C’è un luogo in cui il Giubileo non ha bisogno di grandi soglie da varcare, né di clamore. È un luogo in cui il tempo rallenta, si fa essenziale, e ogni gesto acquista un peso diverso.
Un luogo in cui il Giubileo si compie ogni giorno
È l’hospice. Qui il Giubileo si compie ogni giorno nel silenzio delle stanze, nella discrezione dei passi, nella presenza che non pretende di risolvere ma sceglie di restare. È fatto di ascolto, di attesa, di una cura che si fa relazione.
La luce giubilare che accompagna
La luce giubilare, giunta dalla Basilica Cattedrale e portata in hospice dai volontari insieme a don Luca Mazza, responsabile della zona pastorale, ha attraversato corridoi già abitati da una luce particolare. Una luce che non abbaglia, ma accompagna. Che non cancella la fatica, ma la rende abitabile.
All’ingresso in hospice, la luce è stata consegnata nelle mani di monsignor Fortunato Morrone e del Vincenzo Nociti, presidente della Fondazione Via delle Stelle. Un gesto semplice e carico di significato, come un affidamento condiviso. Nelle parole del vescovo, sobrie e dense, il richiamo a riconoscere in questo luogo un segno: quando si sceglie di stare accanto ai più fragili, quando si custodisce la vita anche nel suo tratto più vulnerabile, allora si è sulla strada giusta. Un pensiero che trova piena corrispondenza nell’impegno quotidiano della Fondazione “Via delle Stelle”, chiamata a sostenere e custodire questo luogo di cura e di umanità. Non una strada facile, ma una strada vera.
L’hospice come casa
don Armando Turoni, assistente spirituale della struttura, ha parlato dell’hospice come di una casa. Non un luogo di passaggio, ma uno spazio di vita. Una casa in cui si entra in punta di piedi, perché ogni stanza custodisce una storia che chiede rispetto. Una casa in cui anche la spiritualità non si impone, ma si offre e si condivide.
Una continuità che dà nome a ciò che già accade
La giornata giubilare non è apparsa come qualcosa di estraneo o di aggiunto. È sembrata piuttosto una naturale continuità di ciò che già accade. Come se il segno visibile del Giubileo venisse a dare nome a un’esperienza già profondamente incarnata.
La messa sull’altare dell’ammalato
Per noi volontari, questa giornata ha avuto il sapore della conferma. Ogni giorno celebriamo la nostra Messa sull’altare dell’ammalato. Nel tempo donato senza fretta. Nella mano tenuta quando le parole non servono più. Nel silenzio condiviso, che spesso dice più di qualsiasi discorso. Nella scelta di restare anche quando non sappiamo cosa fare.
La custodia come volto del Giubileo
Qui il Giubileo assume il volto della custodia: custodire una storia, una relazione, la dignità di ogni persona fino all’ultimo respiro.
La speranza come pratica quotidiana
La speranza, in hospice, non è un’idea astratta. È una pratica quotidiana. È il coraggio di credere che ogni vita, anche nella fragilità estrema, abbia ancora qualcosa da dire. È la certezza che nessuno è solo, finché qualcuno sceglie di restare accanto.
Una comunità che cammina insieme
La presenza di monsignor Morrone, di don Luca Mazza, di don Armando e del dott. Vincenzo Nociti ha reso visibile una comunità che cammina insieme. Una Chiesa e una cura che non hanno paura di sostare nei luoghi della sofferenza, riconoscendo nell’hospice uno spazio autentico di vita e di Vangelo vissuto.
A loro va il nostro grazie sincero, insieme a quello rivolto a tutti gli operatori, ai volontari e alle famiglie che ogni giorno abitano questo luogo con rispetto e dedizione.
Il Giubileo, in hospice, non è un evento straordinario. È la fedeltà quotidiana. È la scelta di esserci. È la speranza che prende forma nella relazione.












