Siria: Amnesty, “giustizia e cure per le persone sopravvissute alla tortura”

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A sei mesi dalla caduta del governo di Bashar al-Assad, Amnesty International denuncia la drammatica condizione in cui versano i sopravvissuti al brutale sistema detentivo siriano, tra cui l’ex carcere militare di Saydnaya. In occasione della Giornata internazionale per le vittime di tortura, l’organizzazione si unisce alle associazioni di sopravvissuti nel chiedere giustizia, verità e riparazioni, compresa la riabilitazione medica e psicologica. “È intollerabile che le persone sopravvissute a torture, sparizioni forzate e violenze sistematiche fatichino oggi ad accedere a cure essenziali e sostegno psicosociale”, ha dichiarato Bissan Fakih, dell’ufficio Medio Oriente di Amnesty. Nonostante le prime aperture del nuovo governo siriano – tra cui il divieto costituzionale di tortura e la creazione di una Commissione per la giustizia di transizione – le condizioni dei sopravvissuti restano critiche. Molti riportano danni fisici gravi, malattie croniche e sintomi di trauma non trattato. Secondo quanto documentato da Amnesty, la fine del regime non ha comportato un adeguato incremento dell’assistenza: anzi, il ritiro di fondi da parte di donatori internazionali ha colpito duramente le organizzazioni della società civile e i gruppi guidati dalle stesse persone sopravvissute. “Chi esce dai centri di detenzione ha bisogno di un sostegno specializzato e continuativo”, ha affermato Ahmed Helmi dell’organizzazione Ta’afi. “Tagliare i fondi in questo momento cruciale significa prolungare la sofferenza e compromettere la possibilità di una vera riconciliazione”. Amnesty chiede che i governi donatori ripristinino con urgenza i finanziamenti per garantire assistenza medica, supporto psicologico e percorsi legali alle vittime. L’organizzazione ricorda che la tortura sistematica praticata sotto il regime di Assad costituisce un crimine contro l’umanità, e che è necessario assicurare i responsabili alla giustizia. “Il significato di ciò che abbiamo vissuto – ha dichiarato un sopravvissuto – sta solo nella sua non ripetizione. Se non possiamo garantirla, tutto ciò non ha senso”.

Fonte: Agensir
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