Ai Overview: Il dibattito globale sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale evidenzia una netta divergenza tra le preoccupazioni espresse da alcuni leader del settore tecnologico e le posizioni assunte dai governi di Stati Uniti e Cina. Mentre figure come Dario Amodei di Anthropic sollecitano un rallentamento nello sviluppo dei modelli più avanzati per il timore di perdere il controllo sui sistemi o di favorire il crimine informatico, sia la Casa Bianca che Pechino respingono l’ipotesi di frenare la ricerca. L’idea di un coordinamento internazionale per la supervisione dell’intelligenza artificiale appare al momento impraticabile, date le tensioni geopolitiche e le reciproche accuse. Nel frattempo, le grandi aziende continuano a muoversi in autonomia: Microsoft propone un codice di condotta per la gestione in sicurezza dei modelli, mentre Apple accelera sull’integrazione di nuove funzionalità operative nei propri sistemi operativi mobili.
Le reazioni politiche all’appello di Anthropic
Ci credete? Stati Uniti e Cina sono d’accordo sull’intelligenza artificiale…ma su cosa? Sono d’accordo sul fatto che non sia necessario rallentare lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale, proposta avanzata sabato scorso da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che ha pubblicato un lungo articolo in cui sollecita imprese e governi a frenare la corsa ai modelli di frontiera dell’intelligenza artificiale. Tra i rischi elenca la possibilità di perdere il controllo dei sistemi di intelligenza artificiale e la possibilità del loro utilizzo nella pirateria informatica. Anche Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ed Elon Musk, patron di XAi, hanno espresso posizioni simili. Non si è fatta attendere la reazione di Donald Trump, affidata a una serie di messaggi pubblicati a partire da lunedì su Truth Social: il presidente americano ha definito una «HOAX» (cioè una bufala) l’idea che l’intelligenza artificiale possa distruggere l’umanità e l’ha paragonata agli allarmi sul cambiamento climatico. Poi, come se non bastasse, ha accusato Amodei di atteggiarsi a «angioletto perfetto», secondo il presidente Usa l’unico argine che serve all’Ai è un presidente forte e intelligente. Anche da Pechino la reazione è stata piuttosto ferma, soprattutto perché nel suo saggio Amodei chiede di continuare a impedire alla Cina l’accesso ai chip più avanzati. Il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun, ha parlato di inutile allarmismo, mentre il quotidiano filo governativo Global Times ha etichettato la proposta come una mossa da Guerra fredda applicata all’intelligenza artificiale.
La distanza tra le due potenze globali
La verità è che la distanza tra le due potenze resta insanabile, se partiamo dal presupposto che qualsiasi tentativo di rallentare in modo coordinato lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiederebbe proprio la collaborazione di Washington e Pechino, allora capiamo immediatamente che siamo davanti ad uno scenario impossibile. Intervistato dalla Cbs, Amodei si è detto disposto ad affidare la supervisione di questa tecnologia a un adeguato organismo formato dai governi, al fine di evitare che il potere finisca per concentrarsi nelle mani di pochi.
La sicurezza dei sistemi e i nuovi assistenti virtuali
Sul tema della sicurezza è intervenuta anche Microsoft AI, la divisione guidata da Mustafa Suleyman, che ha presentato la bozza di un codice di condotta di 38 pagine destinato ai propri modelli. Il documento stabilisce che i sistemi debbano accettare la possibilità di essere sospesi o spenti e respinge l’idea di riconoscere alle macchine diritti o personalità giuridica; interessante notare, inoltre, che lo stesso Suleyman ha ammesso che il rischio di perdere il controllo dei sistemi di intelligenza artificiale è reale. C’è un dettaglio interessante che rende il suo documento molto partecipativo: la bozza resterà aperta ai commenti del pubblico per sei settimane. Nel frattempo segnaliamo che Apple ha iniziato a distribuire iOS 27 con il nuovo assistente Siri, ora capace di leggere ciò che appare sullo schermo e di compiere azioni all’interno di altre applicazioni, per esempio WhatsApp. Si tratta. al momento, di una versione di prova disponibile in inglese, che non sarà distribuita né in Unione europea né in Cina. Altro che rallentare, la mela pare aver messo il turbo.













