Reggio, l’orientamento scolastico nell’era Covid-19 – avveniredicalabria

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Continua il percorso di approfondimento del contesto pedagogico reggino. Come garantire una didattica sicura? Le testimonianze dei genitori

Reggio, l’orientamento scolastico nell’era Covid-19

Tatiana Muraca

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Si è concluso lunedì scorso il periodo dell’orientamento in vista del prossimo anno scolastico. Avviati il 4 gennaio, gli Open Day odierni si sono rivoluzionati nelle modalità e nei linguaggi: quasi tutti online a causa della pandemia da coronavirus, le “guide” di dirigenti scolastici e docenti hanno cercato di avvicinarsi quanto più possibile a bambini e ragazzi, illustrando a loro e ai genitori le varie offerte formative, mostrando i locali degli istituti tramite video realizzati appositamente per le piattaforme virtuali, creando occasioni di scambio e confronto che potessero aiutare le famiglie a prendere la decisione più consona ai propri bisogni e a quelli dei figli. Proprio per questo, il nostro “viaggio” nel contesto scolastico reggino, prosegue analizzando quello che è il punto di vista dei genitori, che tra Dad (Didattica a distanza), Did (Didattica digitale integrata) e lezioni in presenza a singhiozzo, si stanno dimenando ormai da quasi un anno all’interno di vecchi e nuovi meccanismi della scuola al tempo del Covid-19. Francesca Sartiani è una mamma che vive a Reggio Calabria; suo figlio ha scelto di iscriversi, per il prossimo anno scolastico, all’Istituto Alberghiero di Villa San Giovanni. Un salto educativo e di crescita personale, il passaggio dalla scuola media a quella superiore; un contesto in cui il ragazzo è più maturo e si ritrova a scegliere in maniera autonoma, confrontandosi pur sempre con i genitori. «Per noi la scuola migliore è quella che permette a nostro figlio di stare bene – ci dice Francesca - Lui è molto sereno e fermo nella sua decisione, per nulla influenzato dalla pandemia, nonostante dovrà usare i mezzi pubblici per andare a scuola». Quello del trasporto pubblico locale, com’è noto, è un nodo ancora da sciogliere nell’ormai atavico problema che sta attraversando l’Italia ed il mondo. Gli studenti delle scuole superiori, infatti, fanno abitualmente uso dei mezzi pubblici, e questo sta causando non poche problematiche a causa di una scarsa organizzazione in merito, che rende ancora più lacunoso il ritorno di molti studenti in classe. Nella speranza che tutto ciò possa al più presto finire, Francesca guarda al prossimo anno scolastico come una nuova opportunità per suo figlio, che come ci spiega, «anche nella didattica a distanza, si è saputo adattare alla novità. Non è stato facile, e l’ho vissuto da mamma e da insegnante. Le scuole, però, hanno risposto bene, fornendo anche sussidi a chi ne aveva bisogno». Serena Siciliano e Giovanni Luca Zampaglione sono i genitori di un bambino che il prossimo anno frequenterà la scuola primaria al Principe di Piemonte di Reggio Calabria. Anche loro hanno voluto offrire una testimonianza su come hanno vissuto l’orientamento in tempo di pandemia: «Siamo stati influenzati, prima di tutto, dall’offerta formativa che prevede anche una classe in inglese; in più la scuola è vicina rispetto alle nostre sedi di lavoro e sembra stia affrontando in maniera ottimale le difficoltà legate alla pandemia. I bambini hanno sofferto più di tutti – ci dicono infine - sono stati privati degli sport, della scuola, dei giochi. La presenza è essenziale e noi, con tutti i controlli e le precauzioni del caso, siamo favorevoli al ritorno in classe». Questi genitori, inoltre, sono tutti a favore dell’insegnamento della religione cattolica a scuola, che in un contesto come quello che stiamo vivendo risulta essere un «faro di speranza», in un clima di incertezza e preoccupazione che coinvolge anche i genitori, da un lato preoccupati per i propri figli a causa dei contagi da Covid-19, e dall’altro, per la maggior parte convinti che sia bambini che ragazzi debbano vivere il contesto scolastico in presenza, «così come abbiamo fatto tutti finora».

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