Oggi la Chiesa festeggia San Girolamo Emiliani, fondatore dei Somaschi

Il Santo si dedicò interamente a Dio, accostandosi alle esperienze spirituali e caritative più originali della rinascita religiosa del ‘500
San Girolamo Emiliani somaschi

Oggi la Chiesa festeggia San Girolamo Emiliani, fondatore dei Somaschi. La Congregazione religiosa ha donato un grande pastora all’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova: monsignor Giovanni Ferro.

Oggi la Chiesa festeggia San Girolamo Emiliani, fondatore dei Somaschi

Il fondatore dei Somaschi, Girolamo Emiliani (o Miani) nacque a Venezia nel 1486 da una famiglia nobile (il padre era senatore della Serenissima, la madre era discendente di dogi). Ultimo di quattro fratelli, a soli dieci anni rimase orfano di padre e nel 1506 iniziò la carriera pubblica. Nel 1511 andò a Castelnuovo di Quero a sostituire il fratello Luca, ferito in guerra, e durante un violento assedio nemico (Venezia combatteva allora contro la Lega di Cambrai) venne catturato e imprigionato. Nell’umiliazione del carcere subì una profonda trasformazione interiore, e promise alla Madonna di cambiare vita. Liberato, secondo la tradizione agiografica miracolosamente grazie alla intercessione della Vergine, passando inosservato tra i nemici, andò a Treviso nel santuario di S. Maria Maggiore per sciogliere il suo voto. Al termine del suo mandato a Castelnuovo, nel 1527 abbandonò l’attività militare e politica per occuparsi della vedova di Luca (che era morto nel 1519) e dei tre nipoti, amministrando il loro patrimonio. Più tardi, essendo deceduto un altro fratello, Marco, prese a carico anche i suoi tre figli. Tornato a Venezia di dedicò interamente a Dio, accostandosi alle esperienze spirituali e caritative più originali della rinascita religiosa della prima metà del Cinquecento; nel 1522 era stato fondato per opera di san Gaetano Thiene l’ospedale degli Incurabili e lì Girolamo conobbe anche nel 1527 Gian Piero Carafa (il futuro Paolo IV) che diventò il suo direttore spirituale, e i primi teatini giunti da Roma, che lo coinvolsero nella loro attività a favore dei poveri e degli ammalati. Nel corso della tremenda carestia che infierì nella regione nel biennio 1528-29, il santo prestò assistenza nell’ospedale degli Incurabili e soprattutto in quello del Bersaglio, alla cui direzione era stato posto, accogliendovi tutti quelli che vi si presentavano, ma soprattutto gli orfani e le orfane che raccoglieva dalla strada. Per questi ultimi rilevò una bottega dando vita al pio luogo di S. Basilio, per insegnare loro i primi elementi della dottrina cristiana e per avviarli all’arte della lana.


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Il tifo petecchiale colpì anche lui in quel periodo, riducendolo in fin di vita, ma ne guarì miracolosamente; allora egli decise di rinunciare ad ogni proprietà per dedicarsi interamente ai poveri, ai sofferenti e agli orfani. Nel febbraio 1531 fece formale rinuncia di tutti i suoi beni in favore dei nipoti, dismise gli abiti del suo rango e aprì una nuova bottega per gli orfanelli. Due anni dopo, per esortazione di alcuni amici e dietro invito di alcuni vescovi, cominciò un suo itinerarium caritatis attraverso varie città del Veneto e della Lombardia, dove diede vita a molteplici fondazioni per l’assistenza dei più bisognosi. A Verona riorganizzò una istituzione inaugurata in precedenza da mons. Giberti, a Brescia fondò l’orfanotrofio della Misericordia, passando poi a Bergamo dove ne eresse altri due, uno maschile e uno femminile, aprendo nel 1533 anche una casa di riabilitazione per prostitute convertite. Altri due istituti sorsero a Como per sua iniziativa e successivamente si trasferì a Milano, dove fu accolto favorevolmente da duca Francesco II Sforza, che gli assegnò una casa di pertinenza dell’Ospedale Maggiore per stabilirvisi coi suoi orfani. Anche qui, come già a Bergamo, costituì una congregazione di laici che si occupavano dell’amministrazione economica dell’opera. Ma già in precedenza egli si avvaleva della collaborazione spontanea di alcuni volontari decisi a condividere la sua avventura di carità, tra i quali anche dei sacerdoti, che nel 1532 aveva convocato a Merone per coordinare i metodi di lavoro, in quello che si può definire il primo capitolo generale dell’Ordine che si andava formando con la denominazione di “Compagnia dei servi dei poveri”. Il secondo capitolo di tenne due anni dopo a Somasca, un paese tra Bergamo e Lecco nella valle di S. Martino, da lui scelto come sede centrale dell’istituzione.

Verso la fine del 1536 l‘Emiliani fu invitato dal cardinale Carafa a Roma, ma nei primi mesi dell’anno successivo scoppiò nella valle di S. Martino una epidemia di peste, che contagiò anche lui: ammalatosi il 4 febbraio 1537, morì a Somasca nella notte tra il 7 e l’8 dello stesso mese. Ben presto si sviluppò spontaneamente un culto che venne confermato da san Carlo Borromeo alcuni anni dopo. Girolamo fu beatificato da Benedetto XIV nel 1747 e canonizzato da Clemente XIII il 12 ottobre 1767. Pio XI nel 1928 lo dichiarava patrono universale della gioventù abbandonata. Una sua statua si trova nella basilica di San Pietro fra quelle dei grandi fondatori di ordini religiosi.


PER APPROFONDIRE: Monsignor Ferro, il prudente rivoluzionario della Chiesa reggina


La “Compagnia dei Servi dei poveri” era stata approvata dal cardinale Girolamo Aleandro, nella sua veste di Nunzio papale, il 1° settembre 1535, mentre l’approvazione definitiva fu concessa da papa Pio V nel 1568, con l’elevazione da congregazione a ordine religioso, col nome di Chierici Regolari di Somasca. All’opera di assistenza materiale degli orfani si aggiunsero presto l’insegnamento nei seminari e, soprattutto, l’istruzione dei giovani dell’aristocrazia. L’appoggio economico della nobiltà favorì una rapida diffusione dell’ordine in varie località italiane. Nel corso dei secoli i Somaschi vennero più volte uniti ad altri ordini: tra il 1546 e il 1555 ai Teatini; nel 1566 ai preti riformati di Santa Maria Piccola di Tortona, nel 1612 ai preti del Buon Gesù di Ravenna e, infine, tra il 1616 e il 1647, ai preti della Dottrina Cristiana di Avignone. Nel 1769, inoltre, con la soppressione dei piccoli conventi decretata dalla Repubblica di Venezia, iniziò un lungo periodo di crisi perché alle soppressioni venete seguirono quelle volute da Giuseppe II e da Napoleone, nonché le leggi eversive italiane del 1866 e 1867. L’ordine iniziò a riprendersi nel 1925, quando vennero aperte le prima scuole apostoliche.

Tipica dei Somaschi è la devozione a Maria invocata col titolo di Mater Orphanorum e venerata presso la chiesa di Santa Maria in Aquiro a Roma. Tra gli allievi dei Somaschi si ricordano Alessandro Manzoni, san Luigi Guanella, il beato Giovanni Battista Scalabrini. L’ordine – dedito principalmente all’educazione cristiana della gioventù, soprattutto degli orfani e degli abbandonati, e al ministero parrocchiale – è presente oggi, oltre che in Italia, in Polonia, Romania, Spagna, negli Stati Uniti, in vari paesi dell’America Latina, e nelle Filippine.

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