La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani rappresenta un appuntamento centrale nel cammino spirituale della nostra Arcidiocesi, un tempo favorevole per riscoprire le radici comuni e l’anelito alla comunione che Cristo stesso ha invocato nel Vangelo. In un’epoca segnata da frammentazioni e conflitti, il dialogo ecumenico non è un semplice esercizio accademico, ma una necessità vitale che si nutre della preghiera e della memoria storica. Quest’anno, la riflessione si arricchisce della preziosa eredità della Chiesa armena e della figura di San Paolo, compatrono del nostro territorio, offrendo alla comunità reggina l’opportunità di approfondire la propria identità cristiana attraverso l’incontro con l’altro e la testimonianza dei martiri, in un percorso che unisce la storia antica dei nostri borghi alla sfida contemporanea dell’unità visibile tra i credenti.
Le radici storiche della preghiera per l’unità
La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani arriva come ogni anno, dal 1908, dal 18 al 25 gennaio. Fin dal 1740, nelle diverse chiese cristiane, ci sono sempre stati pionieri che hanno incoraggiato e sostenuto questo anelito di molti cristiani, attingendo alla volontà e alla preghiera del Signore nostro Gesù Cristo: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35) e nella sua preghiera: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,20-21).
Il legame con San Paolo e le iniziative diocesane
C’è un’altra data in questa settimana che attira l’attenzione e spinge a una profonda riflessione personale e comunitaria a ogni livello: il 25 gennaio, festa della Chiamata di San Paolo, compatrono dell’Arcidiocesi. Proprio per questo, da diversi anni, stimolati dall’intuito dell’arcivescovo monsignor Fortunato Morrone, questo giorno, nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ha acquistato un maggior valore. Proprio l’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, insieme all’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso e alla Scuola Biblica Paolina, promuove, nell’ambito del programma di quest’anno, una tavola rotonda:Giustificati per grazia mediante la fede: riflessioni ecumeniche sull’annuncio dell’apostolo Paolo. Interverranno don Nino Pangallo per la Chiesa Cattolica e il pastore Bruno Gabrielli della Chiesa Evangelica Valdese, venerdì 23 gennaio 2026 alle 18, nel salone del Santuario di San Paolo alla Rotonda, in via Reggio Campi I° Tronco 181, a Reggio Calabria.
L’eredità dell’Armenia: fede, speranza e memoria
I testi della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani del 2026 provengono dall’Armenia. Il tema della Settimana è tratto dalla Lettera agli Efesini: «Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati» (Ef 4,4). «Nel corso della turbolenta storia dell’Armenia, la Chiesa apostolica armena è stata fondamentale per la sopravvivenza e la resistenza del suo popolo. Durante il genocidio armeno del 1915, la Chiesa divenne un rifugio per coloro che soffrivano, offrendo conforto e alimentando la speranza di un futuro più luminoso. Ogni anno, insieme alla Chiesa armena, anche la Chiesa Cattolica commemora questo tragico evento, onorando la memoria dei martiri e facendosi portavoce della necessità di tributare loro riconoscimento e giustizia».
Tracce armene nel territorio reggino
È doveroso ricordare che da diversi anni si è consolidata, nella parte sud dell’Arcidiocesi, la presenza di Brancaleone Vetus e Bruzzano, territori in cui popolazioni e monaci armeni provenienti dall’Oriente cristiano hanno trovato ospitalità, lasciando tracce della loro attività anche religiosa. Qui, il 25 aprile di ogni anno, si riunisce la piccola comunità armena della Calabria. Dopo aver visitato la piccola chiesetta armena situata in una grotta a Brancaleone Vetus e altri luoghi che testimoniano la presenza armena risalente probabilmente all’VIII-IX secolo d.C., si ricordano e si pregano le vittime del genocidio del 1915.
Una realtà viva tra liturgia e testimonianza
Inoltre, esiste una piccola ma significativa realtà a Reggio che arricchisce il cammino ecumenico diocesano. Il 3 dicembre 2022 l’archimandrita della Chiesa apostolica armena Athanas Sargsyan ha celebrato, in lingua armena, nell’ex oratorio di Gallico Superiore, la Divina Liturgia per la comunità armena presente nella diocesi e nella vicina Messina. Grazie alla collaborazione dell’Ufficio per l’Ecumenismo con il Seminario diocesano, in tarda serata, anche i seminaristi si sono arricchiti della stupenda e toccante testimonianza dell’archimandrita.
Leggi il programma completo degli appuntamenti: https://short.do/Xc52dY
*Diacono, direttore dell’Ufficio ecumenismo della Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova












