Peppino Impastato, il giovane che sfidò la mafia di Cinisi dai microfoni di Radio Aut

Peppino Impastato

L’impegno civile di Peppino Impastato rappresenta uno dei momenti più significativi della storia dell’antimafia sociale in Italia. Nato in un contesto familiare contiguo ai clan di Cinisi, il giovane scelse di percorrere una strada di rottura radicale con le logiche mafiose, utilizzando la cultura, l’informazione libera e la satira come strumenti di denuncia. La sua attività, culminata nell’esperienza di Radio Aut, mirava a scardinare il consenso e il silenzio attorno agli affari di Gaetano Badalamenti. La sua morte, avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, fu inizialmente oggetto di gravi depistaggi volti a screditarne la figura, ma la determinazione della famiglia ha infine permesso di accertare la verità processuale, trasformando la sua testimonianza in un punto di riferimento per le successive generazioni di attivisti.

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Le origini e la rottura con il contesto familiare

I cento passi, quelli che negli anni ‘70 erano di fatto la distanza tra la sua casa di famiglia e quella del boss Gaetano Badalamenti, nella storia italiana racconteranno sempre di lui: Peppino Impastato, assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia per non aver mai piegato la testa. Già lui che era nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, proprio da una famiglia legata ai clan. È ancora un ragazzo quando rompe i rapporti con il padre e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa.

L’attività politica e l’esperienza di Radio Aut

Nel 1965 fonda il giornalino “L’Idea socialista” e aderisce al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Dal 1968 in poi milita nei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti ecc.); nel 1977 fonda “Radio Aut”, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini. Il programma più seguito è “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

L’omicidio e il ritrovamento del corpo di Aldo Moro

È il 1978 quando si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio. Quello stesso giorno a Roma viene trovato il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Le telecamere sono tutte puntate sulla Capitale mentre in Sicilia viene inscenato un attentato, in modo tale da fare apparire Peppino Impastato come un attentatore o un suicida. Ma ciò non basta a compromettere la reputazione e l’immagine di Impastato, che infatti pochi giorni dopo, in occasione delle votazioni, viene simbolicamente eletto al Consiglio comunale.

Il percorso giudiziario e la condanna di Gaetano Badalamenti

Dopo la morte sono tanti e lunghi i passaggi nella vicenda giudiziaria che portarono infine all’individuazione dei responsabili del suo omicidio. Per decenni la verità fu oscurata da pesanti depistaggi istituzionali, fino a quando la tenacia della madre Felicia Bartolotta e del fratello Giovanni portò alla riapertura delle indagini. Gaetano Badalamenti fu infine condannato all’ergastolo nel 2002. Per la storia Peppino Impastato era già da quella notte del maggio 1978 un giovane che si ribellava al suo destino già segnato e che denunciava apertamente la mafia fino a pagare con la vita. Una testimonianza di coraggio per tanti ragazzi delle successive generazioni.

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