Avvenire di Calabria

Grazie ai percorsi di evangelizzazione che propone l’Ac parrocchiale si è cercato di aprire dei canali comunicativi e di collaborazione con i genitori dei ragazzi Rom

San Giorgio Extra, quel «tempo sprecato» coi ragazzi del Marconi

Lidia Caracciolo

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Quando si parla di periferie della città, si pensa spesso ad uno spazio disordinato, disorganizzato, sporco, abbandonato. Anni fa ci siamo resi conto che alcuni tipi di periferie possono però coesistere nella nostra città dentro i quartieri.

La parrocchia di San Giorgio Martire insiste in un territorio ampio e variegato. La priorità che è emersa in modo forte è rivolta certamente ai minori che sono presenti nel nostro quartiere, che oggi definiremmo multietnico. Non ci sono luoghi di incontro e di svago di libero accesso e quelli che ci sono non sono spesso nelle condizioni di poter essere utilizzati come spazi di crescita per i nostri ragazzi. Da diverso tempo abbiamo cercato di avere un’attenzione particolare per il Rione Marconi Cusmano, noto per la condizione igienico sanitaria sempre al limite, per la presenza di cumuli di spazzatura, e per la presenza delle famiglie Rom. Grazie ai percorsi di evangelizzazione che propone l’Ac parrocchiale si è cercato di aprire dei canali comunicativi e di collaborazione con i genitori dei ragazzi Rom che frequentano i nostri gruppi, creando anche sinergie maggiori con la scuola che accoglie buona parte dei minori che abitano il quartiere. Ma nel tempo ci siamo accorti che ci sono due livelli su cui occorre lavorare. Mentre si cerca di stringere le maglie tra la popolazione adulta presente nel quartiere (spesso assente nell’agire educativo e di scarso esempio per gli stessi minori), occorre fare qualcosa di concreto per questi ragazzi.

«Con la parola alla gente non gli si fa nulla. Sul piano divino ci vuole la grazia e sul piano umano ci vuole l’esempio ». Citando don Milani, perché ci piace pensare il nostro come un quartiere in cui proprio i ragazzi possano diventare il motore del loro cambiamento e della loro crescita, se aiutati e accompagnati da adulti consapevoli delle potenzialità che possono far emergere. È questa la sfida che ha visto negli ultimi due anni programmare e realizzare attività di animazione e riqualificazione degli spazi perché possano diventare accessibili per tutti.

Un’azione che non sempre è stata sostenuta con entusiasmo da tutti, perché «lavorare al Marconi è tempo sprecato ». Quando sono state installate le nuove porte da calcio nel campetto libero sono stati tanti i ragazzi che hanno giocato e si sono divertiti, che hanno trascorso un tempo fuori, con gli altri e non in cameretta davanti al video gioco, ma nella stessa notte erano sparite: «Che fine hanno fatto le porte?» abbiamo chiesto ai ragazzi dei nostri gruppi che abitano lì. «Le abbiamo smontate, per paura che ce le rubassero di notte e noi vogliamo giocare». Dopo questo episodio è cresciuto ancora di più in noi il desiderio di impegnarci con questi minori, ma non solo per ridare loro la fiducia e la certezza che non gli verrà tolta la possibilità di poter vivere la bellezza di essere bambini e ragazzi, vogliamo far rivivere quegli spazi perchè possano diventare luoghi buoni di incontro, integrazione e crescita. Per questo motivo, con la collaborazione di alcune associazioni di volontariato, sono stati programmati per il mese di maggio e giugno alcune attività laboratoriali, ludico, sportive che saranno promosse insieme dai gruppi dell’Ac e dall’Agesci parrocchiale.

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