Avvenire di Calabria

Domani, 29 aprile, la Chiesa universale festeggia la figura di Santa Caterina da Siena, una festa ricca di spiritualità e tradizione

Santa Caterina da Siena, il significato della festa nella tradizione cattolica

di Redazione Web

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Domani, 29 aprile, la Chiesa universale festeggia la figura di Santa Caterina da Siena, una festa ricca di spiritualità e tradizione.

Santa Caterina da Siena, una festa ricca di spiritualità e tradizione

Semianalfabeta, non va a scuola e non ha maestri privati, i suoi genitori la vogliono dare in sposa già a 12 anni ma lei dice no. Diventerà mistica, consigliera spirituale per potenti e alti dignitari e santa patrona d'Italia e compatrona d'Europa.

Grazie all'opera Il Dialogo della Divina Provvidenza (ovvero Libro della Divina Dottrina), un capolavoro della letteratura spirituale, l’eccezionale Epistolario e la raccolta delle Preghiere, Santa Caterina da Siena è stata proclamata Dottore della Chiesa il 4 ottobre 1970 per volere di papa Paolo VI, sette giorni dopo quella di santa Teresa d’ Avila (1515–1582).

Caterina (dal greco: “donna pura”) vive in un momento storico e in una terra, la Toscana, di intraprendente ricchezza spirituale e culturale, la cui scena artistica e letteraria è dominata da figure come Giotto (1267–1337) e  Dante (1265–1321).


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Nata a Siena, nel 1347, in una famiglia molto numerosa, morì a Roma, nel 1380. All’età di 16 anni, spinta da una visione di san Domenico, entrò nel Terz’Ordine Domenicano, nel ramo femminile detto delle Mantellate.

Rimanendo in famiglia, confermò il voto di verginità fatto privatamente quando era ancora un’adolescente, si dedicò alla preghiera, alla penitenza, alle opere di carità, soprattutto a beneficio degli ammalati. Caterina si avvicinò alle letture sacre pur essendo analfabeta: da sola imparò a leggere e anche a scrivere, ma usò comunque e spesso il metodo della dettatura.

L'aspetto mistico

Le lettere, che la mistica scriveva al Papa in nome di Dio, sono infuocate, documenti di una realtà che impegna cielo e terra. Lo stile cateriniano, sgorga da sé, per necessità interiore. Viene definita «Delicatissima donna, questo gigante della volontà; dolcissima figlia e sorella, questo rude ammonitore di Pontefici e di re; i rimproveri e le minacce che ella osa fulminare sono compenetrati di affetto inesausto» (G. Papàsogli, Caterina da Siena, Fabbri Editori RCS, Milano 2001, p. 201).

Usa espressioni tonanti, invitando alla virilità delle scelte e delle azioni, ma sa essere ugualmente tenerissima, come solo uno spirito femminile è in grado di fare.

«Quando la fama della sua santità si diffuse», ha spiegato papa Benedetto XVI nell'udienza a lei dedicata il 24 novembre 2010, «fu protagonista di un’intensa attività di consiglio spirituale nei confronti di ogni categoria di persone: nobili e uomini politici, artisti e gente del popolo, persone consacrate, ecclesiastici, compreso il Papa Gregorio XI che in quel periodo risiedeva ad Avignone e che Caterina esortò energicamente ed efficacemente a fare ritorno a Roma.

Viaggiò molto per sollecitare la riforma interiore della Chiesa e per favorire la pace tra gli Stati: anche per questo motivo Giovanni Paolo II la volle dichiarare Compatrona d’Europa: il Vecchio Continente non dimentichi mai le radici cristiane che sono alla base del suo cammino e continui ad attingere dal Vangelo i valori fondamentali che assicurano la giustizia e la concordia».


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Caterina da Siena, santa patrona d’Italia, visse nella seconda metà del Trecento e dedicò la sua esistenza a opere di carità, ad assistere i poveri e gli ammalati, impegnandosi inoltre in una vita sociale e politica intensa, oltre che in una profonda riforma della Chiesa.

Caterina da Siena spende la sua breve esistenza dedicandosi attivamente alle opere di carità, curando i malati e i lebbrosi e assistendo i condannati a morte. A volte, per il suo eccessivo zelo nel soccorrere i poveri, regala loro i vestiti dei suoi familiari, provocandone l’indignazione.

Penitenze ed estasi

Si impone anche durissime penitenze, flagellandosi e digiunando: si narra che addirittura per 50 giorni si sia nutrita soltanto dell’ostia ricevuta durante la comunione. Sperimenta molte estasi e visioni: in una di queste le appare Cristo che le offre in dono il proprio cuore in cambio del suo. In un’altra apparizione Cristo la sposa misticamente, donandole un meraviglioso anello di perle.

Caterina vive circondata da molti devoti che divengono la sua famiglia spirituale. La chiamano mamma e la seguono ovunque. A loro la santa, non avendo studiato, detta i suoi pensieri, le sue lettere – che sono numerose -, e i suoi trattati, in particolare la sua opera principale il “Dialogo della Divina Provvidenza”, terminato nel 1378, due anni prima della morte.

Pur non avendo frequentato nessuna scuola, si è tuttavia formata una cultura eclettica, e riesce comunque a toccare tutti i punti della teologia: la Trinità, Gesù Cristo, la Chiesa, i sacramenti, il sacerdozio, i religiosi, la famiglia, la vita spirituale. Molti religiosi e laici, spesso appartenenti a grandi famiglie toscane, si rivolgono a lei per ricevere indottrinamenti e consigli.


PER APPROFONDIRE: Quando San Giorgio salvò Reggio Calabria e ne diventò il patrono


La testimonianza politica

Caterina svolge anche un’intensa attività pubblica. Nel 1376 si reca in Francia, ad Avignone, a supplicare con insistenza Gregorio XI perché bandisca una crociata in Terra Santa e riporti la pace in Italia, trasferendo di nuovo la sede papale a Roma. In realtà non è la sola ad avanzare queste richieste, ma di fatto, dopo il suo intervento, il pontefice fa ritorno in Italia.

Giovanni Paolo II l’ha definita una “mistica della politica”. Per lei la politica è la buona amministrazione della cosa pubblica finalizzata a ottenere il bene comune, non l’interesse personale. Per questo il buon amministratore deve ispirarsi direttamente a Gesù Cristo, l’esempio più alto di giustizia.

Si dice che mentre Caterina prega a Pisa davanti a un crocifisso riceva delle stimmate invisibili. Un miracolo che tuttavia si sospetta inventato dai domenicani, in concorrenza coi francescani e desiderosi di pareggiare le stimmate di san Francesco.

I domenicani chiedono inoltre che i pittori rappresentino le stimmate sul corpo della santa, mentre i francescani vi si oppongono. Da qui una lotta durata secoli, con molti interventi di pontefici che prendono alterne posizioni. Per esempio, se Sisto IV, nel 1475, proibisce la raffigurazione delle stimmate, Urbano VIII, nel 1630, prescrive che siano rappresentate luminose e non sanguinanti.

Secondo la tradizione, Caterina muore a Roma nel 1380, a soli 33 anni – la stessa età di Cristo crocifisso -, sfinita dalle troppe penitenze. Questa data, però, potrebbe essere stata inventata per confermare il miracolo delle stimmate.

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