Vittime della mafia: diocesi Mazara del Vallo, otto impegni in un documento per la Sicilia

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In occasione della celebrazione della XXX Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si svolgerà a Trapani il prossimo venerdì 21 marzo, la Commissione per i problemi sociali della diocesi di Mazara del Vallo esprime otto considerazioni e proposte. “La lotta alla mafia non può essere delegata ai magistrati, alle forze dell’ordine, a qualche associazione e ad alcuni più coraggiosi – si legge -. Noi cittadini non possiamo stare a guardare e limitarci, come spesso avviene, all’indignazione passiva o, peggio, all’indifferenza, al non voto e alla chiusura nei propri interessi individuali, ad una ‘antimafia di facciata’”.
La Commissione osserva che “più aumenta il numero di cittadini che non va a votare (astensionismo) più si afferma la corruzione elettorale o il cosiddetto scambio elettorale politico-mafioso”. Dunque, l’allontanamento dalla partecipazione democratica (“a cominciare dai territori dei nostri Comuni”) e dalla formazione sociale e politica “sta creando ‘ritorni’ alla vita pubblico-istituzionale di personaggi ambigui e di ‘carrieristi’ che mirano soltanto alla gestione del potere e non ad andare incontro alle necessità e ai bisogni dei cittadini”. L’ultimo punto riguarda le droghe, perché “la mafia continua ad arricchirsi con le droghe e ferisce la vita di tanti nostri giovani”. “Urge un’azione educativa capillare rivolta a tutti, ma in particolare negli ambienti aggregativi, formativi e di partecipazione giovanile, e una promozione sociale e culturale delle periferie delle città. Si rafforzi la presenza costante delle forze dell’ordine nei Comuni, soprattutto in quelli che hanno una dimensione territoriale estesa”. Infine, l’appello ai rappresentanti dello Stato, alle donne e agli uomini della Sicilia, credenti e persone di buona volontà, perché “ci sia un rinnovato e unitario impegno sociale, civile e spirituale per la liberazione da ogni forma di sopraffazione mafiosa e da atteggiamenti di rassegnazione e di collusione con il crimine organizzato”.

Fonte: Agensir
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