I documenti dell’Archivio storico diocesano restituiscono uno spaccato preciso della vita ecclesiastica e sociale del Seicento nel territorio reggino. Attraverso i resoconti delle visite pastorali, a partire dai sopralluoghi dell’arcivescovo Annibale D’Afflitto fino alle ispezioni di fine secolo, emerge la complessa quotidianità della chiesa della SS. Annunziata nel casale di Sant’Alessio in Aspromonte. Le cronache dell’epoca registrano l’avvicendamento dei parroci, l’amministrazione dei beni, le direttive per garantire il decoro liturgico e gli interventi di natura edilizia, resi indispensabili dai danni strutturali causati dagli eventi sismici che colpirono l’area.
L’ispezione al clero e le direttive dell’arcivescovo D’Afflitto
Uno degli adempimenti dell’arcivescovo Annibale D’Afflitto, nel corso delle visite pastorali alle parrocchie della Arcidiocesi reggina, era di solito riservato alla visita al clero che risiedeva nel centro visitato. Nell‘anno 1618 in S. Alessio toccò al parroco e rettore D. Nicola Sartiano, con il titolo di abate che gli derivava dal beneficio della «Badia di S. Anna», dell’età di 64 anni che era originario della «Città di Calanna» e figlio di Giovan Domenico e di Sigismonda Romeo. Abitava in un edificio contiguo alla chiesa della SS. Annunziata e con lui abitavano i nipoti, figli del fratello Fulvio: Geronimo, di anni 21, sposato con Sicilia Lagoteta, di anni 20, Caterina, di anni 20 e Sicilia, di anni 15, la cui madre Lavinia Siclari, di anni 55, era terziaria francescana legata all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Nella sua formazione ecclesiastica aveva ottenuto il suddiaconato il 20 maggio 1572 dal vescovo di Bova Giulio Staurano nel periodo in cui l’arcivescovo Gaspare Del Fosso era impegnato nel Concilio tridentino che poi gli conferì il diaconato l’11 dicembre 1573. Due anni dopo fu il vescovo di Nicotera, Leonardo Liparota ad ordinarlo presbitero il 19 marzo 1575. Frequentò poi il dottorato di Sacra Teologia all’Università di Siena e nel gennaio 1590 l’arcivescovo Del Fosso lo nominò parroco della parrocchia dell’Annunziata di Alessi, quando aveva 36 anni, dimostrando negli anni versatilità all’insegnamento della Dottrina cristiana. Prima di accomiatarsi dalla comunità parrocchiale il presule ordinò ai procuratori eletti di provvedere al completamento della chiesa e di aver cura a collezionare le rendicontazioni, a partire dall’anno 1611, nella forma prescritta dal Sinodo diocesano, e a presentarle al vice vicario episcopale di Calanna, D. Paolo Pericone. Li invitò anche a formalizzare la richiesta per la conservazione del SS. Sacramento da conservarsi in chiesa con le modalità previste dal Sinodo e di astenersi da spese per la decorazione e la costruzione della chiesa sino a quando quanto prescritto non sarebbe stato adempiuto. Confermò poi come «maestro delle feste» il devoto Prospero Romeo. Si dedicò poi a comporre alcune controversie che riguardavano censi a favore del parroco ed emolumenti che derivavano da legati per le celebrazioni di messe in suffragio.
Il ritorno nel casale di Alessi e lo stato dell’edificio di culto
Dodici anni dopo, il primo ottobre 1630, l’arcivescovo D’Afflitto, dopo aver visitato il Laganadi, raggiunse il casale di Alessi, che quell’anno contava 90 nuclei familiari e 300 anime, accolto ancora dal parroco Sartiano e da Basilio Pericone, uno dei mastri eletti in quell’anno per provvedere alle necessità della chiesa. In quel periodo svolgeva servizio nella chiesa parrocchiale il chierico Giuseppe Attinà di anni 15, che aveva iniziato la formazione ai sacri ordini dell’ottobre 1628. Sulla facciata della chiesa, sopra la porta d’ingresso, erano state alloggiate le due campane delle quali una pesava 150 libre (kg. 330) e l’altra 50 libre (kg. 110). Di quanto il presule aveva ordinato nella visita precedente si era provveduto a sistemare la custodia eucaristica, a completare l’altare maggiore che appariva «composto e di decente larghezza», a realizzare una nuova sepoltura per i bambini, a disporre un confessionale nella parte mediana della chiesa e un pulpito ligneo «in luogo comodo». Era stata disposta una acquasantiera «di forma decente» all’ingresso della chiesa ma la sua altezza non rispettava quanto indicato in precedenza per cui il presule ordinò che dovesse essere portata a 4 palmi (m. 1,00). Non essendo stata realizzata ancora la sacrestia e risultando ancora non finite alcune parti della chiesa e l’imbiancatura delle pareti esterne l’arcivescovo dispose di non far celebrare messe nell’altare centrale sino a quando non sarebbero state eseguite dette lavorazioni.
I nuovi parroci e la conta dei danni dopo il sisma
Il parroco D. Coletta Sartiano l’anno successivo, a causa delle cattive condizioni di salute lasciò la parrocchia e, nel 1634 gli subentrò D. Costantino Cuppari che la tenne sino al 1650 quando venne nominato nuovo parroco D. Giovan Battista Cartusciano. Tra il 1674 e il 1690, come risulta dai libri parrocchiali conservati nell’Archivio diocesano, fu parroco D. Alessandro Nostro cui subentrò l’anno successivo in qualità di parroco sostituto D. Lorenzo Azzarà. Nella visita pastorale del 2 giugno 1692, fatta a S. Alessio dal canonico abate Francesco Antonio Caracciolo per delega dell’arcivescovo Martino Ybanez, ad accogliere il visitatore fu il nuovo parroco e abate D. Giovan Battista Zirilli insieme al mastro Pietro Cimino. Dopo aver fatto inizialmente quanto previsto dal rituale romano, il visitatore ispezionò dapprima la collocazione del SS. Sacramento, conservato all’interno di un grande tabernacolo ligneo dorato in una grande pisside dorata, collocata sull’altare laterale il quale tuttavia mostrava la non planarità della pietra sacre con la tavola. L’altare maggiore mostrava in alto la tela dell’Annunziata racchiusa nella sua cornice e in esso il parroco celebrava più volte la settimana oltre alla domenica e nei giorni festivi e il visitatore, informato sulle modalità per le celebrazioni, diede indicazioni sulle elemosine e sulle procedure da seguire. Alla sua sinistra c’era una piccola nicchia nella parete nella quale si custodivano gli oli sacri. Raggiunse poi la sacrestia che era stata costruita negli anni precedenti e ispezionò le suppellettili sacre. La sua attenzione venne poi concentrata sul grave dissesto che si era verificato nella parete anteriore che risultava «conquassata ab motus terris» e che interessava anche parte della chiesa dove all’interno una delle sepolture risultava gravemente danneggiata. Il can. Caracciolo ordinò al mastro della chiesa di informarlo, entro due mesi, sulle modalità di riparazione e sulla previsione di costo. Diede quindi disposizioni affinché venissero interessati Giuseppe, Giovan Pietro e Antonino Nunnari del casale di Laganadi affinché reperissero l’importo di ducati cento trentanove attraverso la vendita di un querceto sito nella contrada Nasidi in S. Anna. Quanto ricavato doveva essere consegnato al tesoriere della Curia arcivescovile, Gio. Domenico Candela, allo scopo di integrarlo al beneficio della suddetta chiesa. (continua)













