News dal mondo Ai: pioggia di miliardi su OpenAI, ma gli americani si fidano sempre meno

finanziamenti in borsa Openai

Il panorama dell’intelligenza artificiale registra una fase di marcato contrasto tra le dinamiche finanziarie e la percezione pubblica. Da una parte, le grandi aziende del settore continuano ad attrarre ingenti capitali, con operazioni che coinvolgono i principali attori tecnologici globali e consolidano i bilanci aziendali. Contemporaneamente, il comparto si trova a gestire criticità tecniche e operative, come il recente rilascio accidentale di codici sorgente su piattaforme pubbliche. A fare da contrappeso alle logiche di mercato vi è l’atteggiamento degli utenti: recenti rilevazioni statistiche evidenziano un incremento nell’utilizzo quotidiano degli strumenti basati sull’intelligenza artificiale, accompagnato tuttavia da una radicata diffidenza per l’affidabilità delle informazioni prodotte e da diffuse e crescenti preoccupazioni per le future ricadute sul mercato del lavoro.

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I nuovi fondi per la società madre di ChatGPT

Centoventidue miliardi di dollari raccolti in un solo round di finanziamento: è la notizia protagonista della giornata di ieri nel mondo dell’intelligenza artificiale; OpenAI, la società madre di ChatGPT, ha chiuso la più grande raccolta fondi della storia, raggiungendo una valutazione di 852 miliardi di dollari. A guidare l’operazione sono stati Amazon, Nvidia, SoftBank e Microsoft: per la prima volta hanno potuto partecipare anche investitori privati, contribuendo con circa 3 miliardi attraverso canali bancari, un chiaro segnale dei lavori in corso verso la quotazione in Borsa, attesa entro fine 2026. La società guidata da Sam Altman genera più di 2 miliardi di dollari al mese di ricavi, la componente enterprise (cioè i clienti aziendali) rappresenta già oltre il 40% del fatturato ed è in crescita sostenuta. OpenAI sta unendo in un’unica superapp ChatGPT, Codex e gli agenti autonomi, dopo aver chiuso Sora, il modello per la generazione video, giudicata troppo costosa.

L’errore umano e il caso Anthropic

Arrivano sorprese anche sul fronte di Anthropic, nota per il chatbot Claude e per il suo approccio alla sicurezza: per un errore umano, il codice sorgente completo di Claude Code — lo strumento di programmazione assistita dall’IA — è finito su una pagina pubblica, quasi duemila file e oltre cinquecentomila righe di codice sono stati pubblicati online involontariamente. Nel giro di poche ore, ovviamente, il codice è stato copiato e “studiato” da migliaia di sviluppatori: cosa hanno scoperto? Sono riusciti a scovare 44 funzionalità nascoste non ancora attivate, tra cui un sistema di memoria persistente e un animale domestico virtuale da attivare tramite terminale. Anthropic ha relegato un problema ad un errore umano, precisando che nessun dato dei clienti è stato violato. Il danno, chiaramente, è soprattutto reputazionale: è il secondo incidente in meno di una settimana per il laboratorio che ha fatto della prudenza il proprio marchio di fabbrica.

Il sondaggio: aumenta l’uso, diminuisce la fiducia

Ma usciamo dai laboratori di Ai ed entriamo nelle storie degli utenti. Un sondaggio della Quinnipiac University ci da la possibilità di comprendere qualcosa in più sul modo di utilizzo dell’Ai. L’indagine, condotta su 1.397 adulti statunitensi, certifica un paradosso: l’uso dell’IA sta aumentando, ma fiducia e ottimismo diminuiscono. Il 51% degli americani usa strumenti di IA per fare ricerche, rispetto al 37% di un anno fa, eppure il 76% si fida delle informazioni generate dall’IA solo “qualche volta” o “quasi mai”. Chetan Jaiswal, docente di informatica alla Quinnipiac, ha commentato: «Gli americani stanno adottando l’IA, ma con profonda esitazione, non con profonda fiducia». Il dato più allarmante riguarda il lavoro: il 70% ritiene che l’IA ridurrà le opportunità occupazionali, quattordici punti in più rispetto a un anno fa; tra i giovani della Generazione Z la percentuale sale all’81%. Il sondaggio rivela anche una differenza legata al reddito: tra chi guadagna oltre 200mila dollari l’anno, il 52% ritiene che l’IA faccia più bene che male; tra chi ne guadagna meno di 50mila, il 60% pensa esattamente il contrario. Solo il 5% crede che l’IA sia sviluppata da persone nei quali vedono rappresentati i propri interessi.

La distanza tra investitori e cittadini

Da un lato, quindi, vediamo OpenAi raccogliere 122 miliardi in un solo giorno, segno di una fiducia incondizionata dei mercati. Dall’altro, la maggioranza di chi usa questi strumenti ogni giorno racconta un approccio fatto di cautela e di scetticismo. Questa differenza merita un’attenta analisi, perché quando il divario tra l’entusiasmo dei mercati e il giudizio della gente diventa troppo ampio, vuol dire che uno dei due è sbagliato. Dove sarà l’errore?

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