Abbiamo incontrato suor Rawan, della Parrocchia di San Salvatore a Gerusalemme, in occasione del Giubileo dei Giovani a Roma. Insieme al suo gruppo di ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni, è venuta a testimoniare la speranza cristiana, nella luce della Risurrezione, nonostante il dolore del conflitto che segna la loro terra.
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Puoi raccontarci la storia del gruppo che accompagni?
Il nostro gruppo è composto da ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni, tutti provenienti da Gerusalemme. Al Giubileo partecipiamo con 24 giovani, accompagnati da me, un’altra suora – suor Aldigunda – e dal viceparroco, padre Gioni.

Con questo gruppo abbiamo iniziato un cammino circa un anno e mezzo fa, con l’obiettivo principale di far crescere tra i ragazzi la fede e il senso di appartenenza alla nostra terra, a Gerusalemme, aiutandoli a riscoprire l’importanza di questo luogo così significativo: il luogo della Risurrezione.
Che senso ha questo Giubileo per la vostra comunità?
È molto importante che questi giovani crescano nella fede, che siano veri testimoni della risurrezione tra le persone e nelle situazioni che stiamo vivendo a Gerusalemme, e che portino questa luce anche agli altri giovani che si trovano qui con noi. Questo Giubileo è un evento significativo per la Chiesa intera e, in particolare, quest’anno, per noi che siamo riusciti a venire a Roma a partecipare a questo Giubileo dei giovani, ha un grande significato. È importante per noi, perché possiamo davvero testimoniare la fede, testimoniare la speranza che portiamo nel cuore: la nostra speranza è lui, Cristo.

Noi, che veniamo da una terra segnata dalla sofferenza, quella che stiamo vivendo oggi da due anni a causa della guerra, possiamo essere fedeli e non perdere la speranza nel nostro cuore. Anzi, abbiamo la certezza in lui, che ci dona la forza di continuare, di andare avanti, portando questa luce a tutti.
Cosa chiedete al Signore per la vostra terra
Certamente chiediamo la pace, prima di tutto per la nostra terra, perché da due anni stiamo soffrendo molto a causa del conflitto. Ma anche negli anni precedenti la nostra vita non è mai stata davvero tranquilla: c’è sempre stato qualche episodio di tensione o violenza intorno a noi.
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Speriamo veramente che il Signore doni a noi la pace e cambi il cuore e la mente dei nostri governanti, che possano decidere di fermare tutta questa cattiveria, tutta questa guerra, e portare pace e serenità in questa terra e in tutto il mondo.
Che messaggio vuoi lasciare a tutti i giovani della tua comunità di Gerusalemme che non sono potuti venire a Roma?
A tutti i giovani che sono rimasti a Gerusalemme o in Terra Santa, che non sono venuti, che non sono riusciti a partecipare a questo Giubileo, in questo momento di grazia, noi assicuriamo sicuramente la nostra vicinanza; assicuriamo che li portiamo nel nostro cuore e che, qui a Roma, stiamo vivendo un momento intenso di preghiera. Partecipiamo con il nostro entusiasmo, con la nostra bella esperienza, insieme a tutti i giovani del mondo, così che, quando torneremo da loro, potremo condividere questa gioia, rafforzare con loro il senso e il desiderio di cercare il Signore ogni giorno nella nostra vita. Lascio anche un messaggio di speranza: che tra 25 anni possiamo tutti partecipare al prossimo Giubileo.

Noi, che abbiamo vissuto anche l’esperienza nella nostra diocesi, passando la Porta Santa, abbiamo potuto sperimentare la misericordia di Dio. Possiamo continuare a confidare in questa misericordia, con la speranza che il Signore doni serenità e pace a tutta l’umanità. Il Signore benedica tutti noi.










