Ai Overview: Un percorso di oltre quindici anni ha segnato la costruzione del Santuario del Volto Santo a Reggio Calabria, guidato dalla visione spirituale di San Gaetano Catanoso e portato a compimento dall’opera di architetti, ingegneri e maestranze.Dalla posa della prima pietra nel 1956 alle fasi di progettazione curate dagli architetti Bettoli e Vigorelli, fino al coinvolgimento della Scuola d’Arte Cristiana Beato Angelico, l’edificio sacro è diventato un punto di riferimento per la comunità dei fedeli. Il complesso percorso edilizio e decorativo, sostenuto da cantieri di lavoro e finanziamenti pubblici, ha permesso di tradurre in architettura la devozione al Volto Santo, custodendo oggi le spoglie del fondatore.
Il sogno di San Gaetano Catanoso e l’avvio del progetto
L’arch. Don Giacomo Bettoli, che aveva raccolto le indicazioni di padre Catanoso, il 19 luglio 1961, presentò gli elaborati progettuali del nuovo edificio. Ma, del «sognato» Santuario, il Santo partecipò soltanto alla simbolica posa della prima pietra fatta dall’arcivescovo Giovanni Ferro il 4 aprile 1956. Il grande desiderio che aveva espresso si traduceva nell’aspirare che: «Quando saranno alzate le mura, io mi trascinerò lì e celebrerò la prima Messa, non importa se ci saranno solo mattoni, poi l’abbelliranno, dopo non m’importa più di morire». L’avvio dei lavori del Santuario, come ha ricordato l’arcivescovo Sorrentino nei suoi «Scritti e testimonianze», rinforzò in lui il desiderio di testimoniare la venerazione che aveva per il Volto Santo che era stata introdotta da Papa Pio IX quando, dopo l’esilio di Gaeta, rientrato a Roma curò l’esposizione e venerazione in Vaticano del «velo della Veronica» con impresso il Volto di Gesù. La morte di padre Catanoso avvenne il 4 aprile 1963 mentre si predisponevano i disegni esecutivi dell’opera architettonica.
Dalle strutture in cemento armato all’apertura della cripta
L’anno successivo, il 6 maggio, l’ing. Roberto Maria De Salvo completò i calcoli statici delle strutture definendo gli aspetti strutturali dell’opera. All’arch. D. Bettoli, avanti negli anni, nell’ottobre 1964, si affiancò come aiuto l’arch. D.Valerio Vigorelli. Ottenuto il visto definitivo del Genio Civile, il 31 luglio 1965, l’opera architettonica poteva finalmente essere avviata. Per abbattere i costi di realizzazione e per favorire l’occupazione, furono avviati con il contributo del Ministero del Lavoro, cinque cantieri di lavoro che si susseguirono negli anni tra il 1965 e il 1966 per realizzare la struttura in cemento armato e le partizioni murarie. Nel settembre 1966, per alcune necessità operative,venne predisposto un «Progetto di Variante», per consentire il prolungamento del cantiere di lavoro che fu trasmesso per l’approvazione agli organi competenti. Nel 1967 i lavori vennero ripresi, ottenendo anche un contributo di due milioni di lire, dall’on. Giacomo Mancini, ministro dei Lavori Pubblici, finalizzato alla «fornitura di materiali e retribuzione manodopera specializzata». Il 12 aprile 1969 l’arcivescovo Giovanni Ferro benediceva la cripta completata e resa funzionale.
La progettazione liturgica e il contributo della Scuola Beato Angelico
Toccò all’arch. D. Valerio Vigorelli, supportato dalla «Scuola d’Arte Cristiana Beato Angelico» di Milano, portare avanti la progettazione degli interni e degli arredi liturgici della parte superiore del Santuario. I disegni esecutivi dell’architetto precisarono, in un continuo confronto con la Curia di Reggio Calabria, ogni dettaglio dell’opera architettonica. Venne definita ogni parte del Santuario e si stabilirono i bozzetti e le indicazioni da fornire agli artisti per ogni elemento liturgico, coerentemente allo spirito della Scuola, fondata da mons. Giuseppe Polvara, che aveva indicato la necessità che arte e architettura dovevano aiutare a far percepire «la presenza del mistero di Dio e a riconoscerla in quella icona fondamentale che è la persona umana» (U. Bordoni, 2021). L’impegno profuso da tutti trovava le sue basi in quello che era stato il grande desiderio di padre Catanoso che, come ebbe a definire il vescovo Santo Bergamo, «fu con ansia desiderato, preparato dalle preghiere, dalle lacrime e dalle sofferenze del Padre».
