violenza e guerre); molto di più si potrebbe scrivere, e certamente si farà, sul suo pensiero ecclesiologico, sui suoi insegnamenti dottrinali e sulla sua grande spiritualità.
La sensibilità educativa tra i detenuti
Tuttavia, poco si è scritto sul pensiero pedagogico di Papa Bergoglio, sulla sua sensibilità e sulla connotazione educativa dei suoi gesti. È significativo che dopo la sua elezione, avvenuta il 13 marzo del 2013, abbia fatto, il successivo 28 marzo, Giovedì Santo, la sua prima visita pastorale, fuori dal Vaticano, andando a visitare i ragazzi detenuti presso l’Istituto Penale Minorile di “Casal del Marmo”. Risuona ancora nelle orecchie di tutti gli operatori penitenziari, dei detenuti e di molti ragazzi che vivono in situazioni di particolare disagio, il suo saluto finale ai giovani ospiti ristretti dell’Istituto: «Non lasciatevi rubare la speranza!», ripetuto due volte! Anche l’ultimo abbraccio fuori dal Vaticano, il grande Francesco, l’ha riservato ai detenuti del carcere di Regina Coeli, il 17 aprile quattro giorni prima di morire, sempre di Giovedì Santo. Non si può non evidenziare che in ogni suo viaggio, Papa Bergoglio, ha sempre riservato del tempo a visitare i detenuti delle carceri.
La figura di San Giuseppe nel magistero
Chiaramente lo scopo primario delle sue visite non è stato solo pedagogico o filantropico, ma strettamente religioso, in vista della testimonianza della fede, ma è interessante che lo abbia fatto ricorrendo alla sensibilità di un gesto profondamente educativo e con tutte le sue implicanze umane. Nel pensiero degli educatori tutti certamente trova posto la catechesi fatta in occasione dell’Udienza generale di mercoledì 19 marzo 2014 sulla figura di San Giuseppe educatore. In quella Catechesi il grande Papa proponeva San Giuseppe come «il modello dell’educatore, che custodisce e accompagna Gesù nel suo cammino di crescita in sapienza, età e grazia». Papa Francesco era molto devoto a San Giuseppe e spesso nei suoi discorsi lo porta come esempio di vita cristiana. Anche la sua Messa di inizio di pontificato è stata celebrata il giorno 19 marzo.
L’impegno per la custodia del creato
In tantissimi suoi discorsi si possono trovare riflessioni profonde ed indicazioni, semplici e concrete, sugli aspetti fondamentali e comuni della missione educativa. Inoltre, quasi tutte le sue encicliche possono essere lette in chiave pedagogica. In particolare, la “Laudato Si” ha questa connotazione e può correttamente essere considerata il primo trattato di teologia dell’educazione ambientale. Infatti, essa è il primo documento della storia della Chiesa dedicato interamente alla cura dell’ambiente. Altri pontefici in passato hanno parlato di tale argomento, ma Francesco in esso denuncia la radice umana della crisi ecologica. Il suo merito è di aver dato giusto risalto alla questione ambientale lasciata per lungo tempo ai margini della discussione politica, sociale e soprattutto teologica. L’Enciclica ha dato alla questione ambientale, con un approccio integrale, dignità alla tematica, unitamente ad una dimensione universale pubblica e non ristretta solo all’ambito scientifico e a dei cultori della materia.
L’accompagnamento costante dei giovani
Papa Francesco, nei suoi dodici anni di pontificato, ha dimostrato di avere una particolare attenzione alla cura delle giovani generazioni ed alla valenza educativa della trasmissione della fede. Nel messaggio che ha inviato il 24 agosto 2024 alla route nazionale dei capi scout dell’Agesci, li invitava, nella loro missione educativa, ad “Accompagnare con sapienza e sostenere con affetto”, parole che condensano e sintetizzano tutta la sua passione educativa e che tutti coloro che svolgono una funzione pedagogica nella Chiesa, e non solo, dovrebbero custodire come stella polare nella loro missione educativa. Grazie Papa Francesco.
*educatore e docente di Pedagogia Religiosa presso l’ISSR di Reggio Calabria













