Virdimura, il romanzo di Simona Lo Iacono sulla donna medico nella Catania del Trecento

Simona Lo Iacono illustrazione

Nel suo romanzo edito da Guanda, la scrittrice e magistrato Simona Lo Iacono delinea la figura di Virdimura, ispirandosi a documenti storici per raccontare la biografia romanzata di una donna medico vissuta nella Sicilia del Trecento. Il contesto è quello di una Catania multietnica, dove la protagonista apprende dal padre Urìa, medico ebreo, le basi della professione e un forte senso del dovere morale verso i malati, indipendentemente dalla loro estrazione o credo religioso. Il testo ripercorre le tappe principali della narrazione, soffermandosi sulle difficoltà affrontate da Virdimura in una società avversa all’emancipazione femminile, fino alla sua deposizione dinanzi alla Commissione dei giudici di Palermo per ottenere la licenza medica ufficiale e difendersi dalle accuse a suo carico.

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Le lezioni del maestro Urìa nella Catania trecentesca

Sullo sfondo della Catania del 1302 popolosa, colma di ebrei, musulmani, arabi e cristiani, con nessuno di loro che parla una sola lingua ma tutti masticano i dialetti e si capiscono sorridendo, amando, odiando e inveendo, o pregando il Dio degli altri Simona Lo Iacono scrittrice nata a Siracusa e magistrato a Catania ambienta “Virdimura” (Guanda, pagine 219, euro 16,90), romanzo storico con protagonista una donna fiera e coraggiosa [Virdimura] cresciuta dal padre ( la mamma era morta di parto ) il maestro Urìa, medico ed ebreo, uomo che conosce i segreti delle spezie e i progressi delle scienze,  parla l’arabo, l’aramaico, il siciliano, e sa che da tutto bisogna imparare: natura, strada, poesia. A Virdimura già da bambina Urìa insegna a guarire sia i corpi sia le anime senza distinguere tra musulmani, cristiani o ebrei e le trasmette il segreto più importante per onorare la professione: « La medicina non esige bravura. Solo coraggio ».

Il divario di genere e l’eredità medica

Ispirato a un documento conservato nell’archivio storico di Palermo il romanzo di Lo Iacono è una biografia storica romanzata su una donna medico trecentesca. Il padre, per Virdimura rappresentava una presenza insostituibile e quel che la figlia desiderava era succedergli nel mestiere di medico. Lui le concedeva di camminare tra i letti dei malati, assistere alle cure affinché si avvicinasse sempre di più alla professione medica ma come avrebbe potuto pensare di passarle il testimone in quell’epoca in cui era diffusa l’opinione che una donna sia “razza di scartati, di unicorni, di mostri”? Simona Lo Iacono, con un linguaggio affascinante intessuto di siciliano antico che attrae per ritmo suono immagini evocative, ricostruisce la storia di Urìa e di Virdimura nella Catania del trecento fiammeggiante di vita commerci religioni dove i destini di padre e figlia si incrociano all’ombra dell’Etna. Dalla narrazione emerge il senso etico e l’amore per la medicina di un uomo – il medico più giovane del ghetto – le cui mani sapevano reggere il bisturi come un pittore il  pennello.

L’approccio etico e umano alla malattia

A Virdimura il padre medico per missione insegna a guarire ognuno senza distinguere tra musulmani, cristiani o ebrei: “Curali partendo non dai loro corpi, ma dai loro lutti. Curali senza sottovalutare gli intoppi, dando più importanza al nascosto che al visibile. E se guariscono di’ loro che sono migliorati da soli. Se muoiono, di’ ai parenti che è stato per tua negligenza. Addossati le colpe che non hai e dimentica i tuoi meriti ma soprattutto amali, figlia mia”.

Il processo davanti alla Commissione di Palermo

Simona Loiacono, appartenente a quella folta schiera di narratrici siciliane che sorreggono la letteratura italiana contemporanea con questo suo nuovo libro rende omaggio a tutte le donne che sfidando i pregiudizi hanno vinto come la sua Virdimura che ormai anziana compare davanti alla Commissione di giudici di Palermo che devono  decidere se concederle la “ licenza per curare “.  Quel giorno in tribunale la figlia di Uria ripercorre tutta la sua  vita: la solitudine dopo la  scomparsa del padre, gli studi ostinati sui libri che le ha lasciato, le donne visitate in segreto, le accuse di stregoneria, da cui deve difendersi. Mentre parla sente la voce del padre, il vecchio medico Uria: “Se anche ti porteranno a giudizio, offri rispetto ai giudici ma non patteggiare. Ad ogni interrogazione rispondi sempre: Non sentite lo grido delli ultimi che sale dalla terra?”

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