L’allestimento del presbiterio e la realizzazione del mosaico
La sistemazione del presbiterio aveva al centro la realizzazione di «una parete semitrasparente … da decorarsi con musaico raffigurante la Trasfigurazione di Nostro Signore. Detta parete realizzata in elementi ceramici consentirà a chi si trovasse nel retrostante coretto di partecipare alle celebrazioni senza essere di distrazione a chi è nella chiesa». In essa doveva essere inserito il tabernacolo che doveva «apparire come un sole radioso librato sopra l’assemblea, mentre il simbolo dell’Agnello sbalzato nella facciata dovrebbe significare la presenza di Gesù trionfante della morte e del peccato». L’altare, composto da due blocchi lavorati in marmo lucidato, doveva essere collocato su una predella e gli stessi marmi dovevano impiegarsi per il «monumentale lettorile inteso come mensa e trono della parola rivelata». Sul lato destro del presbiterio doveva collocarsi la sede che doveva essere «opportunamente ruotata verso il centro». La Domus Dei di Roma, interpellata per l’esecuzione del mosaico fondale, che doveva tradurre in pieno la novità della dedicazione dell’edificio sacro, affidò l’opera a Padre Ambrogio Fumagalli (1915–1998), monaco benedettino olivetano che in quel periodo aveva il suo atelier nel Monastero di S. Francesca Romana. L’artista sviluppò il tema della Veronica che mostra il Volto Santo riprendendo figurazioni già sviluppate nella chiesa di Pordenone e in altre churches, con un costante impalcato di croci e variazioni nella figura del Cristo morente.
La consacrazione dell’edificio e il completamento delle vetrate
Dopo 16 anni dalla posa della prima pietra, il 2 gennaio 1972, l’arcivescovo Giovanni Ferro consacrava il Santuario non ancora ultimato nelle finiture. Il sogno di S. Gaetano Catanoso era diventato realtà. Il 22 aprile 1972 i suoi resti mortali furono tumulati nella cripta. In quella occasione l’arcivescovo Aurelio Sorrentino nel suo discorso sintetizzò il desiderio di padre Gaetano Catanoso di vedere realizzato il Santuario che aveva sognato ma che non aveva potuto vedere realizzata, evidenziando che «lo volle con la tenacia dei santi, soffrì per questo scopo, si fece mendicante, lo chiedeva alla Madonna come grazia speciale». Tra il 1981 e il 1982 la Scuola Beato Angelico elaborò i bozzetti delle 12 vetrate artistiche, con i soggetti indicati dalle suore che volevano avere nella finestra centrale l’immagine di padre Catanoso, con ai lati quelle di S. Giuseppe e di S. Teresa del Bambin Gesù, «ai quali Padre Catanoso era molto devoto».Le finestre del livello superiore con il trittico della Trasfigurazione unirono ai soggetti richiesti le figure di S. Pietro,della Beata Vergine, dei Santi Giacomo e Giovanni, e di due paesaggi. Le vetrate policrome con motivi decorativi figurativi e astratti furono realizzate dai maestri Lindo e Alessandro Grassi di Milano. Nel 1983 la Scuola fornì anche le indicazioni sui colori e sui prodotti da usare per la colorazione delle pareti del Santuario. Eseguite queste ultime operazioni l’edificio poteva dirsi finito. Negli anni Novanta, in occasione della beatificazione (1997), i resti mortali lasciarono la cripta, per essere sistemati nella chiesa ed esposti alla venerazione divenendo meta continua dei fedeli dopo la proclamazione della santità fatta da papa Benedetto XVI il 23 ottobre 2005.













