Avvenire di Calabria

Via le restrizioni, ecco come le realtà associative parrocchiali intendono riprendere le loro attività

Post-covid, le associazioni: «Pronti a ripartire»

Dalle comunità la voglia e il desiderio di riconquistare al più presto i propri spazi

di Ettore Triolo

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Comunità e ripartenza. In questi due anni più volte abbiamo sentito – e abbiamo utilizzato – la parola «ripartenza» e l’abbiamo anche accostata ai nostri percorsi parrocchiali e pastorali. Sia pure con difficoltà - e con molte battute d’arresto - siamo riusciti pian piano, soprattutto in questo ultimo anno, a riprendere alcune delle attività che le restrizioni avevano inizialmente bloccato e poi consentito con forme estremamente limitate.

Fine stato d’emergenza, pronti a riprogrammare la ripartenza

Con la cessazione dello stato d’emergenza e grazie alla configurazione di una road map che ci condurrà pian piano all’eliminazione di molte delle restrizioni che hanno caratterizzato questo periodo, possiamo ora immaginare una vera e propria ripartenza.


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Possiamo immaginare una tarda primavera e soprattutto un’estate caratterizzate dalla ripresa di quelle attività che sempre hanno costituito la normalità dei nostri cammini ecclesiali. Possiamo immaginarlo, certamente.

Post-covid, la nuova sfida

Ma purtroppo dobbiamo fare i conti con la concreta realtà delle nostre comunità, caratterizzate da numeri che si sono molto ridotti e con uno stile con assomiglia più a quello della fruizione di un servizio che alla condivisione di un cammino.

Questo accade perché le nostre comunità non sono delle macchine delle per le quali è sufficiente girare la chiave per riavviare il motore e dare un bel colpo di acceleratore per farle ripartire come se nulla fosse successo.

Questi anni ci hanno insegnato che il senso di responsabilità collettivo e l’impegno comunitario possono affrontare e risolvere crisi anche molti grandi. Questo insegnamento allora possiamo provare ad applicarlo anche alle nostre realtà ecclesiali, iniziando a costruire percorsi accoglienti ed aperti grazie al contributo di tante persone.

Gli spazi da riconquistare

Approfittando delle serate miti che presto si sostituiranno al freddo pungente di questi giorni, potremmo spostare il centro delle nostre attività nei cortili e nelle piazze delle nostre parrocchie, trasformandole in luogo di condivisione; non tanto di cose da fare, ma in spazi liberi nei quali ciascuno potrà portare suggerimenti, indicare priorità, proporre idee per rinnovare il territorio. Spazi che quanti (laici, sacerdoti e religiosi) oggi sono chiamati a vivere la dimensione strutturata della corresponsabilità dovranno abitare con intelligenza e fantasia. Facendo si che in questi luoghi ciascuno possa sentirsi a casa. Possa respirare il profumo anche di quella spiritualità semplice che viene dalla comunione e dalla condivisione.

Luoghi nei quali potersi fermare per riassaporare la dimensione della quotidianità; magari guardando i figli o i nipoti dare quattro calci ad un pallone o giocare a nascondino. Mettendo da parte per qualche ora tutte quelle appendici elettroniche ormai ci accompagnano per gran parte delle nostre giornate.


PER APPROFONDIRE: Post-covid, Tramontana al Governo: «Continui a sostenere le imprese»


Si tratta dunque di dare forma alla dimensione sinodale che stiamo imparando a conoscere in questi giorni. Senza imbrigliare il tempo a disposizione in un susseguirsi di iniziative e di impegni; ma spendendoci in pastorale caratterizzata dalla circolarità dei rapporti e dalla cura premurosa delle relazioni.

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