Avvenire di Calabria

I lavori introdotti dal parroco, don Nuccio Cannizzaro, è stato moderato dalla professoressa Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica a Messina

Scienza e teologia, l’incontro nella parrocchia di San Giorgio al Corso

Si è trattato di una tavola rotonda a più voci: dai professori Liliana Restuccia ad Antonio Pugliese fino a giungere all'avvocato Giuseppe Verdirame

di Redazione Web

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Scienza e teologia, l'incontro nella parrocchia di San Giorgio al Corso. I lavori introdotti dal parroco, don Nuccio Cannizzaro, è stato moderato dalla professoressa Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica a Messina. Si è trattato di una tavola rotonda a più voci: da Liliana Restuccia ad Antonio Pugliese fino a giungere a Giuseppe Verdirame.

Scienza e teologia, San Giorgio al Corso riflette col Cis

Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria (C.I.S.) presieduto dalla dott. Loreley Rosita Borruto ha organizzato mercoledì 20 ottobre 2021, presso la Sala San Giorgio della Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, una Tavola Rotonda su Scienza e Teologia.

Il tema, introdotto e moderato dalla Prof. Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina e Presidente Onorario del C.I.S., dopo i saluti di don Nuccio Cannizzaro, Parroco della Chiesa di San Giorgio al Corso e ospite della manifestazione, è stato svolto da relatori, tutti componenti del Comitato Scientifico del C.I.S.: Prof. Liliana Restuccia, ordinario di Fisica Matematica e Prof. Antonio Pugliese, ordinario di Scienze Veterinarie, dell’Università di Messina, Avv. Giuseppe Verdirame, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Studi Politici.

Il Centro, da tempo impegnato in una attività di ricerca sulla Scienza e sul suo significato nel nostro tempo con la finalità di illuminarne le relazioni con le altre aree del sapere, in questa occasione ha posto il focus sui rapporti tra Scienza e Teologia. La discussione ha preso l’avvio con il punto che può essere considerato di massimo attrito: il processo e la condanna di Galileo Galilei, inflitta dal Sant'Uffizio il 22 giugno 1633, illustrato dall’Avv.Verdirame.


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Abbracciando la teoria copernicana che sosteneva il moto della Terra intorno al Sole, lo scienziato fu accusato di andare contro il dettato delle Sacre Scritture e, condannato,  fu costretto all'abiura delle sue concezioni astronomiche, al confino nella propria villa di Arcetri e alla proibizione del libro Dialoghi sopra i due massimi sistemi.

La ‘nuova’ scienza, che aveva riposizionato tanto i suoi presupposti metodologici (basandoli sull’esperimento), quanto gli strumenti (invenzione del cannocchiale), si era trovata di fronte una Chiesa arroccata sull’autorità delle Sacre Scritture, indagate attraverso un’ermeneutica ingessata.

Ma già prima la Chiesa -osservava la Prof. Radici Colace- aveva tentato di arrestare il principio dell’autonomia dello studio della natura, destinato invece a divenire uno dei cardini della ricerca scientifica moderna. A niente valse a Giordano Bruno sostenere che le sue teorie sugli infiniti mondi erano state elaborate in seno ad un’attività filosofica che si fondava sulla ragione e, pertanto, nulla esse avevano di eretico in quanto assolutamente non attinenti all’ambito della fede religiosa, o aver negato di aver mai apertamente predicato contro la religione cattolica, ma di aver solo insegnato il pensiero dei filosofi antichi. Il processo al frate domenicano, durato circa sette anni, si concluse con la condanna alla morte sul rogo, eseguita il 17 febbraio 1600 nella piazza di Campo de’ Fiori.

