Avvenire di Calabria

Ordinato presbitero nel ‘20, venne nominato pastore della diocesi di Milano nel 1954

Oggi la Chiesa festeggia san Paolo VI, il Papa che anticipò il futuro

Nove anni dopo i cardinali in Conclave lo elessero successore di Pietro in Vaticano

di Redazione Web

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Oggi si festeggia il Papa bresciano: il santo del giorno è san Paolo VI. Ordinato presbitero nel ‘20, venne nominato pastore della diocesi di Milano nel 1954. Nove anni dopo i cardinali in Conclave lo elessero successore di Pietro in Vaticano.

Il Santo del giorno: san Paolo VI

L a regola generale è quella di festeggiare ogni Santo il giorno della sua morte che per la Chiesa coincide con il dies natalis, il giorno della nascita al cielo. Per San Paolo VI (come accaduto anche per san Gaetano Catanoso) anziché quella del 6 agosto, festa della Trasfigurazione e giorno della sua morte, è stata scelta la data del 29 maggio, cioè il giorno della sua ordinazione presbiterale, avvenuta nel 1920.


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La santità Paolo VI è consistita nel vivere in massimo grado «la sua vocazione come sacerdote, vescovo e Sommo Pontefice», come scrive il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, cardinale Robert Sarah. Giovanni Battista Montini è stato arcivescovo di Milano dal 1954 fino al 21 giugno 1963, quando fu eletto papa dal Conclave e scelse il nome di Paolo VI.

Paolo VI ha “traghettato nel mondo” la Chiesa uscita dal Concilio. Ha dialogato con la modernità senza fuggirla o condannarla a priori. Ha affrontato con le nude armi del Vangelo la guerra del Vietnam. Le intuizioni più importanti di Paolo VI sono legate ai gesti simbolici da lui compiuti, che hanno un significato anticipatore di un futuro che si intravede e si intende costruire: il pellegrinaggio in Terra Santa esprime il bisogno della Chiesa di un continuo ritorno alle origini, i gesti ecumenici esprimono la volontà di iniziare una storia nuova segnata da gesti di riconciliazione, il discorso all’assemblea dell’Onu e la difesa della pace esprimono la convinzione che alla missione della Chiesa appartiene essenzialmente la collaborazione con l’intera famiglia umana nella promozione della giustizia e della pace.

Il Paolo VI degli ultimi anni ha raccolto in modo unitario il suo lungo itinerario, comprese le molteplici fratture, guardando al futuro della Chiesa «al di là di mille vicissitudini». Il futuro di cui parlava Giovanni Battista Montini è per noi già storia: quella della Chiesa negli ultimi quarant’anni. È la storia dei pontificati che si sono succeduti dopo il suo, tanto diversi l’uno dall’altro e, tutti, dopo quello brevissimo di Giovanni Paolo I, di non italiani. Con Paolo VI è sostanzialmente finito il “papato italiano” durato ben quattrocentocinquant’anni, ma ciò non significa che Montini appartenga a un’epoca lontana e completamente diversa dalla nostra. Il suo itinerario, sofferto e tormentato, lo dimostra.

È un papa che ha vissuto le stagioni del pre-Concilio del Concilio e del postConcilio, un papa cioè che è vissuto nella transizione, una transizione in cui, per molti versi siamo ancora immersi oggi. Nell’ultimo Montini, però, c’è una prospettiva, c’è una luce che illumina molte cose: è quella dell’evangelizzazione, di cui l’esortazione postsinodale Evangelii Nuntiandi ha costituito una sorta di manifesto.


PER APPROFONDIRE: Papa Paolo VI, un santo attento alla Calabria


È stato detto che nell’età della comunicazione la figura di Paolo VI, rispetto alla popolarità di Papa Giovanni e al magnetismo di Papa Wojtyla, è apparsa spesso in penombra. Egli era indubbiamente un uomo riservato, dedito allo studio e alla vita spirituale, ma non per questo meno vigile. I suoi numerosi viaggi in Italia e all’estero (dove fu perfino vittima di un attentato, a Manila nelle Filippine) testimoniano infatti di una lucida apertura mentale, indirizzata a rinnovare la tradizione religiosa e nello stesso tempo a comprendere il mondo e i suoi cambiamenti.

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