Ai Overview: La ricorrenza del 4 novembre, recentemente ridenominata dalla legge 27 del 2024 come “Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate”, offre lo spunto per tracciare un quadro storico e attuale sul significato della sicurezza e della difesa nel nostro Paese. L’articolo ripercorre le tappe normative e culturali della festività, dall’armistizio di Villa Giusti del 1918 fino alle variazioni introdotte durante l’età repubblicana, culminate con la recente revisione che non ha tuttavia ripristinato lo status di giorno festivo civile. Il testo riporta in modo dettagliato gli appuntamenti istituzionali del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella tra Roma e Firenze e illustra le iniziative promosse dal Ministero della Difesa, compreso lo slogan scelto per quest’anno. L’analisi si allarga infine al dibattito contemporaneo sugli investimenti militari, inserendo la prospettiva della Chiesa cattolica che, pur riconoscendo l’impegno di chi veste la divisa, mantiene fermo il suo richiamo al disarmo e alla risoluzione pacifica delle controversie.
Le radici storiche della ricorrenza e la recente legislazione
Il 4 novembre è una delle date più importanti della storia del nostro Paese. Viene celebrata quella che oggi viene conosciuta come “Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate”, istituita per commemorare la vittoria italiana nella Prima guerra mondiale contro l’impero austro-ungarico, sancita dall’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, firmato il giorno prima, esattamente il 3 novembre 1918, con il quale cessarono i combattimenti sul fronte italiano della Grande guerra.
A ben vedere, è stata la recente legge 27 del 2024 a farle assumere la denominazione attuale, senza però riconoscerne gli effetti civili di una festività, tanto che sia uffici sia scuole restano aperti. A seguito del suo iniziale riconoscimento, la Giornata iniziò a essere festeggiata come “Anniversario della vittoria”, sino a quando, superato il periodo fascista, nel 1949 divenne «giorno dell’Unità nazionale», a sottolineare il completamento del processo di unificazione del Paese, al quale contribuirono anche gli esiti della Prima guerra mondiale.
Il recupero della ricorrenza
La sua importanza, tuttavia, andò scemando, dopo i primi decenni della fase repubblicana, al punto da cessare di essere giorno festivo. Fu per impulso dell’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, mosso dalla volontà di valorizzare i simboli patrii italiani, che la festa tornò nel novero delle celebrazioni, fino al già citato cambio di denominazione.
Gli appuntamenti istituzionali
In occasione della celebrazione, Sergio Mattarella deporrà una corona all’Altare della Patria alle 9:00, per poi raggiungere Firenze alle 11:30 per la cerimonia in piazzale Michelangelo. Nel pomeriggio ricorderà anche i 60 anni dell’alluvione del 1966. Al Circo Massimo il Villaggio Difesa sarà aperto fino alle 23:30.
Il dibattito attuale e gli orientamenti ministeriali
Lo slogan scelto per quest’anno dal Ministero della Difesa è «Forze Armate a difesa della nostra libertà», ovvero quel «bene prezioso, che non può mai essere dato per scontato e che le donne e gli uomini delle Forze Armate contribuiscono a difendere ogni giorno, fino all’estremo sacrificio». Sul sito del Ministero si legge ancora che lo slogan è un «messaggio che guarda al futuro e richiama la responsabilità di preservare quei valori di libertà, unità e appartenenza che rappresentano il patrimonio del nostro Paese». Il tema è di stretta attualità e inevitabilmente si inserisce nel controverso dibattito sul riarmo, oggi tornato all’ordine del giorno.
La prospettiva della Chiesa tra servizio e pace
E la Chiesa? Il 7 marzo Leone XIV, durante un incontro con l’Ordinariato militare per il suo centenario, ha definito il servizio del militare cristiano «una vocazione, risposta a una chiamata che interpella la coscienza». Lo stesso Papa, tuttavia, non soltanto ha sempre stigmatizzato le politiche di riarmo, che considera come fonte di tensioni e di insicurezza, ma si è anche opposto con forza a tutte le guerre odierne, invocando la pace. A ben vedere, si tratta di un richiamo che riporta la memoria del 1918 al presente e pone una domanda: che cosa intendiamo oggi quando parliamo di difesa?