In ambedue i casi, però, il progresso della scienza ha dato ragione agli scienziati ingiustamente perseguitati. L’universo ipotizzato da Giordano Bruno («nel spacio infinito o potrebono essere infiniti mondi simili a questo, o che questo universo stendesse la sua capacità e comprensione di molti corpi, come son questi, nomati astri») è in tutto e per tutto simile a quello delineato dalle conoscenze moderne. Per Galileo, il movimento di riabilitazione ebbe inizio con la concessione dell’imprimatur all’opera Elementi di ottica e astronomia (1822), la rimozione dallIndice dei libri proibiti di tutte le opere sul sistema copernicano (1835), il riconoscimento da parte di Papa Woytila del valore della sua opera che, «improvvidamente osteggiata agli inizi, è ora da tutti riconosciuta come una tappa essenziale nella metodologia della ricerca e, in generale, nel cammino verso la conoscenza del mondo della natura» (prolusione tenuta nell' ateneo di Pisa, 22 settembre 1989), fino alla cancellazione definitiva della condanna, avvenuta dopo ben 359 anni, 4 mesi e 9 giorni: «una tragica reciproca incomprensione è stata interpretata come il riflesso di una opposizione costitutiva tra scienza e fede» (Giovanni Paolo II, sessione plenaria della Pontificia accademia delle scienze, 31 ottobre 1992).


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Partendo proprio dall’affermazione di Galileo che il grande libro della natura «è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche», la Prof. Restuccia ha esposto la meraviglia e lo stupore che colgono il fisico matematico, quando ricercando scopre che il cosmo è stato disegnato secondo un modello matematico ordinatore, e che i numerosi fenomeni della natura, magna et minima,  possono essere ridotti a poche equazioni fondamentali, la cui significatività esclude che tutto sia avvenuto per caso. È quindi la natura stessa, se indagata con metodologia scientifica, a portare lo scienziato alla conclusione che all’origine del cosmo esiste un Principio, un Ente ordinatore, al quale va ricondotta la creazione: al di là di ogni religione rivelata, lo studio scientifico della natura è  strada che porta a Dio.

Il Prof. Pugliese ha incentrato il suo intervento sull’importanza delle discipline che indagano sui processi della scienza e sulla sua dimensione ‘umana’: la filosofia della scienza, che ne studia i fondamenti, gli assunti e le implicazioni, praticata nelle sue principali declinazioni disciplinari (f. della matematica,  f. della fisica, f. della chimica e  f. della biologia) e metodologiche (f. della conoscenza o gnoseologia, epistemologia); l'etica della scienza o bioetica,che si occupa degli aspetti moralidell'attività scientifica;  l’etica della biotecnologia.  

Riannodando i fili della discussione, la Prof. Radici Colace ha concluso mettendo in evidenza che il rapporto tra Scienza e Teologia è oggi improntato al riconoscimento della reciproca indipendenza. Lasciati cadere atteggiamenti di contrapposizione e di esclusività nella via verso la verità, l’adozione di metodologie diverse tra le due discipline ne ha permesso la ricollocazione del rapporto su un piano di integrazione. Vari documenti del Concilio Vaticano II, in particolare la Dei Verbum, hanno affermato che le elaborazioni sulle Sacre Scritture sono complementari ai risultati d’ambito scientifico, in quanto pur ispirate da Dio, il loro messaggio è funzionale alla nostra salvezza e non alla spiegazione di come è fatto il mondo. I rispettivi campi di azione vengono disambiguati: la Teologia dovrebbe occuparsi dei ‘perché’ e la Scienza dei ‘come’, la prima del mondo dei valori e la seconda di quello dei fatti.

Nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, nel capitolo intitolato Dialogo tra la fede, la ragione e le scienze, papa Francesco ha dichiarato che Scienza e Teologia sono insegnamenti non sovrapponibili, interessandosi la Scienza della ‘scena dell’essere e dell’esistere’ e la Teologia del ‘fondamento’. Questo non significa certo una reciproca, indifferente apartheid. Per rendersi conto della necessità di perseguire una sintesi armonica tra un uso responsabile delle metodologie proprie delle scienze empiriche e gli altri saperi, come la filosofia, la teologia, e la stessa fede -conclude la Prof. Radici Colace- basta pensare all’aborto e all’eutanasia, due temi di estrema delicatezza nei loro aspetti bioetici e biogiurisprudenziali, e alle nuove frontiere, che si spostano sempre in avanti, dell’ingegneria genetica e delle cellule staminali:  incontri e scontri ai confini della conoscenza, e, in fondo alla strada, forse il miraggio dell’unità del sapere come itinerario intellettuale del pensiero credente.

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