Il mondo digitale non è una realtà neutra o distante, ma uno spazio abitato da persone reali: da questa consapevolezza nasce il volume che racconta un’esperienza ecclesiale capace di ascoltare, accogliere e accompagnare anche attraverso la rete.
Il digitale come spazio umano e reale
Non è un territorio neutro e nemmeno una semplice piazza virtuale dove urlare la propria opinione: il mondo digitale è uno «spazio umano» abitato da persone concrete, con le loro ferite e le loro speranze. È partendo da questa consapevolezza che ieri sera, nella Sala Marconi di Palazzo Pio, sede del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, è stato presentato il volume “La Chiesa ti ascolta. I missionari digitali si presentano”, edito da San Paolo, un evento che ha segnato una tappa importante per il progetto nato per portare la voce della rete all’interno del Sinodo sulla Sinodalità. A fare gli onori di casa è stato Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione: nel suo saluto introduttivo, Ruffini ha sottolineato l’apparente paradosso di un’iniziativa nata tra i pixel che si trasforma in carta stampata, osservando come «da un progetto digitale, come quello de “La Chiesa ti Ascolta”, prenda corpo una cosa così analogica e solida come un libro». Un passaggio che non è un ritorno al passato, ma la conferma che «il digitale è reale» e che la missione non significa essere «fuori dal mondo o in un altro mondo», ma abitare questo tempo con la consapevolezza che l’ascolto deve diventare un «enzima di cambiamento».

Evangelizzare in rete: risposta al dolore
L’incontro, moderato da Paolo Curtaz, ha visto l’intervento in video di monsignor Lucio Adrian Ruiz, Segretario del Dicastero, trattenuto per una riunione in Segreteria di Stato ma presente con una riflessione che ha recuperato e condiviso le radici più profonde della missione digitale. Ruiz ha ribadito che l’evangelizzazione in rete non è una strategia di marketing o una moda, ma una risposta al dolore: la Chiesa è chiamata a «samaritaneare», un neologismo di papa Francesco che invita a farsi carico della sofferenza altrui, e a «cercare la carne sofferente di Cristo» anche dietro uno schermo, dove spesso si celano solitudine e richieste di aiuto.
Tuttavia, ha precisato il Segretario, quello digitale resta spesso un «primo annuncio» che deve preparare all’incontro con la comunità fisica, perché la missione digitale «non sostituisce la presenza fisica» ma costruisce ponti verso di essa.
I numeri dell’ascolto e la sorpresa dei lontani
L’intervento di Rosy Russo, presidente dell’Associazione Parole O_Stili, curatrice del volume insieme a Paolo Curtaz e coordinatrice del gruppo italiano de La Chiesa ti ascolta, ha dato concretezza numerica a questa intuizione. Richiamando l’invito di papa Francesco ad arrivare «davvero a todos, todos, todos» pronunciato alla Gmg di Lisbona, Russo ha ricordato come il progetto sia partito da un questionario condiviso con «più di 10.000 persone in Italia». Un ascolto che ha rivelato una sorpresa: «quasi il 35%» delle risposte «è arrivato da persone che in chiesa non ci entrano» e che hanno ringraziato «perché per la prima volta si sono sentite ascoltate». Questo dato conferma «che non è vero che le persone non sono interessate al cammino della Chiesa», ma spesso «si sono allontanate» o «sono semplicemente in altri luoghi», ed è lì che bisogna raggiungerle.
Le voci dei missionari digitali
Il cuore della serata è pulsato attraverso le testimonianze dirette dei missionari digitali, voci diverse unite dall’urgenza di farsi prossimi. Angelica ha evidenziato come il missionario non sia un battitore libero, ma un inviato che necessita di «una comunità alle spalle» per non cadere nel narcisismo. Una visione condivisa da Giovanni, noto per il suo profilo creativo con i Lego, il quale ha confessato la necessità di uscire dall’isolamento per «camminare insieme ad altri fratelli», proprio come Gesù che inviò i suoi discepoli «a due a due». Suor Vincenzina ha invece rievocato l’immagine biblica dei primi cristiani definiti «quelli della Via», suggerendo che oggi le piattaforme sono proprio quella strada dove è possibile annunciare il Vangelo «in tempi lampo, in frazioni di secondi».
La Chiesa reggina e la sfida dell’intelligenza artificiale
Tra le testimonianze, anche l’intervento di don Davide Imeneo, direttore di Avvenire di Calabria, che ha portato l’esperienza della diocesi reggina focalizzata sull’educazione all’intelligenza artificiale nelle scuole attraverso la piattaforma Acutis Ai. Don Imeneo ha raccontato come la tecnologia possa diventare uno strumento pastorale formidabile per intercettare i bisogni reali, citando l’episodio di un dodicenne che, davanti a ChatGPT, ha digitato una richiesta disarmante: «Aiutami a far tornare insieme mamma e papà». È la dimostrazione che l’AI aiuta a far emergere quelle ferite di cui parlava monsignor Ruiz. Presentando il progetto “Acutis AI”, Imeneo ha spiegato come «addestrare un’AI ti costringe a collaborare», trasformando la tecnologia da strumento di isolamento a veicolo di dialogo intergenerazionale, dove «non è più l’adulto che spiega al ragazzo cosa deve fare, ma è il ragazzo che spiega all’adulto come utilizzare bene l’intelligenza artificiale».

Un processo che intreccia vita digitale e reale
Le sfide non mancano, come ricordato da Tommaso, che ha messo in guardia dalla cultura del «Rage-bait», la ricerca del click attraverso la rabbia, contrapponendo a essa la logica della prossimità. In chiusura, dopo i saluti del rappresentante dell’editore, Natale Benazzi, che ha confermato la volontà della San Paolo di sostenere questo cammino, è stato condiviso un messaggio che chiarisce, ancora una volta, l’identità de “La Chiesa ti ascolta”: non deve essere intesa come un progetto, ma come un processo, perché «i progetti sono umani, mentre i processi sono manifestazioni di Dio che continuano a operare nella storia indipendentemente dall’alternarsi delle persone», intrecciando vita digitale e vita reale in un unico orizzonte di salvezza.












